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Sàncio IV (re di Castiglia)

re di Castiglia detto il Ribelle (? ca. 1258-Toledo 1295). Secondogenito di Alfonso X il Dotto, ebbe aspri dissidi col padre che sfociarono in aperta ribellione quando, morto in battaglia il fratello primogenito Fernando de la Cerda (Cortes de Segovia 1275), si proclamò erede del trono, calpestando i diritti dei figli di lui e alleandosi col potente signore di Biscaglia, Lope Díaz de Haro, e a una parte della nobiltà e del popolo castigliano. Ne sorse una vera guerra civile, continuata anche dopo la morte di re Alfonso (1284), che maledisse il figlio ribelle fin nel proprio testamento. Sàncio IV comunque, benché scomunicato, regnò dal 1284, dimostrandosi abile ed energico anche nella politica internazionale e combattendo contro i Mori (respinse nel 1285 un'invasione di Marocchini) e soprattutto contro i nemici interni. La corte fu teatro di scene drammatiche, come l'uccisione di Lope de Haro per mano dello stesso re (1288). Nuove guerre civili (contro Alfonso de la Cerda, nipote di Sàncio IV, proclamato re con l'appoggio degli Aragonesi) e internazionali (nuova invasione marocchina, conquista castigliana di Tarifa, 1292) caratterizzarono fino alla fine il regno dell'impetuoso e temerario Sàncio IV che, morendo a 37 anni, lasciava la moglie Maria de Molina, energica e geniale come lui, tutrice del figlio e successore Ferdinando (IV) e la Castiglia in piena guerra civile. Come il padre-nemico, Sàncio IV fu un uomo colto e intelligente: lasciò alcune opere (Lucidario, Libro de los castigos), forse non interamente sue, e protesse la cultura, fondando fra l'altro lo Studio (poi Università) di Alcalá de Henares.

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