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Rājpūt

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Storia

(dal sanscrito Rājāputra, figlio di re), signori feudali (dal sec. VII) dell'India occidentale (Rajasthan), originari forse dell'Asia centrale, sebbene essi si considerino di pura discendenza indiana, secondo le quattro stirpi del Sole, della Luna, del Fuoco, del Serpente. Rappresentarono l'ideale guerriero dell'India medievale, l'incarnazione della resistenza indù contro le invasioni musulmane, ma non riuscirono mai a costituire un ostacolo insormontabile per gli avversari, essendo divisi in clan perennemente in lotta tra di loro. Tra i clan principali: i Chauhān, con sede prima a Sambhar, poi ad Ajmer, quindi a Delhi, capitale di un vasto regno, il cui ultimo re, Pṛthivīrāj III (1180-92), eroe leggendario, fu sconfitto da Muḥammad di Ghor a Tarain (1192); i Guhilot o Sisodiyā del Mewar, con sede a Chitorgarh, famosa per tre lunghi assedi (1303, 1534, 1568); i Rāṭhor del Mārwār, con capitale Jodhpur; i Kachvāhā di Amber (capitale successiva Jaipur).

Arte

Sotto il termine di scuola rājpūt vengono comprese le varie manifestazioni dell'arte indiana sviluppatasi dal sec. XIV al XIX nelle province Rajputana del Rajasthān. L'arte rājpūt fu espressione di particolari ideali estetici determinati dalle tradizioni cavalleresche dell'onore e del coraggio, che caratterizzarono costantemente l'aristocrazia rājāputra nella sua azione politica e nel suo ruolo culturale per la difesa dei valori autonomi del patrimonio indù nel periodo dell'India musulmana. Componenti essenziali dell'arte rājpūt furono l'eredità di motivi tipici dell'arte indiana medievale (in particolare quelli di tradizione giainica) e l'apporto diretto degli stili indo-musulmani, specie nella versione dell'eclettica arte moghūl. Nell'ambito dell'arte rājpūt fiorì un'importante scuola miniaturistica, caratterizzata da semplicità visiva e da fluida linearità. Essa si sviluppò secondo due principali filoni, quello rājasthāni, fiorito appunto nel Rajasthan in una grande varietà di stili locali; e quello pahāri, sviluppatosi in numerosi centri himalayani del Punjab. Alla comune fonte di ispirazione e all'identità di taluni caratteri di fondo corrispondono nella miniatura rājpūt differenti interpretazioni stilistiche dei temi tratti dai poemi del Mahābhārata, del Rāmāyana, del Gītāgovinda, sulle quali influì, oltre alla forza costante di caratteri locali, l'arte moghūl nelle tendenze determinate dal gusto individuale dei sovrani. Le stesse componenti sono presenti anche nell'architettura rājpūt, la cui utilizzazione delle soluzioni islamiche (uso della volta e della cupola) appare circoscritta soltanto alle sale di rappresentanza nella fase più antica (palazzo reale di Chitorgarh, sec. XIV-XV), meglio assimilato e sfruttato invece nei monumenti del sec. XVII, decisamente derivati dall'architettura moghūl di Fatehpur Sikri. Sensibili al gusto e alle tecniche moghūl furono anche particolari settori dell'artigianato rājpūt, soprattutto quello tessile e quello dell'oreficeria.

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