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Sainte-Beuve, Charles-Augustin

scrittore e critico letterario francese (Boulogne-sur-Mer 1804-Parigi 1869). Trasferitosi a Parigi nel 1818 per continuarvi gli studi, si iscrisse alla facoltà di medicina. Prese a frequentare l'ambiente degli ultimi ideologi e a collaborare come critico letterario al Globe, dove conobbe Vigny e Hugo che lo accolsero nel cosiddetto secondo “cenacolo romantico”. La figura e il successo di Hugo, la discussa relazione con la moglie di lui Adèle (seguita peraltro dalla rottura con ambedue nel 1834 e 1836) lo spinsero, in sintonia con le suggestioni romantiche del tempo, a ricercare la gloria poetica. Scrisse versi che sono raccolti in Vie, poésie et pensées de Joseph Delorme (1829), Consolations (1830), Pensées d'août (1836; Pensieri d'agosto), Le livre d'amour (1843) e presentano non pochi elementi di originalità: toni familiari e intimistici, talvolta quasi simbolistici, uso di forme rigorose, come il sonetto, che lo differenziano dagli altri romantici, dai quali del resto non tardò a prendere le distanze con mal celato rancore, schiacciato dalle loro prepotenti personalità. Il sentimento di una personale sconfitta venne aggravato dalla caduta delle speranze riposte nelle teorie sansimoniane e nel cattolicesimo liberale di Lamennais. Trasse allora un amaro bilancio della propria impotenza nel romanzo Volupté (1834; Voluttà), abbandonando da quel momento le ambizioni artistiche per dedicarsi alla critica letteraria, facendone uno strumento di ricerca e avvicinamento alla realtà, tale da colmare il vuoto interiore che lo insidiava. Tenne dal 1837 al 1838 a Losanna un corso su Port-Royal, pubblicato nel 1840-48 e 1860 (Port-Royal). Accademico di Francia dal 1843 e conservatore della Bibliothèque Mazarine nel 1840, nel 1848 fu costretto a dimettersi. Accettò quindi di tenere un corso all'Università di Liegi su Chateaubriand, pubblicato nel 1861 col titolo di Chateaubriand et son groupe littéraire. Nel frattempo erano usciti Critiques et portraits littéraires (1832; ristampata con aggiunte 1836-39), Derniers portraits littéraires (1852) e Portraits contemporains (1846; nuova edizione aumentata 1869-71). Favorevole a Napoleone III, fu nominato nel 1855 professore di poesia latina al Collège de France, dove fu però contestato dagli studenti e costretto a sospendere il corso per motivi soprattutto politici. Professore all'École normale supérieure nel 1859, nel 1865 fu eletto senatore, segnalandosi per atteggiamenti liberali. Dal 1849 aveva preso a collaborare al Constitutionnel, al Moniteur e al Temps con una rubrica letteraria che raccolse col titolo di Causeries du lundi (1851-62; Conversazioni del lunedì) e Nouveaux lundis (1863-70). Tra le opere postume si ricordano: Proudhon (1872), Cahiers (1876), cui si aggiungono i fogli di diario di Mes poisons (1926; I miei veleni) e una vastissima Correspondance générale (17 tomi, 1975). Alla sua indiscussa grandezza di critico concorrono alcuni elementi originali e del tutto inediti: un metodo basato sull'inchiesta oggettiva e approfondita secondo le esigenze della critica storica, e contemporaneamente una personale e intuitiva simpatia per i personaggi in esame, individui o gruppi, di rara acutezza psicologica e aliena da dogmatismi. A tale libertà di giudizio si devono la riscoperta di aspetti dimenticati della letteratura e dello spirito francese del Rinascimento e del classicismo, la difesa dei poeti “minori” del tempo, tra i quali l'incompreso Baudelaire, e, di contro, talune incomprensioni nei confronti di grandi contemporanei, ai quali contrappose il mito del grand siècle.

M. Leroy, La vie de Sainte-Beuve, Parigi, 1947; A. Billy, Sainte-Beuve, sa vie et son temps, Parigi, 1952; M. Proust, Contre Sainte-Beuve, Parigi, 1954; J. Bonnerot, Un demi-siècle d'études sur Sainte-Beuve (1904-54), Parigi, 1957; P. Moreau, La critique selon Sainte-Beuve, Parigi, 1964; R. Fayolle, Sainte-Beuve et le XVIIIe siècle, ou comment les révolutions arrivent, Parigi, 1972; R. Molho, L'ordre et les ténèbres, ou la naissance d'un mythe du XVIIe siècle chez Sainte-Beuve, Parigi, 1972; A. Scaiola, Sainte-Beuve. Livre d'amour, Roma, 1979.