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Renan, Joseph Ernest

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La giovinezza

Pensatore e storico delle religioni francese (Tréguier 1823-Parigi 1892). Di padre bretone e madre guascona, Renan si trovò a dover armonizzare l'idealismo romantico con una spregiudicata vivacità presente nel suo carattere. A dare disciplina a tendenze tanto contrastanti influì l'esempio della sorella Henriette, che fu la sua prima educatrice; nel seminario di Tréguier e poi in quelli parigini di St. Nicolas du Chardonnet, d'Issy-les-Molineux e di Saint-Sulpice compì gli studi filosofici e teologici, a cui egli aggiunse quelli di filologia semitica, necessari all'esegesi biblica. Una crisi filosofico-religiosa lo bloccò sulla soglia degli ordini sacri e la sorella Henriette lo aiutò a continuare gli studi fuori del seminario. Dava ripetizioni e nel contempo studiava all'Università, attento alle nuove voci della cultura, il cui influsso è ben sensibile nella sua prima opera Avenir de la science (Avvenire della scienza), stesa fra il 1848 e il 1849 ma pubblicata solo nel 1890. Ma già nel 1847 aveva vinto un premio per il suo Essai sur les langues sémitiques (Saggio sulle lingue semitiche). Laureatosi in lettere, divenne membro dell'Institut, collaborò alla Revue des Deux Mondes e al Journal des Debats (raccolse i suoi articoli in Études d'histoire religieuse, 1857, Studi di storia religiosa, ed Essais de morale et de critique, 1859, Saggi di morale e di critica) e tradusse il libro di Giobbe e il Cantico dei Cantici.

La maturità

Una svolta decisiva avvenne in Renan con la sua visita scientifica ai luoghi degli antichi Fenici. Nel 1863 pubblicava la sua celebre Vie de Jesus (Vita di Gesù) come primo volume di un'opera di grande respiro, l'Histoire des origines du Christianisme (Storia delle origini del Cristianesimo). I cattolici gridarono allo scandalo perché negava la divinità di Gesù: Renan fu denunciato e privato della cattedra al Collège de France, ma continuò imperterrito per la sua strada pubblicando due capolavori come il Saint Paul (1869; San Paolo) e il Marc-Aurèle (1882; Marc'Aurelio). Dopo aver completato la monumentale opera sulle origini del cristianesimo, Renan si accinse a scrivere l'Histoire du peuple d'Israël (Storia del popolo d'Israele) in cinque volumi, di cui i due ultimi uscirono postumi (1893). Agiva in Renan il desiderio di mettere in giusta luce gli apporti dello yahvismo al cristianesimo in contrapposizione a certa cultura ufficiale, che invece sottolineava eccessivamente l'influenza ellenistica. Gli ulteriori sviluppi della ricerca archeologica e la scoperta dei Manoscritti del Mar Morto hanno modificato alcune affermazioni di Renan (per esempio, che il “deserto sia monoteista”, perché è provata l'esistenza di un politeismo primitivo, anteriore al monoteismo giudaico-arabo), ma nella sostanza la sua ricerca scientifica rimane tuttora esemplare. Nel frattempo aveva saputo dare al saggio una forma di alta qualità letteraria, una nobile serenità, una profondità sempre limpida, che lo rendeva accessibile a chiunque avesse una cultura anche non specializzata. Alla storia assegnava la funzione di “filosofia dei tempi moderni”, riconoscendo al passato una forte influenza sui nostri gusti e le nostre aspirazioni; nella politica vedeva la “storia in via di sviluppo”, impegnandosi come pensatore a educare i giovani perché sapessero fronteggiare le situazioni nuove e impreviste sul cammino del loro avvenire (Questions contemporaines, 1868, Questioni contemporanee; Réforme intellectuelle et morale, 1871, Riforma intellettuale e morale). Egli ben vedeva il pericolo che la scienza potesse diventare elemento di demolizione, ma aveva fiducia che potesse invece esprimere tutta la sua energia costruttrice per far scomparire dal mondo la miseria e la fame: bisognava trasformarla in forza morale e usarla come leva per la resurrezione finale dell'umanità. La fede di Renan è quindi una fede “nella scienza e nello spirito critico”, una fede in un dio futuribile, creatura dell'uomo, che ha raggiunto la pienezza della sua coscienza. Cade quindi ogni idea del Dio personale e creatore e cade anche la divinità di Gesù, ma attorno a Lui rimane un alone divino, che ne fa una figura centrale per la visione di Renan, un simbolo capace di aggregare e di conciliare. In fondo è una “filosofia del vago”, che il fluire continuo di immagini suggestive nelle opere di Renan serve ad accentuare e che diventa ancor più trasparente nei Dialogues philosophiques (1888; Dialoghi filosofici) e nell'Examen de conscience philosophique (1892; Esame di coscienza filosofica), ma essa serve solo a togliere ogni asprezza alle idee, senza nulla togliere alla loro inflessibilità. Lavoro meno impegnativo, ma di grande successo presso il grosso pubblico, fu Souvenirs d'enfance et de jeunesse (1883; Ricordi d'infanzia e di giovinezza), dove Renan, libero dalla severità scientifica, si abbandona con evidente piacere al “vago” e lo traduce in delicati ricordi trasfigurati dal soffio della poesia.

Bibliografia

H. W. Wardman, Renan. A Critical Biography, Londra, 1964; H. Peyre, Renan, Parigi, 1969; K. Gore, L'idée de progrès dans la pensée de Renan, Parigi, 1970; H. Gouhier, Renan auteur dramatique, Parigi, 1972; R. Winling, Péguy et Renan. Aspects du drame spirituel d'une époque, Lilla, 1975; L. Rétat, Religion et inspiration religieuse: leurs formes et leurs rapports dans l'œuvre de Renan, Parigi, 1977; H. W. Wardman, Renan historien philosophe, Parigi, 1979; J. Vollard, Renan, sa biographie, histoire critique de ses œuvres, Parigi, 1985.