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San Piètro, patrimònio di-

patrimonio costituito in origine dai beni fondiari in possesso della Chiesa di Roma. In analogia con il patrimonium principis, questi beni erano a disposizione del papa, che ne amministrava i proventi per i suoi bisogni personali e quelli della sua corte, per i poveri e le varie istituzioni ecclesiastiche. Grande e primo donatore di patrimonio alla Chiesa fu l'imperatore Costantino e dopo di lui si segnalarono per generosità molti altri principi, nobili e fedeli privati. Già al tempo di papa Gregorio Magno (m. 604) questi beni erano suddivisi in grandi aziende agricole, denominate con il termine comune patrimonium seguito dal nome proprio dell'abitato, della circoscrizione o della zona in cui si trovavano. A capo di ognuno di essi vi era un amministratore di nomina papale; per i lavori da compiere sul fondo la direzione era affidata a grossi fittavoli, detti conductores. La coltivazione diretta dei molti appezzamenti in cui il fondo si suddivideva era però affidata a piccoli fittavoli, coadiuvati da coloni allo stato servile o semilibero (rustici Ecclesiae). I conductores raccoglievano dai coloni e dai fittavoli soggetti i censi periodici (pensiones) in danaro o in natura e poi li versavano, assieme ai propri, al capo dell'amministrazione del fondo (rector), che pensava a farli pervenire all'amministrazione centrale di Roma. Quantità, qualità, tipi e generi di prodotti agricoli erano stabiliti a Roma in base alle istruzioni emanate dal papa. Tra la seconda metà del sec. VI e l'inizio del successivo si contano vasti patrimoni in Liguria e nelle Alpi Cozie; nel Ravennate e nell'Istria; nel Piceno e in Toscana; nella Sabina e nel Carseolano; in Puglia e in Calabria; in Lucania e negli Abruzzi; in Sicilia, Sardegna e Corsica. A Roma esisteva pure un patrimonio urbano. Fuori d'Italia vi erano possedimenti in Dalmazia, nell'Illirico, in Gallia, in Africa settentrionale. Fra i sec. VII e VIII Bizantini e Longobardi consumarono vaste spoliazioni ai danni del patrimonio di San Pietro; nel frattempo vennero meno anche i patrimoni fuori d'Italia. Le proprietà del patrimonio di San Pietro si trovarono così ridotte entro il territorio del Ducato romano. A metà del sec. VIII papa Zaccaria operò una ristrutturazione dei vari fondi: a ognuno di essi furono assegnati i sacerdoti per il servizio religioso; fu stabilita la quota da corrispondere alla casa del papa (con il divieto ai successori di alienarla); fu abolita l'intermediazione dei conductores e le pensiones furono versate direttamente dai fittavoli ai funzionari della Chiesa. Contadini e addetti ai vari servizi del fondo (denominato domusculta) dovevano abitare entro il territorio dello stesso e a questo scopo si pensò di munirlo di tutti i servizi necessari alla vita comune: chiese, mulini, magazzini, depositi, uffici, ecc. Il commercio fra un fondo e l'altro era facilitato da gettoni in rame con l'effigie del papa il cui valore era convenzionale. La riforma segnò una ripresa demografica ed economica nelle campagne a sud del Tevere. Continuò nell'impresa Adriano I, che creò altre domuscultae sul territorio di Roma e dintorni, ormai venuto in possesso del papa. Con il declino delle amministrazioni civili dei Longobardi e dei Bizantini, le vaste conoscenze amministrative acquisite dai funzionari ecclesiastici permisero loro di sostituirsi spesso a quelli bizantini o longobardi nei posti lasciati vacanti. Gli stessi pontefici presero nelle loro mani l'apparato civile e politico del Ducato romano, cercando di ovviare al marasma che ormai imperava nell'amministrazione bizantina e longobarda. Con questa vasta opera nel dominio civile i papi gettavano le fondamenta del loro futuro potere temporale.