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Rèmo

(latino Remus), fratello di Romolo, il mitico fondatore di Roma, e, secondo una versione poco nota, egli stesso fondatore della città. Nella versione più diffusa i due fratelli vivono e operano d'accordo fino alla fondazione di Roma; il disaccordo comincia per la scelta del luogo di fondazione che Romolo vuole sul Palatino e Remo sull'Aventino; quando poi Romolo, favorito dagli dei, l'avrà vinta, Remo con un gesto di scherno tenta di svilire l'atto di fondazione: scavalca il solco tracciato da Romolo per segnare la cinta muraria della nuova città; Romolo lo uccide o lo fa uccidere. Tale uccisione segna il passaggio da una condizione preromana bipolare (o indifferente) a una condizione romana polarizzata in senso univoco (o universale). Ma stabilisce anche una dialettica Palatino/Aventino in cui si calerà poi la dialettica storica patrizi/plebei. L'Aventino, il colle di Remo, e nel quale egli è sepolto secondo una tradizione, diventerà il colle della plebe, in contrapposizione al Palatino, il colle del patriziato.

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