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Ridòlfi, Màrio

architetto italiano (Roma 1904-Marmore, Terni, 1984). Formatosi nell'ambito del MIAR, negli anni Trenta aderì al razionalismo con una personale vena espressionista (progetto per una colonia marina a Castel Fusano, 1929, tesi di laurea; palazzo postale in piazza Bologna a Roma, 1932; palazzine in via di Villa Massimo e in via S. Valentino a Roma, 1937-38). Le sue opere migliori si collocano però nel dopoguerra, quando Ridolfi condusse una serrata polemica contro l'involuzione tecnicistico-formalistica del razionalismo e si pose tra i protagonisti del cosiddetto neorealismo, recuperando l'uso del colore, di materiali tradizionali (per esempio, il tufo) e ricorrendo a spunti ed elementi dell'architettura rustica e spontanea, attraverso un uso talora virtuosistico di tecniche artigianali (unità residenziale in via Tiburtina a Roma, 1950, con Quaroni e altri; quartiere INA-Casa a Cerignola; casa d'abitazione in viale Etiopia a Roma, 1951; scuola media a Terni, 1952-61; carcere di Nuoro, 1954; quartiere coordinato CEP a Treviso, 1956-63; asilo nido Olivetti ad Ivrea; 1960). Nel 1960 gli venne affidato l'incarico della stesura definitiva del piano regolatore generale di Terni; così negli anni Sessanta e Settanta, in occasione dei progetti realizzati a Terni sperimentò e consolidò le tematiche affiorate negli anni Trenta durante l'esperienza romana. Tra le principali realizzazioni nel capoluogo umbro ricordiamo: la casa dei 44 appartamenti (1957-61); la casa per appartamenti Franconi (1959-62); la casa per appartamenti Staderini (1959-65); l'edificio residenziale e magazzini “Fratelli Briganti” (1959-66); le case Pallotta (1960-64); la casa Lina (1964-67); la casa De Bonis (1975-77) e la sopraelevazione Francucci ad Arrone (1977-79).

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