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Sèrra San Bruno

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comune in provincia di Vibo Valentia (35 km), 790 m s.m., 39,58 km², 7068 ab. (serresi), patrono: san Bruno (6 ottobre e lunedì di Pentecoste).

Generalità

Cittadina del versante ionico delle Serre, posta in un'ampia conca ai piedi del monte Pecoraro. Circondata da belle foreste, è il capoluogo della regione delle Serre e uno dei centri di maggiore interesse della Calabria.

Storia

Le origini della città si intrecciano con le vicende dei monasteri di Santa Maria del Bosco (o della Torre, abbandonato nel 1291) e di Santo Stefano (poi dei Santi Stefano e Brunone), eretti tra il 1094 e il 1099 dal fondatore dell'ordine dei certosini, Bruno di Colonia, il quale, chiamato in Italia da Urbano II, si ritirò in Calabria, nei terreni donatigli da Ruggero il Normanno. Il borgo, citato con il nome di Serra di Santo Stefano del Bosco, si sviluppò a partire dal Trecento per influsso del monastero di Santo Stefano, il quale, passato ai cistercensi alla fine del sec. XIII, grazie a numerose concessioni esercitò la giurisdizione su un vasto feudo con possessi in Calabria e in Sicilia. La città visse il periodo di maggior splendore nei sec. XVII-XVIII. Colpita dal terremoto del 1783, assunse il nome attuale nel sec. XIX.

Arte

Intorno alla celebre certosa si sviluppò, soprattutto a partire dal sec. XVI, una ricca e vivace tradizione artigianale (scalpellini, scultori, lapicidi, decoratori e fabbri), la cui copiosa produzione lasciò una forte impronta nel paese. I segni sono visibili sia nei bei portali in pietra, nelle loggette e nelle ringhiere in ferro battuto che adornano molti edifici privati, sia nelle chiese, che inglobano spesso elementi architettonici dei vecchi monasteri. La chiesa madre barocca (1795), dedicata a San Biagio, con elegante facciata in pietra locale, conserva della vecchia certosa alcune tele e quattro statue marmoree poggianti su basi scolpite a bassorilievo dal tedesco David Müller nel 1611; nella chiesa sono anche un superbo pergamo ligneo in stile barocco e sculture lignee sei-settecentesche. La chiesa barocca dell'Addolorata (1721), del serrese Biagio Scaramuzzino, custodisce un sontuoso ciborio in marmi policromi e bronzo, realizzato agli inizi dell'Ottocento con parti di un ciborio disegnato per la vecchia certosa nel 1631 da Cosimo Fanzago; nella chiesa si trovano medaglioni marmorei secenteschi con sculture a bassorilievo, provenienti anch'essi dalla vecchia certosa.

Economia

Le vaste foreste hanno dato impulso ad attività di sfruttamento dei boschi (legname e carbone, raccolta di castagne, nocciole e funghi). L'agricoltura produce cereali, uva, olive, ortaggi e fragole; è praticato l'allevamento. L'industria è presente nei settori alimentare, edile, del mobile e dei fuochi d'artificio. La cittadina è ancora un centro artigiano, con botteghe di ebanisteria e per la lavorazione del ferro battuto, dei marmi e delle terrecotte. Le bellezze artistiche e paesaggistiche richiamano un notevole flusso turistico.

Curiosità e dintorni

Caratteristico è il ballo del Ciuccio di fuoco, rito propiziatorio e apotropaico che ha luogo per la Festa di San Rocco (16 agosto): un fantoccio dalla sagoma d'asino, ricoperto di fuochi d'artificio, viene fatto esplodere tra danze, musiche e suoni fragorosi. Nei dintorni dell'abitato, immersa nel bosco e protetta da un muro di cinta, sorge la certosa dei Santi Stefano e Brunone. Il monastero fu rimaneggiato alla fine del Cinquecento, quando ripassò dai cistercensi ai certosini, e si ampliò ulteriormente nei due secoli successivi, vivendo un periodo di grande splendore. Distrutto dal terremoto del 1783, fu riedificato a partire dalla fine dell'Ottocento. Della precedente costruzione restano parti della cinta muraria (a pianta quadrilatera e con torrioni cilindrici agli angoli), ruderi della facciata rinascimentale della chiesa, parte del chiostro secentesco e il vecchio cimitero dei certosini. La nuova certosa, eretta in forme gotiche, conserva statue marmoree ottocentesche, un busto reliquiario in argento, raffigurante San Brunone (1520), di scuola napoletana, e un dipinto secentesco di San Francesco di Paola, attribuito a Luca Giordano. Interessante è il Museo della Certosa, che documenta la vita e le attività dei monaci attraverso la ricostruzione di alcuni ambienti. Nei pressi è la chiesa di Santa Maria dell'Eremo (o del Bosco), rifatta in seguito al terremoto del 1783 utilizzando materiale di spoglio originario; qui, il giorno di Pentecoste, vengono portate in solenne processione le reliquie di san Bruno.

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