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Ruanda

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(République Rwandaise; Republika y'u Rwanda; Rwandese Republic). Stato dell'Africa centrale (26.338 km²). Capitale: Kigali. Divisione amministrativa: province (12). Popolazione: 9.330.000 ab. (stima 2008). Lingua: francese, inglese e kinyaRwanda (ufficiali). Religione: cattolici 49,5%, protestanti 27,2%, avventisti 12,2%, animisti/credenze tradizionali 4,2%, musulmani 1,8%, altri 5,1%. Unità monetaria: franco del Ruanda (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,435 (165° posto). Confini: Uganda (N), Tanzania (E), Burundi (S), Repubblica Democratica del Congo (W). Membro di: ONU, UA e WTO, associato UE.

Generalità

Posto nel cuore dell'Africa equatoriale, fra elevate montagne, il Ruanda assume nel contesto africano caratteri ben precisi sia per la sua particolare geografia, sia per la storia della sua occupazione umana, che vide una minoranza di tutsi, popolo pastorale originario forse dell'Etiopia, imporre alla larga maggioranza bantu degli hutu un duro regime feudale. Il Paese, già costituente la parte settentrionale del territorio del Ruanda-Urundi affidato in amministrazione fiduciaria al Belgio, acquisì l'indipendenza nel 1962. Il Ruanda ha un'estensione modesta ma una densità di popolazione impressionante, in assoluto e ancora di più per il continente africano. Negli anni Novanta del Novecento la storia del Paese è stata caratterizzata da una sanguinosa guerra civile; ancora all'inizio del XXI secolo il Ruanda è uno dei paesi più poveri del mondo e la sua economia risente in modo particolare dell'enorme pressione demografica, della mancanza di sbocchi diretti al mare, del conflitto etnico. Di conseguenza dipende in modo quasi totale dagli aiuti esteri provenienti dall'Europa, dall'ONU e da organismi internazionali di cooperazione fra Paesi africani.

Lo Stato

Il Ruanda è una Repubblica presidenziale a sistema multipartitico. In base alla Costituzione approvata con referendum il 26 maggio 2003, capo dell'esecutivo è il presidente della Repubblica, che è anche capo del governo e viene eletto a suffragio diretto con mandato di 7 anni. Il potere legislativo è demandato al Parlamento bicamerale, composto dalla Camera dei rappresentanti, i cui membri vengono eletti a suffragio diretto per 5 anni, e dal Senato, con mandato di 8 anni. Il sistema giudiziario si fonda sul diritto tedesco e belga. Esso si articola nella Corte suprema, che dirige e coordina le attività di tutti i tribunali del Paese, nei tribunali di prima istanza e nei tribunali provinciali. Alla fine della guerra civile i tribunali del Paese hanno subito una riorganizzazione, causata dall'assassinio della maggior parte dei giudici che prima operavano nelle Corti. La pena di morte è stata abolita nel 2007. La difesa del Paese è affidata alle forze armate, interamente terrestri, e alla gendarmeria. L'esercito è stato sostituito dalle forze del Fronte Patriottico Ruandese (FPR). Il sistema scolastico prevede che l'istruzione sia gratuita e obbligatoria dai 7 ai 14 anni. Questo, unito allo sviluppo degli istituti scolastici gestiti dai missionari, ha portato alla diminuzione del tasso di analfabetismo, che nel 2006 ha raggiunto il 35,1%. La capitale, Kigali, ospita alcuni istituti d'istruzione tecnica superiore e un'università.

Territorio: geografia fisica

Prevalentemente montuoso, il territorio del Ruanda occupa nel cuore dell'Africa equatoriale una regione di alteterre, con livello medio tra i 1200 e i 2000 m, che strutturalmente si ricollega agli altopiani dell'Africa orientale. Nell'insieme il Ruanda corrisponde a una zolla archeozoica, che lascia ancora scorgere la superficie originaria dell'imbasamento cristallino; essa fu sollevata nell'era cenozoica dalle potenti dislocazioni che determinarono il progressivo aprirsi della Rift Valley, la gigantesca fossa tettonica che attraversa l'Africa dal lago Malawi (Niassa) al golfo di Aden proseguendo, oltre il Mar Rosso, sino in Siria. La formazione di tale fossa ha dato vita a un'imponente attività vulcanica; nei monti Virunga (massima vetta è il vulcano Karisimbi, 4507 m), all'estremità nordoccidentale del Paese, si hanno vulcani ancora attivi. Il territorio si presenta come un vasto altopiano dal profilo in genere maturo; esso si eleva rapidamente dal lago Kivu (sezione della Rift Valley al confine con la Repubblica Democratica del Congo) verso un'imponente catena montuosa, orlo rialzato della fossa est-africana, che attraversa il Ruanda occidentale collegandosi ai Virunga; si abbassa infine lentamente verso E in un'area dolcemente ondulata occupata in parte da laghi e depressioni paludose. § L'altopiano è solcato da una fitta rete di corsi d'acqua dal regime però assai variabile, dipendendo la loro alimentazione dalle piogge stagionali; l'idrografia è piuttosto complessa, in quanto la dorsale occidentale rappresenta lo spartiacque tra il bacino del Congo e quello del Nilo. La maggior parte del Ruanda però tributa al Kagera, ramo sorgentifero del Nilo; solo l'estrema porzione occidentale convoglia le acque attraverso il fiume Rusizi al lago Tanganica e di qui tramite il fiume Lukuga al Congo. § Nonostante la posizione astronomica, in piena area equatoriale, la considerevole altitudine determina nel Paese un clima temperato, giustamente ritenuto uno dei più salubri di tutta l'Africa. Le piogge sono abbondanti ma non eccessive (in media da 1000 a 1400 mm all'anno, con massimi sui monti Virunga), distribuite in due distinti periodi, da marzo a maggio e da ottobre a dicembre; le temperature medie si aggirano sui 20 ºC.

Territorio: geografia umana

La salubrità del clima, oltre a favorire direttamente l'insediamento umano, ha costituito anche, in certa misura, una difesa contro molte malattie epidemiche tipiche dell'Africa equatoriale, fatto che spiega l'elevata densità del Paese (354 ab./km²), tra le massime del continente. L'altitudine ha inoltre impedito il diffondersi della tripanosomiasi, la malattia del sonno trasmessa dalla mosca tsè-tsè, devastatrice anche del bestiame, specie bovino. Le condizioni climatiche e ambientali hanno inoltre svolto un ruolo di primaria importanza nel determinare le vicende storiche del popolamento del Ruanda. Abitato originariamente da genti pigmoidi, i twa (o batua), nomadi cacciatori e raccoglitori delle foreste, oggi ridotti a poche decine di migliaia e in via di progressiva assimilazione e sedentarizzazione (gruppi nomadi vivono ancora nelle foreste dei Virunga), il Paese fu successivamente testimone di una massiccia immigrazione di agricoltori bantu, gli hutu (BaHutu). Il clima assai adatto anche alla pastorizia attrasse però più tardi i tutsi (BaTutsi), un popolo niloto-camitico, originario dell'Etiopia e giunto nel Ruanda, attraverso l'Uganda, si ritiene verso il sec. XIII, portando mandrie di bovini dalle lunghe corna. I tutsi, culturalmente più sviluppati, si installarono sull'altopiano e riuscirono ben presto a imporsi sui più numerosi hutu, mentre i twa rimasero confinati nelle aree più remote della foresta. Questa situazione perdurò sostanzialmente sino all'indipendenza, quando gli hutu, imposta la loro maggioranza numerica nel referendum per la proclamazione della repubblica, iniziarono a sfogare il loro secolare risentimento, uccidendo migliaia di tutsi e costringendone altri all'esodo. Agli inizi del XXI secolo gli hutu rappresentano l'85% della popolazione, i tutsi il 14%, mentre i twa sono l'1%. La popolazione si raccoglie soprattutto nelle alteterre a ridosso della catena montuosa occidentale dove si registrano, in certe aree, densità di 350 ab./km². La dinamica demografica del Ruanda è stata profondamente modificata dalla guerra civile del 1994, che ha provocato più di un milione di morti, riducendo a 6.600.000 gli ab. dello Stato, molti dei quali, però (circa 1.700.000), sono stati costretti a trovare rifugio al di fuori dei confini, mentre altri 50.000 hanno lasciato le proprie abitazioni pur rimanendo all'interno del Paese. Gran parte della popolazione vive in piccoli villaggi di capanne circolari di paglia; nei centri urbani vive circa un quinto della popolazione (nel 2005 era il 19%). L'unica città di una certa rilevanza è la capitale Kigali che, a causa del conflitto, ha più che triplicato la popolazione; per il resto si hanno solo grossi villaggi con funzioni commerciali o amministrative. Sulla strada che porta al Burundi è Butare, già Astrida, il centro principale all'epoca dell'amministrazione belga e oggi sede dell'università nazionale.

Territorio: ambiente

L'intenso sfruttamento dei fertili suoli vulcanici (reso necessario dall'elevata densità della popolazione) ha spogliato gran parte del territorio dell'originaria copertura forestale, oggi per lo più degradata a savana, soprattutto erbacea. Fitte foreste pluviali si ritrovano ancora sui versanti dei monti Virunga e nelle zone attorno al lago Kivu, mentre si hanno formazioni di papiri nelle aree orientali più basse, dove i fiumi tendono a ristagnare. Le piante più diffuse sono eucalipti, acacie e palme da olio. Alle pendici dei vulcani, vicino ai laghi Bulera e Luhondo, cresce una fitta vegetazione arborea con liane e felci, sopra la quale prosperano boschi di bambù e iperici, rifugio del raro gorilla di montagna. Oltre i 3000 m si estende una verde prateria ricca di muschi e rosacee, che, al di sopra dei 4000 m, si dirada fino a scomparire completamente. La devastazione degli habitat naturali ha causato una forte diminuzione della fauna presente sul territorio, sopravvivono elefanti, ippopotami, bufali, ghepardi, leoni, zebre, leopardi, scimmie e rari esemplari di gorilla. La deforestazione, l'aumento della popolazione e lo sfruttamento intensivo delle terre, sia agricole che da pascolo, sono le cause principali del processo di desertificazione che colpisce tutto il Paese. Il 7,6% del territorio del Ruanda è protetto; tre sono i parchi nazionali. Al confine con la Tanzania si stende il parco nazionale Kagera, di importante interesse faunistico.

Economia: generalità

Con un PIL di 4.459 ml di $ USA e un PIL pro capite di 465 $ nel 2008, il Ruanda si colloca tra i più poveri Stati del mondo; l'elevatissimo peso demografico ha in larga misura vanificato gli sforzi governativi, tesi al miglioramento delle vie di comunicazione e al potenziamento delle strutture produttive di un Paese già gravemente svantaggiato dalla mancanza di sbocchi diretti al mare. Benché l'economia ruandese non sia stata particolarmente stimolata in epoca coloniale, si deve tuttavia ai tedeschi prima e ai belgi poi l'introduzione dell'agricoltura di piantagione, che tuttora costituisce, insieme a una modesta attività estrattiva, la base economica del Paese. I risultati conseguiti dai vari piani governativi varati dopo il conseguimento dell'indipendenza non sono certo stati tali da incidere in modo sensibile sulle possibilità finanziarie e produttive del Ruanda, che continua a dipendere largamente da aiuti tecnici e finanziamenti esteri, ricorrendo soprattutto ai capitali belgi e di altri Paesi della Unione Europea, nonché a quelli di vari organismi internazionali, come il Fondo Africano di Sviluppo, l'ONU, la Banca Mondiale ecc. In un primo tempo il governo cercò di realizzare un programma d'industrializzazione (rivelatosi poi fallimentare), indirizzando i propri piani di sviluppo soprattutto verso il settore agricolo per poi ricercare più stretti rapporti commerciali e di collaborazione tecnica con alcuni Paesi limitrofi. Tutti i piani per far decollare l'economia si sono però arrestati di fronte al divampare della guerra civile del 1994: il nuovo governo, insediatosi nel luglio di quell'anno, è stato costretto a tralasciare l'applicazione dei programmi di aggiustamento, in conseguenza della necessità di dirigere gli sforzi verso la ricostruzione delle infrastrutture, che in molti casi erano prossime alla paralisi. L'esempio più significativo delle conseguenze del conflitto è identificabile nel crollo verticale della produzione dei due principali prodotti agricoli: il caffè e il tè. Gravi danni sono anche stati arrecati al patrimonio forestale (27% della superficie territoriale nel 2007), perfino nelle aree formalmente protette (Monti Virunga e Akagera), a causa dell'indiscriminato taglio di alberi effettuato dagli sfollati, riuniti in improvvisati campi-sosta, privi di ogni alternativa fonte di calore e di combustibile. Gli sforzi della ricostruzione hanno mostrato i primi risultati già nel 1995. Più lenta è stata la normalizzazione del bilancio statale e nel primo decennio del Duemila l'economia non riusciva a mantenere i ritmi di crescita degli anni successivi alla fine del conflitto.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

L'agricoltura, prima della guerra civile deteneva nettamente il primo posto nell'economia ruandese e impiegava pressoché l'intera popolazione attiva contribuendo a circa il 90% delle esportazioni. Le colture commerciali, in particolare subirono con il conflitto un violento crollo. La ripresa è stata lenta e l'agricoltura non ha ancora raggiunto le produzioni precedenti al 1994. Principali prodotti destinati all'alimentazione locale sono la batata, la manioca, la patata, il sorgo, tipico cereale africano, cui si sono affiancati da tempo il mais e vari prodotti orticoli come fagioli, piselli ecc. Tra le colture commerciali ha un posto di particolare rilievo il caffè (se ne producevano 27.000 t nel 1993, solo 22.500 nel 2005), seguito dal tè, dal tabacco e da talune oleaginose, quali le arachidi e la soia. § Dato che il settore primario non riesce a soddisfare il fabbisogno locale, importante risulta l'allevamento: vasti spazi a prateria e a savana, precipitazioni sufficienti e non eccessive, limitata diffusione della mosca tsè-tsè favoriscono questa attività che, pressoché sconosciuta sino all'invasione dei tutsi, è comunque condotta con metodi arretrati e scarsamente produttivi. Prevalgono i bovini e i caprini, entrambi utilizzati prevalentemente per il latte. § Molto modesta è la pesca, praticata nel lago Kivu.

Economia: industria e risorse minerarie

La costruzione di alcune centrali idroelettriche, giunta a rendere quasi autosufficiente il Paese in campo energetico, ha avviato una sia pur limitata industria, la quale però lavora quasi esclusivamente i prodotti agricoli locali (piccole aziende tessili, complessi molitori, birrifici, oleifici, zuccherifici, saponifici ecc.). § Un certo sviluppo presenta il settore estrattivo; l'attività mineraria ebbe inizio con la dominazione belga e si limita allo sfruttamento di giacimenti di cassiterite, tungsteno, columbite, tantalite, oro e gas naturale; la carenza di capitali ostacola il pieno sfruttamento delle riserve di gas dell'area del lago Kivu, stimate consistenti.

Economia: commercio e comunicazioni

La bilancia commerciale è fortemente in passivo: le esportazioni, soprattutto di tè, caffè, tungsteno e pellami riescono a coprire solo minimamente le importazioni di macchinari, veicoli, petrolio, minerali, materiali da costruzione e prodotti alimentari. Determinanti rimangono gli aiuti internazionali che finanziano la maggior parte dei programmi di sviluppo. I principali partner commerciali sono Kenya, Uganda e Unione Europea. § Il ritardo nello sviluppo economico del Paese deriva ancora per gran parte dall'insufficiente sistema della rete delle comunicazioni; mancano le ferrovie e le strade sono limitate a poche arterie (lo sviluppo complessivo è di ca. 14.000 km nel 2004 di cui solo 2000 asfaltate), che si dipartono da Kigali soprattutto verso l'Uganda e il Burundi, mentre servizi di navigazione sul lago Kivu consentono un buon raccordo con la Repubblica Democratica del Congo. Per i collegamenti marittimi con l'estero il Ruanda dipende quasi interamente dal lontano porto di Mombasa, nel Kenya, il che implica l'attraversamento del territorio ugandese; migliore è la situazione dei trasporti aerei, che si avvalgono dei due aeroporti internazionali di Kigali e di Kamembe.

Storia: dalle origini alla dominazione coloniale

Sull'originaria popolazione, costituita da twa o batwa (neri pigmoidi, raccoglitori e cacciatori), si imposero nel corso del primo millennio d.C. gruppi di bantu agricoltori, che assunsero poi il nome di hutu o bahutu. Sugli uni e sugli altri si impose nei sec. XIII-XIV un gruppo di camiti provenienti dall'Etiopia, che assunsero il nome di tutsi (batutsi, watutsi). Divenuti una casta aristocratica e dominante, i tutsi crearono vari staterelli, tra cui quello di Bugesera, da cui derivò poi quello del Ruanda centrale. Sul trono di quest'ultimo salì il clan dei nyighinya dalle origini mitiche (i progenitori sarebbero caduti dal cielo in una località oggi situata nel Parco Nazionale Kagera). Primo re del Ruanda sicuramente esistito è Ruganza Bwimba (1458-82), sotto cui il regno del Ruanda cominciò a emergere. I suoi successori sino al 1959 sarebbero stati ventuno (secondo alcuni sarebbero appartenuti non a una ma a tre dinastie). L'espansione del Ruanda centrale verso est e ovest, attuata dai re Mukobonya (1506-28) e Mutabaazi (1528-52), subì un arresto a causa di invasioni da parte dei confinanti regni di Nyoro e Rundi. Le conquiste ripresero con Rujugira (1744-68), che respinse nuovi attacchi esterni e fissò le frontiere meridionali (cioè quelle col Burundi) sul fiume Akanyaru. La politica espansionistica fu continuata dai successori sino a re Rwaabugiri (1860-95), alla cui corte giunse il primo europeo, il conte von Goetzen, che divenne poi governatore dell'Africa Orientale Tedesca. A differenza di quelli del Burundi, i tutsi del Ruanda, concentratisi in prevalenza nelle zone centrali e orientali e rimasti in minoranza in quelle settentrionali e occidentali dove erano circondati da hutu, vissero in buoni rapporti con questi ultimi, consentendo matrimoni misti e assumendo come loro lingua quella dei dominati. Divenuto parte della colonia dell'Africa Orientale Tedesca, il Ruanda, dopo la prima guerra mondiale, fu affidato dalla Società delle Nazioni al Belgio come mandato di tipo “B” e quindi, dopo la II guerra mondiale, dalle Nazioni Unite sempre al Belgio come territorio in amministrazione fiduciaria (1946). Gli eventi del Congo nel 1959-60 ebbero le loro ripercussioni in Ruanda, dove gli hutu si rivoltarono contro la casta dominante dei tutsi. Re Kigeri V, appena eletto (1959), fu costretto a espatriare mentre migliaia di tutsi fuggirono nel vicino regno del Burundi.

Storia: i problemi dell'indipendenza

A seguito di un accordo tra le Nazioni Unite e il Belgio, il Ruanda divenne il 1º luglio 1962 uno Stato sovrano e indipendente e si proclamò Repubblica sotto la presidenza di Grégoire Kayibanda. Nel dicembre 1963 i tutsi rifugiatisi nel Burundi invasero il Ruanda, ma, malgrado le stragi compiute, non riuscirono a riprendere il potere. Ne seguì una forte tensione tra i due Paesi, che si allentò solo nel 1966 quando anche il Burundi divenne una Repubblica. Tra la fine del 1972 e l'inizio del 1973 si riacutizzarono le tensioni tra hutu e tutsi e nel luglio 1973 un colpo di Stato guidato dal generale hutu Juvénal Habyarimana rovesciò il governo di Kayibanda. Habyarimana assunse la direzione del Paese fondando nel 1975 il Movimento Rivoluzionario Nazionale per lo Sviluppo (Mouvement Révolutionnaire National pour le Développement, MRND), partito unico comprendente rappresentanti civili e militari. Nel 1978 fu approvata con referendum la nuova Costituzione e nel dicembre dello stesso anno Habyarimana venne riconfermato alla presidenza della Repubblica. I membri dell'Assemblea Legislativa furono regolarmente eletti nel dicembre 1981; nel 1983 e nel 1988 Habyarimana fu nuovamente confermato presidente. Nel giugno 1991, grazie alle modifiche apportate alla Costituzione che aprivano al multipartitismo e introducevano la figura del primo ministro, Habyarimana nominò alla guida del governo Sylvestre Nsanzimana del Movimento Repubblicano Nazionale per la Democrazia e lo Sviluppo (Mouvement Républicain National pour la Démocratie et le Développement, MRNDD). Successivamente, l'MRNDD e i partiti di opposizione concordarono la creazione di un governo di unità nazionale la cui guida veniva affidata a Dismas Nsengiyaremye, esponente del Movimento Democratico Repubblicano (Mouvement Démocratique Républicain, MDR), uno dei principali partiti di opposizione. Questi riuscì a siglare un accordo con il Fronte Patriottico Ruandese (FPR), ma l'ostilità del MRNDD provocò la ripresa degli scontri. Nell'aprile del 1994 il contrasto subì un'accelerazione in seguito alla morte di Habyarimana avvenuta a Kigali per l'abbattimento dell'aereo sul quale questi viaggiava insieme al presidente del Burundi C. Ntaryamira: il Paese precipitò in una guerra sanguinosa guerra civile tra hutu e tutsi. La rabbiosa reazione della guardia presidenziale si sfogò nel massacro dei tutsi, ma anche verso gli hutu oppositori di Habyarimana (aprile 1994). La controffensiva del FPR (a maggioranza tutsi) non fu meno violenta, determinando un esodo di massa degli hutu, responsabili del precedente massacro di tutsi. Mentre la Francia, autorizzata dall'ONU, inviava truppe per proteggere i civili e garantire la distribuzione degli aiuti umanitari, il FPR tentò di dimostrare all'opinione pubblica internazionale la presunta normalizzazione nominando presidente del Ruanda Pasteur Bizimungu e primo ministro Faustin Twagiramungu, ambedue hutu (luglio 1994). Il nuovo governo, sostenuto dai tutsi, pur affermando l'obiettivo della riconciliazione nazionale, effettuò ripetute azioni di pulizia etnica, causando massicci esodi di profughi hutu verso la Repubblica Democratica del Congo, la Tanzania e il Burundi. Nell'aprile del 1995, il conflitto si allargò, coinvolgendo anche la Repubblica Democratica del Congo e provocando un massiccio controesodo con migliaia di morti e di dispersi. La ferocia che aveva contraddistinto per anni la vita del Paese non era facilmente eliminabile e la volontà di rivincita o di ritorsione rappresentava un potente ostacolo a una reale pacificazione. Anche lo sforzo internazionale, teso a individuare i responsabili dei massacri, sembrava vanificato dalla penuria di giudici ruandesi, uccisi durante il conflitto civile, con il risultato che ancora nel 1997 i pochi processi avviati erano costretti a subire lunghi rinvii. Nell'aprile del 2000, dopo le dimissioni di Bizimungu, venne eletto presidente della Repubblica P. Kagame, uomo forte del FPR, che nominò primo ministro Bernard Makuza. Nel luglio 2002 Kagame firmò, con il presidente della Repubblica Democratica del Congo J. Kabila, un importante armistizio che mise fine al conflitto fra i due Paesi. Nell'agosto 2003 Kagame fu riconfermato presidente a seguito di elezioni contestate dagli osservatori internazionali per il clima intimidatorio che aveva accompagnato la campagna elettorale. Nell'aprile del 2004 il Ruanda violò il trattato di pace firmato nel 2002 inviando truppe nella Repubblica Democratica del Congo: la zona di confine fra i due Paesi rimaneva però instabile ed era tatro di scontri. Nell'ambito di un piano di riconciliazione nazionale promosso dal governo, nel 2007 è stato proclamato un indulto per gran parte dei responsabili delle stragi del 1994. Nel 2008 si sono svolte le elezioni per il rinnovo del parlamento, vinte dal FPR, mentre nell'agosto del 2010 Kagame veniva riconfermato alla presidenza con oltre il 90% dei consensi.

Cultura: generalità

A seguito della sanguinosa guerra civile poco è rimasto delle antiche tradizioni. L'artigianato, piuttosto semplice, si basa sulla ceramica e sulla fabbricazione di cesti, mentre sono sempre state poco praticate l'arte della pittura e della scultura. L'arte e la musica sono riuscite a mantenere una certa continuità; i suonatori girovaghi non sono più tanti come un tempo, mentre si ascolta la musica nei locali e quella registrata. La tradizione della danza è particolarmente ricca; l'addestramento dei giovani tutsi maschi alla corte reale comprendeva una forma di danza marziale che implicava l'uso delle percussioni e dimostrazioni di abilità dei singoli danzatori. Questo tipo di danza si è mantenuta anche dopo la scomparsa della monarchia attraverso una compagnia nazionale che viene sostenuta dal governo, stanziata a Nyanza; questi balli tradizionali vengono insegnati anche nelle scuole. Altri generi di danze, eseguite nelle pubbliche cerimonie, continuano a essere eseguite ai matrimoni e in altre circostanze. I piatti tipici del Ruanda sono piuttosto semplici; gli ingredienti più usati sono fagioli, banane, patate dolci, patate e sorgo. Si consumano largamente anche i derivati del latte, come una bevanda particolare a base di latte cagliato. Chi se lo può permettere mangia anche carne, soprattutto manzo, capra e pollame. Diffusa la birra di sorgo e di banana. Un tempo il cibo veniva consumato solo a casa; il tabù di mangiare in pubblico è però quasi scomparso, e nelle aree urbane vi sono ormai diversi ristoranti. L'importanza del clan si è ridotta drasticamente all'interno della società; nonostante questo, però, molti ruandesi continuano a non cibarsi degli animali totemici associati al loro clan.

Cultura: letteratura

Il Ruanda vanta un'antica originale letteratura orale, di carattere encomiastico, opera di aedi professionisti, articolata in tre grandi generi: poesia eroica, pastorale e dinastica. La prima, che si suddivide a sua volta in poesia lirica (icivugo) ed epica (igitekerezo), costituisce una delle fonti della storia del Paese. La poesia pastorale canta le lodi della Vacca considerata come un'amazzone armata di due giavellotti (le sue corna). La poesia dinastica, o igisigo, è il genere antico: canta i meriti di re e alti personaggi. Ne erano autori aedi professionisti, funzionari di corte riuniti in corporazione, che tramandavano di padre in figlio la professione e i poemi stessi, che venivano imparati a memoria. C'erano anche rapsodi non ufficiali, veri menestrelli vaganti. Tale letteratura ci è stata trasmessa grazie all'opera di traduttore e saggista di A. Kagame (1912-1981), la figura di maggior rilievo, in campo letterario, religioso, storico e filosofico. A lui si deve un autentico capolavoro, il poema pastorale scritto in lingua kinyaRwanda Astrida Rwanda (1952), trasposizione della Genesi nello stile e nella filosofia ruandese. Notevoli anche i lavori di ricerca e di documentazione sull'antica letteratura compiuti da Th. Kamanzi, C. Rugamba e L. Nkongori. Tra il 1970 e il 1990 vari scrittori hanno usato la lingua KinyaRwanda per opere moderne (C. Rugamba, L. Kamali, C. Kamugunga, J. C. Nsabimana). Paragonata alla letteratura in lingua locale, quella in francese appare scarsa, anche per l'insufficiente insegnamento di tale lingua. Si ricorda tuttavia un nome di rilievo, quello del narratore S. J. Naigiziki, che ottenne fama internazionale con due vivaci racconti, fra il serio e il buffonesco, e una commedia. I poeti più noti sono stati Cyprien Rugamba e J. B. Mutabaruka, che ha cantato la tristezza dell'esilio. In campo teatrale sono interessanti i lavori di T. Kabeja, L. Ndasingwa, J. Ntirushwa. Citiamo ancora il novellista P. C. Katerpilari, i saggisti E. L. Gasarabwe studioso dell'epica e del folclore ruandese, e J. Habibwami, P. Kawuma autori storico-politici. Lo scrittore ruandese Benjamin Sehene (n. 1959), che ha vissuto prima in Canada e poi in Francia, ha fatto un viaggio nel suo Paese natale durante la guerra civile. Ha narrato quindi la sua testimonianza nella sua opera Le Piège Ethnique (1999).

Bibliografia

Per la geografia

B. Lacroix, Le Rwanda, Montréal, 1966; R. Lemarchand, Rwanda and Burundi, Londra, 1970; J. Vanderlinden, La république rwandaise, Parigi, 1970; B. P. de La Mairieu, Le Rwanda: son effort de développement, Bruxelles, 1983. Per la storia

J. Vansina, L'évolution du Royaume Rwanda des origines à 1900, Bruxelles, 1962; W. Louis, Ruanda-Urundi, 1884-1918, Oxford, 1963; R. Lemarchand, Rwanda and Burundi, Londra, 1970.

Per la letteratura

J. M. Jadot, L'actualité littéraire au Rwanda, Bruxelles, 1951; A. Kagame, La littérature orale au Ruanda, Parigi, 1957; A. Coupez, Th. Kamanzi, Littérature courtoise du Rwanda, Londra, 1969; idem, Littérature de Cour au Rwanda, Kampala, 1970.