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Ruiz de Alarcón y Mendoza, Juan

drammaturgo spagnolo (Tasco o Città di Messico ca. 1581-Madrid 1639). Fu, con Lope de Vega, Tirso de Molina e Calderón de la Barca, tra i massimi autori teatrali del “Secolo d'oro”. Discendente da nobili famiglie spagnole stabilitesi in Messico, trascorse la maggior parte della sua esistenza in Spagna. Vi giunse nel 1600 per completare gli studi all'Università di Salamanca, dove conseguì il baccellierato in diritto canonico (1602) e in legge (1603). Dopo aver esercitato per qualche anno l'avvocatura a Siviglia (dal 1606), tornò a Città di Messico (1608) dove si laureò in legge (1609) e continuò a esercitare la professione fino al 1613, quando decise di tornare in Spagna. Si stabilì a Madrid (1615), dedicandosi all'attività letteraria, fino a quando fu nominato relatore del Consiglio delle Indie (1626). Ebbe ostili i maggiori scrittori del tempo (tra cui Lope de Vega, Góngora e Quevedo) che lo fecero oggetto di satire e di burle crudeli prendendo a pretesto la sua figura deforme (era piccolo, gobbo e storpio) e la debolezza trasparente nell'ostentazione di nobiltà di origini. Il suo teatro, di cui curò egli stesso l'edizione in due volumi (1628 e 1634), si discosta da quello spagnolo contemporaneo per il profondo impegno morale fondato su un altissimo senso della dignità umana e realizzato soprattutto nella ricerca di una reale consistenza psicologica dei personaggi, che sono complessi, ricchi di contrasti e di sfumature, analizzati con severità non priva di arguzia. Le commedie di Ruiz de Alarcón y Mendoza, pur seguendo le linee generali della struttura lopiana, sono caratterizzate da una logica serrata che rifiuta forzature, colpi di scena e soluzioni geniali. Lineare e sobrio nell'azione drammatica, capace di sottili equilibri realistici, raffinato nello stile e nella versificazione, il suo teatro è specchio efficace di un'epoca, interpretata con umana comprensione e senza retorica, e precorre, per alcuni motivi, i successivi sviluppi del teatro spagnolo. Autore poco fecondo, scrisse soltanto una ventina di commedie, che ebbero scarso successo di pubblico, tra le quali emergono La verdad sospechosa (La verità sospetta), che ispirò a CorneilleLe menteur e i cui echi giunsero fino a Goldoni; Las paredes oyen (Le pareti odono), che mostra le cattive conseguenze della maldicenza; La prueba de las promesas (La prova delle promesse), sull'ingratitudine; Mudarse por mejorarse (Cambiare per migliorare), sull'incostanza in amore; Ganar amigos (Guadagnare amici), esaltazione della generosità e dell'abnegazione; El tejedor de Segovia (Il tessitore di Segovia), la cui prima parte non può essere con sicurezza attribuita a Ruiz de Alarcón y Mendoza, di grande forza drammatica e costruita con tutti gli elementi del perfetto dramma romantico.

Bibliografia

A. Castro Leal, Ruiz de Alarcón, su vida y su obra, Messico, 1943; J. Granados, Ruiz de Alarcón e il suo teatro, Milano, 1954; W. Poesse, Ensayo de bibliografía de Ruiz de Alarcón, Valencia, 1964; A. M. Menéndez, Perspectiva critica de los dramas de Ruiz de Alarcón, Madrid, 1983.

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