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Sangallo, Giuliano da-

architetto italiano (Firenze ca. 1443-1516). Figlio di Francesco Giamberti da Sangallo, si educò inizialmente in patria, ma dal 1465 compì la sua formazione a Roma, dove già operavano altri architetti fiorentini (Meo del Caprina, Bernardo Rossellino), dedicandosi particolarmente allo studio dei monumenti antichi. I disegni conservati nei Taccuini (Siena, Biblioteca Comunale) rappresentano la nascita dell'esplorazione scientifica, archeologica dell'antico, non più visto come modello ideale, ma come stimolo alla tipologia progettuale. Proprio grazie a questa formazione, dopo il suo ritorno a Firenze (1479), Giuliano assunse una posizione coscientemente critica nei confronti degli sviluppi dell'architettura locale, che nella seconda metà del secolo aveva diluito e disperso la portata rivoluzionaria degli esempi del Brunelleschi, e tentò con la sua opera di recuperare, attraverso lo studio di nuove tipologie, i valori più autentici di tale esperienza. In questa linea si collocano la splendida villa medicea di Poggio a Caiano (iniziata nel 1480), che inaugura nuove soluzioni architettoniche, ricche di riferimenti archeologici, dal raffinato pronao di facciata a timpano triangolare, alla grande sala centrale, coperta da una classica volta a botte cassettonata, ispirata alle aule termali, e che nella sua imponenza vale a strutturare organicamente gli spazi interni attorno a un nucleo centrale; la chiesa di S. Maria delle Carceri a Prato (1484-95), superba esercitazione brunelleschiana, che raggiunge un livello mai più toccato di purezza stilistica, nello stereometrico rigore degli spazi generati dalla pianta centrale estremamente semplificata e nella calibrata distribuzione delle partiture decorative; il vestibolo della sacrestia di S. Spirito a Firenze, cui Giuliano attese dal 1489, per il quale fu ripreso il tema della volta cassettonata; il palazzo Gondi (dal 1490), che rinnova il tradizionale schema dei palazzi fiorentini nel perfetto equilibrio delle partiture orizzontali, animate dal gioco chiaroscurale del bugnato trattato con superba maestria. Ma Giuliano era pienamente cosciente dell'ormai inarrestabile crisi politica e culturale di Firenze e del rischio di isterilire in accademia la sua arte: di qui i suoi viaggi a Napoli (1488), a Milano (1492), in Francia, al servizio di Carlo VIII, a Loreto (1499-1500); di qui ancora l'attività di architetto militare, altra specialità della sua famiglia, e il nuovo tentativo di inserimento (dal 1505) nell'ambiente romano, ormai all'avanguardia delle nuove tendenze dell'architettura rinascimentale. I progetti e i disegni del periodo romano (per il palazzo papale in piazza Navona, 1513; per S. Pietro; per la facciata di S. Lorenzo a Firenze, 1515), destinati a non avere fortuna, rivelano un'inquieta esplorazione delle nuove tematiche stilistiche, con un atteggiamento critico che, approdando a risultati quasi premanieristi, non mancò di lasciare traccia sull'esperienza di Michelangelo.

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