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Saba, Umbèrto

pseudonimo del poeta italiano Umberto Poli (Trieste 1883-Gorizia 1957). Lasciati incompiuti gli studi commerciali, si dedicò per tutta la vita alla poesia e al commercio dei libri. Nel 1900 cominciò a scrivere i primi versi, che pubblicò a Firenze nel 1911 (Poesie) con lo pseudonimo di Saba, che in ebraico significa “pane”. Nel 1908 sposò Lina che fu l'ispiratrice di molte sue liriche, ed ebbe una figlia. Tornato a Trieste dopo la fine della I guerra mondiale, aprì una libreria antiquaria, continuando a scrivere e collaborando a giornali e riviste. Nel 1921 riunì nel Canzoniere tutte le poesie pubblicate, ma non ebbe il favore della critica, tanto che si chiuse in una sorta di scontrosa solitudine. Dopo l'emanazione delle leggi razziali fasciste, Saba, la cui madre era israelita, fuggì dapprima a Parigi, ma poco dopo tornò in Italia: prima a Firenze e a Roma, dove restò nascosto durante l'occupazione tedesca, poi a Milano e infine a Trieste, dove rimase, salvo sporadici spostamenti per ragioni di lavoro, per il resto della vita. Caratteristica della personalità poetica di Saba è d'essere rimasta libera da ogni influenza esterna, da quella mitteleuropea della sua città di origine, da quella fiorentina de La Voce, più tardi dal frammentarismo, dal formalismo e dall'ermetismo, rappresentando un mondo che, pur nella consapevolezza del dolore, da lui definito “serena disperazione”, nasce da un sincero e “doloroso” amore per la vita: il mondo semplice e onesto della realtà quotidiana, in polemica con l'allora imperante D'Annunzio e vicino ai crepuscolari, per esempio a Gozzano, del quale però non condivise l'atteggiamento critico e ironico verso “le buone cose di pessimo gusto”. Al contrario, Saba aderisce con calore di affetto alle cose che lo ispirano, usando un linguaggio semplice, quasi dimesso, lontanissimo dalla retorica e dalla drammaticità, per avvicinare il lettore, anche l'uomo comune, e comunicare con lui: “Musa di semplici panni” definì egli stesso la sua poesia. Sceglie la parola non per le sue suggestioni musicali, come avrebbe fatto D'Annunzio, o analogiche, come gli ermetici, ma per il suo valore semantico, capace cioè di esprimere oggettivamente un pensiero o una cosa che essa deve rappresentare, esclusa ogni mediazione culturale. Ciò non toglie che egli non risenta del potente influsso di alcuni classici, di Petrarca e di Leopardi in particolar modo, ma per la forma più che per i contenuti. La tematica di Saba risponde pienamente al gusto e alla sensibilità del poeta: si potrebbe dire, se mai, che il dualismo culturale di cui poté fruire, tra Germania e Italia, fu all'origine del suo scetticismo e del suo pessimismo, che fu poi un pessimismo non certo leopardiano, ma dolce, rassegnato, venato di malinconia. I suoi temi non costituiscono né allusioni né simboli, ma evocazioni di personaggi e luoghi della sua vita, di gioie e di dolori intensamente vissuti: il mondo degli animali e delle cose, la moglie Lina, la figlia Linuccia, la balia, il piccolo Berto, immagine rifratta del poeta fanciullo. Da sottolineare anche l'influsso della psicanalisi sull'opera creativa di Saba, avvertibile nella raccolta poetica Il piccolo Berto (1929-31) e più ancora in quel singolare documento critico-biografico-apologetico che è la Storia e cronistoria del Canzoniere (1948) dove Saba assume la metodologia freudiana per spiegare il suo iter poetico. Tutta la lirica di Saba è raccolta nel Canzoniere (per le sezioni principali si ricordano Trieste e una donna, 1910-12; Preludio e canzonette, 1922-23; Cuor morituro e altre poesie, 1925-30; Parole, 1934; Ultime cose, 1944), pubblicato in edizione definitiva nel 1945 e con alcune aggiunte nel 1961. Pubblicò inoltre le prose Scorciatoie e raccontini (1946) e Ricordi-Racconti 1910-47 (1956). Postumi (1975) sono usciti il romanzo Ernesto e il volume L'adolescenza del Canzoniere e undici lettere, raccolta di versi esclusi dal Canzoniere dopo il 1921 e di lettere inedite relative agli anni 1902-53.

G. De Robertis, in Scrittori del Novecento, Firenze, 1940; E. Caccia, Lettura e storia di Saba, Milano, 1967; R. Aymone, Saba e la psicoanalisi, Napoli, 1971; M. Lavagetto, La gallina di Saba, Torino, 1973; P. Raimondi, Umberto Saba, Milano, 1974; B. Maier, Umberto Saba, Modena, 1991.