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Ronciglióne

comune in provincia di Viterbo (22 km), 441 m s.m., 52,28 km², 7470 ab. (ronciglionesi), patrono: san Bartolomeo (25 agosto).

Centro dei monti Cimini sul versante sudorientale del recinto craterico del lago di Vico. Di origine etrusca, poi vicus romano, nel Medioevo fu soggetto alla signoria dei Prefetti di Vico e degli Anguillara. Possesso della Chiesa dal 1460, fu infeudato nel 1534 ai Farnese, grazie ai quali divenne un fiorente centro commerciale con una propria zecca. Annesso allo Stato Pontificio, ebbe nel 1727 da Benedetto XIII il titolo di città. Nel 1799 si ribellò al dominio francese, ma la rivolta fu repressa.§ Nel caratteristico borgo medievale posto sul ciglio di un burrone, con case di tufo, sottopassaggi e strette vie fiancheggiate da palazzi, si trova l'imponente castello, con due torrioni angolari cilindrici. La chiesa di Sant'Andrea (sec. XII-XIII) ha facciata gotica ed elegante campanile; la romanica Santa Maria della Provvidenza, restaurata più volte, con campanile a tre piani, conserva all'interno affreschi del Quattrocento; il duomo del sec. XVII presenta facciata a due ordini e slanciato campanile; Santa Maria della Pace iniziata nel 1581, ha notevoli sculture rinascimentali e affreschi. Poco distante dall'abitato è la chiesa paleocristiana di Sant'Eusebio (sec. VII-VIII), a tre navate, con colonne romaniche in tufo, rozzi capitelli e basamenti.§ Alle tradizionali produzioni agricole (cereali, uva, olive, castagne e soprattutto nocciole) si affiancano numerose imprese di trasformazione alimentare, calzaturiere, edili, di lavorazione del rame, del legno e del ferro. Molto sviluppato il turismo estivo, anche per la vicinanza del lago di Vico, ed escursionistico.§ Vi si svolgono numerose manifestazioni tra le quali il famoso Carnevale, con le “corse a vuoto” di cavalli senza fantino.

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