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Ricàsoli-Firidòlfi

famiglia baronale toscana le cui origini risalirebbero a un Geremia d'Ildebrando indicato come capostipite della casata da una bolla di Gregorio VII del 1076. Da lui sarebbe nato Rodolfo detto Gotulo, dal cui nome i suoi discendenti furono chiamati de filiis Rodulphi e, in lingua toscana, Firidolfi. Tra i membri più famosi della casata: Ranieri (sec. XII) combatté al seguito di Enrico VI e nel 1187 ottenne in feudo il castello di Ricasoli dal quale trassero poi nome i suoi discendenti; Alberto (sec. XIII), capitano al servizio di Ottone III, fu podestà di Siena (1230) e poi alle dipendenze di Firenze; Ranieri e Ugo (sec. XIII), suoi figli, diedero rispettivamente origine ai rami di Meleto e di Brolio; Albertaccio (sec. XIII) combatté con i guelfi a Montaperti e nel 1280 sottoscrisse la pace del cardinale Latino con i ghibellini; Bindaccio (sec. XIV), capitano pontificio nella guerra contro Francesco Ordelaffi (1335), fu vicario generale dell'Albornoz in Orvieto (1354); Bettino (sec. XIV), capitano di parte guelfa e uno dei maggiori responsabili del tumulto dei Ciompi, fu per questo costretto all'esilio finché, richiamato in patria nel 1381 e “fattosi di popolo”, assunse un nuovo stemma gentilizio e il cognome di “Bindacci”; Giovan Battista (sec. XVI), cameriere segreto di Clemente VII e consigliere di Cosimo I, fu vescovo di Cortona (1538) e ambasciatore mediceo a Madrid, a Roma, a Parigi e Ferrara; Giovan Francesco e Mattia (sec. XVII) furono valorosi capitani nelle guerre contro i Turchi; Giovanni (sec. XVII-XVIII), insigne per dottrina e rettitudine, fu senatore (1666), cavaliere e gran connestabile dell'ordine di S. Stefano; per Bettino, noto uomo politico, vedi voce a sé.

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