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Sangallo, Antònio il Gióvane da-

architetto italiano (Firenze 1483-Roma 1546). Figlio di una sorella di Giuliano e Antonio il Vecchio, si educò presso i già famosi zii, coltivando le tradizionali attività della famiglia, e fu intagliatore e carpentiere, tecnico, ingegnere e architetto militare. Trasferitosi a Roma nel 1503, vi passò quasi tutta la vita, capo di una vasta organizzazione professionale, con gran numero di collaboratori, che finì per monopolizzare gran parte dell'attività edilizia romana. Ormai padrone smaliziato del lessico classicista (si veda la programmatica soluzione ad aula termale della chiesa di S. Maria di Loreto, 1507), Antonio ne estese l'uso al più largo raggio di temi edilizi, riducendo la ricerca tipologica a un certo numero di modelli facilmente replicabili e suscettibili della più ampia diffusione, come infatti avvenne (e non solo in Roma) durante tutto il Cinquecento. Il linguaggio bramantesco, attraverso la revisione di Raffaello e Giulio Romano (con cui Antonio collaborò a Villa Madama, iniziata nel 1517), venne portato dall'architetto alla sua piena maturazione e al massimo di utilizzazione delle sue possibilità espressive. Dell'intensa attività romana nel campo dell'edilizia civile (palazzo Baldassini, 1510-14; casa Del Pozzo in Borgo; la Zecca; palazzo di via Monserrato; palazzo Ricci-Sacchetti, ecc.) come di quella religiosa (chiesa di S. Spirito; lavori per S. Giovanni dei Fiorentini e S. Maria di Monserrato; Cappella Paolina in Vaticano) resta capolavoro indiscusso il grande palazzo Farnese, iniziato nel 1517-19 e in seguito completato da Michelangelo: la mole imponente, nel suo armonioso e monumentale complesso come nell'articolazione delle singole parti, specialmente l'atrio d'ingresso e il cortile, costituì un modello per molti architetti manieristi (Giulio Romano, Vignola). Risultati ben diversi e discordanti presenta invece il progetto sangallesco per S. Pietro, della cui fabbrica Antonio fu eletto capomastro nel 1520. La sua ripresa del suggerimento raffaellesco della pianta longitudinale approdò infatti, per volontà monumentale, a una disorganica frammentazione degli spazi, contro cui reagì vivacemente la successiva elaborazione di Michelangelo. Particolare importanza rivestì per Antonio l'attività di esperto e architetto militare: incaricato nel 1526, insieme al Sanmicheli, della revisione delle fortezze papali nell'Italia centrale, fu autore di importanti strutturazioni (Fortezza da Basso a Firenze; Rocca Paolina a Perugia). Notevole pure il suo contributo come urbanista, a Roma per Paolo III (rettifili di via Condotti e via del Babuino) e altrove (piano della città di Castro e di Sabbioneta per i Farnese).