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San Giovanni d'Acri

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Generalità

Città (47.200 ab. nel 2012) di Israele, nel distretto Settentrionale, situata sulla costa mediterranea (piana di Zevulun), all'estremità settentrionale della baia di Haifa. Su un piccolo promontorio roccioso circondato da mura sorge il nucleo antico, mentre i quartieri industriali moderni si estendono a N e a NE. La città è sede di industrie siderurgiche, chimiche, del vetro e della ceramica; il suo porto, un tempo tra i più attivi della costa palestinese, ha perso la sua antica importanza. In ebraico, ʽAkko; in arabo, ʽAkkā.

Storia

San Giovanni d'Acri corrisponde all'antica città di Acco, nota sin dal I millennio a. C. Conquistata dagli Arabi nel sec. VII, fu presa dai crociati nel 1104 ed entrò a far parte del regno di Gerusalemme. Ritornò agli Arabi con Saladino (1187), cui la tolsero nuovamente i crociati dopo un lungo assedio, quattro anni dopo. Chiamata in seguito Acon e Acri, assunse la denominazione di San Giovanni d'Acri quando divenne la sede dei Cavalieri di San Giovanni (poi Cavalieri di Malta), cui si deve l'estrema difesa della città dal definitivo assalto arabo del 1291. Ripresasi nel sec. XVIII dopo una lunga eclisse, nel 1799 resistette con successo agli eserciti di Bonaparte e nel 1832 passò agli egiziani. Bombardata dalla flotta turco-franco-austriaca nel 1840, tornò alla Turchia e nel 1918 entrò a far parte del protettorato inglese della Palestina.

Arte

Della città crociata restano solo avanzi delle fortificazioni e dell'Ospedale di S. Giovanni. Ricostruita nel sec. XVIII, la città ebbe imponenti fortificazioni e vi sorsero numerosi edifici monumentali, fra cui la moschea di Ahmed el-Ǧazzār (1781), costruita in parte con materiale romano di reimpiego (colonne di marmo e granito provenienti dalle rovine di Tiro e Sidone), i mausolei dei pascià Ǧazzār e Sulaymān, i bagni di Ḥammām el-Bāšā, ecc. Un'ulteriore notevole espansione si verificò nei sec. XIX e XX. La città vecchia di Acri, che ospita importanti testimonianze architettonica sia del periodo crociato sia di quello ottomano, è stata dichiarata dall'UNESCO patrimonio dell'umanità nel 2003.

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