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Radiolari

sm. pl. [sec. XIX; dal latino scientifico radiolus, dim. di radius, raggio]. Ordine (Radiolaria) di Protozoi Sarcodini diffusi nelle acque pelagiche degli oceani. Il corpo di questi protozoi è in genere sferico, con il citoplasma suddiviso in due regioni concentriche comunicanti attraverso numerose perforazioni di una struttura membranosa detta capsula centrale: la porzione intracapsulare del corpo, contenente uno o più nuclei, è deputata alla riproduzione, che avviene per divisione binaria o multipla; quella esterna ha funzioni alimentari e idrostatiche. I Radiolari si nutrono di plancton animale e vegetale, che viene catturato per mezzo di pseudopodi; in assenza di cibo organico, essi possono sopravvivere grazie alla fotosintesi di alghe (Zooxantelle) che vivono come simbionti nel loro corpo. Lo scheletro dei Radiolari è per lo più formato di solfato di stronzio o siliceo e presenta una tipica disposizione sferica o radiale di elementi spiniformi che si dipartono dal centro del corpo attraversando la capsula centrale: tra questi, alla superficie del corpo, può essere teso un guscio che spesso conferisce all'organismo un aspetto particolarmente elegante; esistono anche Radiolari a guscio siliceo. Ancora scarsamente noto è il ciclo biologico. I Radiolari possono essere suddivisi nei sottordini Actipilini, Peripilini, Monopilini, Tripilini. § I Radiolari hanno un ruolo importante nella formazione dei sedimenti marini in quanto i loro scheletri, depositandosi sui fondali, danno origine a estesi sedimenti (fanghi silicei) che nel volgere delle ere hanno dato origine anche a formazioni rocciose: i Radiolari fossili, infatti, presentano gusci prevalentemente silicei e quindi ben conservabili. Stratigraficamente, però, hanno un valore limitato, in quanto presentano uno sviluppo molto lento. Già ampiamente diffusi nel Paleozoico, nel Giurassico questi microrganismi hanno raggiunto la loro massima espansione, soprattutto nella regione alpino-mediterranea. In Italia le rocce a Radiolari sono diffuse nel Giurassico superiore, e anche nel Cretaceo, dove il genere Dictyomitra sembra possa essere utilizzato con successo anche nelle correlazioni tra un continente e l'altro. I Radiolari sono molto comuni nel Cenozoico, e in Italia sono noti numerosi giacimenti di Radiolari nel Miocene superiore (formazione del Tripoli).

Bibliografia

H. T. Odum, Notes on the Strontium Content of Sea Water Celestite Radiolaria and Strantianite Snail Shells, in “Science”, CXIV, New York, 1951; U. D'Ancona, Trattato di zoologia, Torino, 1966; B. Rensch, Biologia 2, Milano, 1966; W. Bauer, Protozoology, New York, 1978.

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