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Rossétti, Gabrièle

letterato italiano (Vasto, Chieti, 1783-Londra 1854). Librettista del teatro San Carlo durante il regno di Giuseppe Bonaparte e di G. Murat, ottenne in seguito la carica di conservatore dei marmi e dei bronzi antichi del museo di Napoli. Nel 1821, avendo preso parte ai moti liberali, fu costretto all'esilio, prima a Malta, quindi a Londra (1824), dove si stabilì. Nella sua poesia (Iddio e l'uomo, 1833; Il veggente in solitudine, 1846; L'arpa evangelica, 1852) un sentimentalismo arcadico si combina con una certa veemenza giacobina. Interessanti i suoi scritti su Dante in chiave neo-ghibellina (Commento analitico alla “Divina Commedia”, 1826-27; Il mistero dell'amor platonico svelato, 1840; Ragionamenti sulla Beatrice di Dante, 1842) e alcuni saggi di polemica antipapale tra cui Sullo spirito antipapale che produsse la riforma e sulla segreta influenza che esercitò nella letteratura d'Europa e specialmente d'Italia (1832).

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