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Rifondaziòne Comunista, Partito della-

partito politico italiano. In seguito alle conclusioni del XX congresso del PCI, con il quale il partito ha deciso di cambiare nome (PDS) e simbolo, un gruppo di quadri e di militanti, con in testa A. Cossutta e S. Garavini, è uscito dal partito e ha dato vita (febbraio 1991) a un Movimento per la Rifondazione Comunista. Al movimento ha aderito quasi immediatamente la maggioranza dei dirigenti di provenienza ex PDUP, che uscivano anch'essi dal PDS, e a questi successivamente si è aggiunta Democrazia Proletaria che con un congresso straordinario (giugno 1991) aveva deciso l'autoscioglimento dell'organizzazione e la confluenza in Rifondazione Comunista. Coordinato dall'ex leader dei metalmeccanici della CGIL, Sergio Garavini, il Movimento ha ricevuto il suo battesimo elettorale in Sicilia dove nelle consultazioni regionali (16 maggio 1991) ha ottenuto il 3,2%. Il 15 dicembre 1991 il Movimento si è trasformato in Partito della Rifondazione Comunista eleggendo S. Garavini segretario generale e A. Cossutta presidente. Caratterizzata da un'intransigente opposizione sociale e politica, Rifondazione Comunista è apparsa però sin dall'inizio una formazione tutt'altro che monolitica per l'esistenza, al suo interno, di varie anime. Dimessosi Garavini nel luglio 1993, un comitato operativo ha gestito il partito fino al gennaio 1994, quando, riunitosi il congresso, è stato eletto segretario Fausto Bertinotti. A metà marzo del 1995, in occasione del voto di fiducia alla Camera sulla manovra economica del governo Dini, si sono staccati dal partito alcuni deputati e senatori con idee divergenti. Il 15 giugno il gruppo di dissidenti ha costituito i Comunisti unitari, sotto la guida di Famiano Crucianelli. Il movimento, cui hanno aderito anche l'ex segretario Sergio Garavini e Lucio Magri, ha cercato elementi in comune con il PDS allo scopo di spostare a sinistra il baricentro della coalizione dell'Ulivo. L'opposizione al governo Dini da parte di Rifondazione Comunista è stata dura. Solo in ottobre, riguardo alla mozione di sfiducia promossa dal Polo, Rifondazione Comunista non ha votato contro l'esecutivo come aveva dichiarato precedentemente e ha preferito non accodarsi al centro-destra, uscendo dall'aula e causando così la sconfitta della mozione stessa. In occasione delle elezioni politiche del 21 aprile 1996 Rifondazione Comunista ha stipulato un accordo di desistenza con l'Ulivo (ossia la non presentazione reciproca di candidati in alcuni seggi, dove la loro presenza contemporanea poteva favorire il centro-destra). Successivamente ha appoggiato il governo di centro-sinistra presieduto da Romano Prodi, senza però entrare nell'esecutivo. I rapporti di Rifondazione Comunista con il governo Prodi, non sempre facili a causa di forti dissensi emersi su temi come la riforma della pubblica assistenza e del sistema pensionistico, si sono progressivamente deteriorati fino alle dimissioni di Prodi alla fine del 1998 per il voto di sfiducia di una parte del partito capeggiata dal segretario Fausto Bertinotti, che già nel 1997 aveva minacciato di far cadere il governo sul voto di fiducia alla Finanziaria presentata dal ministro del Tesoro Ciampi (il pericolo di crisi era stato scongiurato dall'impegno del leader dell'Ulivo a ridurre le ore di lavoro settimanali). La caduta del governo Prodi ha prodotto una seconda scissione in Rifondazione Comunista, con la nascita di una nuova formazione politica, il Partito dei Comunisti Italiani, guidata dall'ex presidente Cossutta, contrario alla politica di Bertinotti. Non essendosi ricomposte le scissioni interne, Rifondazione Comunista si è presentata alle elezioni politiche del 13 maggio 2001 autonomamente, e non all'interno della coalizione dell'Ulivo, ottenendo una buona affermazione. Successivamente Rifondazione Comunista si è presentata alle elezioni 2006 con il proprio simbolo, ma vincolata da un patto di programma con l'Ulivo e le altre forze di centro-sinistra ottenendo il 5,8% alla Camera e il 7,4% al Senato. In seguito Fausto Bertinotti veniva eletto presidente della Camera e alla segreteria del partito andava Franco Giordano. Nel 2008 le elezioni politiche decretarono una pesante sconfitta per il partito che non riusciva a eleggere nessun rappresentante alle Camere.