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Ruzzante o Ruzante

pseudonimo dell'autore teatrale e attore italiano Angelo Beolco (? ca. 1502 o 1496-Padova 1542). Ritenuto artista istintivo e “maledetto”, è stato posto nella sua vera luce dagli studiosi moderni, che hanno dimostrato come in realtà egli si sia formato in ambiente colto e raffinato. Particolare importanza ebbe la sua amicizia col patrizio letterato A. Cornaro, che si circondava di letterati, scienziati e aristocratici e che nelle proprie residenze ospitò la compagnia teatrale formata da Ruzzante con un gruppo di nobili amici. Lo straordinario e originale sapore dell'arte drammaturgica di Ruzzante deriva per un verso dalla “contaminazione” tra i succhi letterari e l'interesse per il mondo contadino con cui egli ebbe continua occasione di contatto, per altro verso dall'innesto su schemi e forme “regolari” (idillio pastorale, mariazo, commedia vera e propria) di geniali e personali invenzioni. La poetica di Ruzzante, di cui sono giunte a noi sette commedie, tre dialoghi, due Orationi (1521 e 1528) e alcune liriche delicate e petrarcheggianti, è basata sulla ricerca di un “naturale”, che trovò espressione in uno schiumoso dialetto padovano, cui si affiancarono il bergamasco e il veneziano. Nel personaggio-chiave del villico Ruzzante, con cui l'attore Ruzzante si identificò, si manifesta al più alto grado la maestria di caratterizzazione dello scrittore e insieme la sua capacità di drammatizzare il tema dello straniante, forzato rapporto del contadino col mondo della città e della storia. Il motivo del sesso e quello della fame vengono espressi con icastica immaginosità realistica, in relazione con altri motivi “attuali”, come quello della guerra. In questo senso il capolavoro ruzzantiano appare il Primo dialogo in lingua rustica o Parlamento de Ruzante che iera vegnù de campo o Il Reduce, scritto come il cupo e potente Secondo dialogo o Bilora, come il Dialogo facetissimo et ridiculosissimo o Ménego, come La Moscheta e Fiorina, in una feconda stagione creativa collocabile tra il 1527 e il 1529 circa. È questo il nucleo fondamentale della produzione di Ruzzante, della quale vanno ancora ricordate almeno la Commedia senza titolo o Betìa (ca. 1524), l'Anconitana (di incerta collocazione cronologica e dove Ruzzante anticipa un tipo di intreccio che sarà adottato dalla Commedia dell'Arte, cui rimandano in parte anche i personaggi), La Piovana (probabilmente 1533). Nel Novecento l'interesse per la figura di Ruzzante è andato crescendo, sia sul piano storico-critico-filologico sia su quello dello spettacolo. Ormai in Italia è uno dei classici più rappresentati e dimostra intatta la sua vitalità scenica, che è stata valorizzata da attori come C. Baseggio e da registi come G. De Bosio.

Bibliografia

C. Grabher, Ruzante, Milano-Messina, 1953; E. Lovarini, Studi sul Ruzzante, Padova, 1965; M. Prosperi, Angelo Beolco nominato Ruzzante, Torino, 1970.

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