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Rossellini, Robèrto

regista cinematografico e televisivo italiano (Roma 1906-1977). Capofila del neorealismo con De Sica e Visconti, ne fu il suo creatore d'avanguardia. Proveniva da un modo secco, documentario di concepire il cinema (La nave bianca, 1941; Un pilota ritorna, 1942), soprattutto da un modo “non ideologico” che gli permise di rimanere sostanzialmente estraneo al fascismo, anche laddove, come in L'uomo della Croce (1943), parve servirne la propaganda. Sotto lo stimolo d'una realtà italiana finalmente “liberata”, egli fu il primo ad accostarla e a coglierla nella sua tensione antifascista più alta e completa. Girò quasi d'impeto, dal 1944 al 1946, Roma città aperta e Paisà, due capolavori a livello delle migliori espressioni rivoluzionarie del film come arte, come testimonianza e poesia civile (il secondo ancor più nuovo e bruciante perché ancor più svincolato dalle convenzioni drammaturgiche). Sensibile al clima del momento, egli era sottoposto a fluttuazioni imprevedibili quando il clima cambiò. In Germania anno zero (1948) concluse, già su diverse frequenze d'onda, la “trilogia della guerra”, dopo aver dedicato alla Magnani il dittico Amore e prima d'iniziare con Stromboli (1949) un ciclo dedicato alla Bergman. Alla visione storicisticamente immediata si vennero mescolando, con febbrile disordine e alterni risultati, altre visioni: quella privata del personaggio femminile ritornante, quella surreale o grottesca dell'apologo o dell'episodio, quella mistica o, meglio, religiosamente umana del Miracolo, seconda parte di Amore (da cui uscì Fellini e che trovò in Francesco giullare di Dio, 1950, ispirato ai Fioretti, una resa discontinua ma folgorante, che influenzò Pasolini), e quella più largamente esistenziale, basata sulla crisi d'identità di un continente (Europa '51, 1952) o di una coppia (Viaggio in Italia, 1953), che ebbe in Antonioni e nei giovani francesi della futura nouvelle vague gli estimatori più appassionati. Mentre in Italia gli s'imputava di aver tradito il neorealismo, Rossellini fu invece il primo a sentirne i limiti populisti e a cercare altre vie. Dopo aver tentato la messinscena lirica, come in Giovanna d'Arco al rogo (1954) trasposto anche in film, e aver girato in Germania La paura (1955; l'ultimo con la Bergman), il regista, sempre più spaesato in patria e nel cinema, rispose al duplice richiamo del continente lontano e della televisione. Da una prima serie per il piccolo schermo ricavò il film a colori India (1958); poi, improvvisamente, con Il generale Della Rovere (1959) tornò al tema resistenziale, sia pure in un modo ambiguo che non gli impedì di ritrovare in parte l'antico credito. Dopo alcuni film di tono minore, reputando ormai vano il cinema, si trasformò, attraverso la televisione, in un artigiano didattico al servizio della popolarizzazione della storia. Ma dopo la serie L'età del ferro (1964), La presa di potere di Luigi XIV riconfermò in lui il grande artista. Realizzata nel 1966 come saggio storico per la televisione francese, l'opera passò a colori nei cinema come film di modernità brechtiana. Tuttavia l'impegno televisivo proseguì con Gli Atti degli Apostoli (1968), La lotta dell'uomo per la sopravvivenza (1969-70), Socrate (1970), Agostino di Ippona (1971), Pascal (1972), L'età di Cosimo (1973), Cartesio (1974), lunga galleria che, tra luce e ombre, non rinnega la matrice rosselliniana. Si riaffacciò al cinema con Anno uno (1974), biografia di A. De Gasperi, e con Il Messia (1975).

Bibliografia

M. Mida, Roberto Rossellini, Parigi, 1953; P. Hovald, Roberto Rossellini, Bruxelles, 1958; M. Verdone, Roberto Rossellini, Parigi, 1963; G. Ferrara, L'opera di Roberto Rossellini, Fiesole, 1967; P. Baldelli, Roberto Rossellini, Roma, 1972; G. Rondolino, Roberto Rossellini, Firenze, 1974; F. Di Giammatteo, Roberto Rossellini, Firenze, 1990.