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Ròcco, Alfrédo

giurista e uomo politico italiano (Napoli 1875-Roma 1935). Professore di materie giuridiche in numerose università italiane, dopo aver militato tra i radicali si andò accostando al nazionalismo di cui divenne in breve uno dei più convinti sostenitori e dei teorici più lucidi. Direttore dell'Idea nazionale e fondatore con F. Coppola della rivista Politica, mirò all'instaurazione di uno Stato fortemente autoritario, al prestigio e alla sopravvivenza del quale dovevano essere subordinati in ogni maniera i bisogni e i diritti dei singoli e in questa prospettiva affermò la necessità di corporazioni di lavoratori e “produttori” vincolati da controlli e direttive governative. Favorevole all'unione dei nazionalisti ai fascisti, deputato al Parlamento dal 1921, presidente della Camera (1924-25) e ministro della Giustizia (1925-32), ebbe una parte di grande rilievo nell'elaborazione delle strutture giuridiche dello Stato totalitario. Sono suoi infatti il disegno di legge sui “pieni poteri”, le norme sulle prerogative del capo del governo, la nuova disciplina giuridica del lavoro, la legislazione di attuazione dei Patti Lateranensi del 1929 e, soprattutto, la riforma dei Codici penale e di procedura penale (1931). Nel 1934 fu nominato senatore.

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