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Sanmichèli, Michèle

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Vita e opere

(anche Sammichèli). Architetto italiano (Verona 1484-1559). Discendente da una famiglia di architetti e lapicidi originari di San Michele di Porlezza (Valsolda), si educò dapprima presso il padre Giovanni (ca. 1447-1497) e lo zio Bartolomeo (m. Casale 1512), entrambi attivi dal 1486 a Verona al palazzo del Consiglio; quindi, sedicenne, fu mandato a Roma a completare la sua formazione nella cerchia gravitante attorno a Bramante e ai Sangallo. La sua prima attività si svolse a Orvieto, dove soggiornò 18 anni (dal 1509, quando fu nominato capomastro della fabbrica del duomo) e a Montefiascone (dopo il 1519). Ma ben presto la sua fama dovette essere affidata alla competenza tecnica di architetto militare, se nel 1526 veniva incaricato da Clemente VII, insieme ad Antonio da Sangallo, dell'ispezione delle rocche papali in Emilia e Romagna (più tardi, nel 1530-31, svolse lo stesso incarico in Lombardia per Francesco II Sforza). Tornato a Verona dopo il sacco di Roma (1527), Sanmicheli iniziò un'intensissima attività di ingegnere e architetto militare per la Repubblica veneta, svolta a livello di ristrutturazione urbana (1530: incarico per le nuove fortificazioni di Verona), di intervento sull'ambiente (1535: lavori alle fortificazioni della laguna di Venezia e per la regolamentazione delle acque), di progettazione e strutturazione a livello territoriale (dal 1534 al 1540: interventi a Zara, Sebenico e a Corfù, Cipro, Creta). Contemporaneamente svolse, dal 1530, la sua attività di architetto civile a Verona (palazzi Pompei, Bevilacqua, Canossa, tra il 1530 e il 1537; dal 1548, il grande complesso del Lazzaretto), che gli guadagnò il prestigio per cui fu chiamato a dare progetti per la basilica di Vicenza (1541-42), in gara con Giulio Romano, Sansovino, Serlio. All'attività tarda di Sanmicheli appartengono, salvo la precedente cappella Pellegrini in S. Bernardino (ca. 1529), gli edifici sacri di Verona (interventi sul duomo; cupola di S. Giorgio in Braida; chiesa della Madonna di Campagna), il palazzo Grimani a Venezia (ca. 1557), la villa Soranza a Treville di Castelfranco Veneto.

Lo stile

L'opera di Sanmicheli, terzo, con Falconetto e Sansovino, degli architetti che importarono nel Veneto lo stile del Rinascimento romano, creando quella cultura architettonica locale che doveva raggiungere il suo più alto livello nella sintesi palladiana, presenta due aspetti fondamentali e contraddittori: da un lato lo spregiudicato funzionalismo, libero da ogni preconcetto teorico, della sua attività di tecnico e architetto militare; dall'altro il raffinato sperimentalismo formale delle opere di “pura” architettura, sempre composto in una misura magistrale, ma anche animato dall'interno per mezzo di continue variazioni di ritmi e scarti proporzionali accuratamente dosati. Unico punto di integrazione di questi due aspetti sono le celebri porte della cinta veronese (Porta Nuova, Porta S. Zeno, Porta Palio), tra i capolavori assoluti dell'architettura del manierismo. Collaboratori di Michele furono il cugino Paolo (Porlezza 1487-Verona 1559) in alcune opere veronesi, e soprattutto il figlio di questi Giangirolamo (Verona 1513-Cipro 1559), architetto militare, che seguì Michele in Dalmazia e nel Levante e fu attivo autonomamente a Zara, Sebenico e Famagosta.

Bibliografia

P. Gazzola, Michele Sanmicheli, Venezia, 1960; L. Puppi, Michele Sanmicheli, architetto di Verona, Padova, 1971; D. Sessa, Michele Sanmicheli a Verona, Venezia, 1979.