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Sèi personaggi in cérca d'autóre

dramma di L. Pirandello, rappresentato al teatro Valle di Roma il 10 maggio 1921 dalla compagnia diretta da D. Niccodemi. Sulla scena di un teatro dove si fanno le prove di una commedia di Pirandello, si presentano i “sei personaggi” (il Padre, la Madre, la Figliastra, il Figlio, il Giovinetto e la Bambina) nati dalla fantasia dell'autore, ma da lui rifiutati dal momento che la loro storia non si può concludere nella sfera dell'arte. “Teatro nel teatro”, il dramma demolisce la nozione naturalistica di una finzione teatrale che pretende di mettere in scena la realtà, mentre non può che fornire una delle tante interpretazioni possibili della realtà stessa. Al racconto del dramma familiare e alla sua drammatizzazione scenica si contrappongono due tipi di teatro: quello convenzionale e falso degli attori e quello autentico dei sei personaggi, che si può definire del “retrobottega” (il luogo del trauma familiare, dove la Figliastra stava per avere una relazione incestuosa con il Padre), dal momento che quel dramma è censurato dalle convenzioni sociali e, proprio perché vero, è irrappresentabile. I Sei personaggi in cerca d'autore scardinano la vecchia macchina teatrale e inaugurano alcuni caratteri del teatro del 1900: l'uso estraniato degli ingredienti tradizionali, come la divisione tra palcoscenico e platea, la relatività della nozione di teatro, la tematica dell'assurdo. Innumerevoli sono state le riprese nei teatri italiani e stranieri. Si ricordano l'edizione di R. Ruggeri, quella di R. Ricci e quelle dirette da O. Costa, G. Salvini e G. De Lullo. All'estero sono rimaste giustamente famose le messinscene di G. Pitoëff a Parigi nel 1923 e di M. Reinhardt a Berlino nel 1924.

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