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Romm, Michail Ilič

regista cinematografico russo (Irkutsk 1901-Mosca 1971). Nato in Siberia da genitori ebrei-russi deportati, esordì nel 1934 con Pyška, un'eccellente versione, ancora muta, da Boule-de-suif di Maupassant. Dopo aver dato con I tredici (1937, tit. italiano Sangue sulla sabbia) un solido racconto di avventure nel deserto all'epoca della guerra civile (ebbe per modello La pattuglia sperduta di J. Ford), affrontò nel noto dittico (1937-39) Lenin in Ottobre e Lenin nel 1918, che lo rivelò nell'immediato dopoguerra anche in Italia, la figura del capo della Rivoluzione in una prospettiva non aliena dal condizionamento staliniano, ma psicologicamente felice anche per l'interpretazione di V. Šcukin. Nel suo lavoro successivo il regista offrì tra l'altro un forte e commosso omaggio alle donne sovietiche deportate in Germania (Matricola n. 217, 1945) ma non poté sfuggire al pesante influsso del “culto della personalità”, specie nei drammi politici ambientati assai approssimativamente in Paesi stranieri, come in La questione russa (1948) e in L'ammiraglio Ušakov e Le navi attaccano i bastioni (1953), imponente biografia storica in due parti, a colori. Si riscattò ampiamente, però, dirigendo nel 1961, in bianco e nero, il film più lucido e importante del periodo del disgelo, Nove giorni di un anno, e nel 1965 con l'originale e allucinante documentario di montaggio sul nazismo Il fascismo quotidiano. Acquistò inoltre meriti non meno notevoli quale maestro dei migliori talenti dell'ultima generazione.

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