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Santhià

comune in provincia di Vercelli (20 km), 183 m s.m., 53,32 km², 9259 ab. (santhiesi), patrono: sant’ Agata (5 febbraio).

Cittadina posta all'inizio dell'estesa zona delle risaie vercellesi, a W del canale Cavour. Il borgo fu prima dei Liguri, poi dei Celti, quindi passò ai Romani (Vicus viae longae). La denominazione attuale è di origine medievale, contrazione di Sancta Agatha, la chiesa erettavi forse dalla regina longobarda Teodolinda. Appartenne ai vescovi di Vercelli fin dal sec. X e verso la metà del XIII al comune della stessa città, seguendone le sorti quando questo passò ai Visconti (1335). Nel 1377 si sottomise ai Savoia, che vi insediarono un capitano con giurisdizione sul territorio circostante (capitanato di Santhià). Nel sec. XVII, durante le guerre civili tra Tommaso di Savoia e la reggente Cristina, fu più volte e lungamente assediata. Dal 1798 al 1814 appartenne, come tutto il Piemonte, alla Francia. § La parrocchiale di Sant'Agata fu ricostruita, su resti anteriori al sec. X, nella prima metà dell'Ottocento in forme neoclassiche, ma conserva il preesistente robusto campanile romanico; all'interno sono affreschi ottocenteschi di Paolo Emilio Morgari e un polittico di Girolamo Giovenone (1531). Anche il Palazzo Municipale è in stile neoclassico. La Galleria Civica di Arte Moderna raccoglie opere di artisti contemporanei. § Nodo autostradale e ferroviario con importanti funzioni di mercato di prodotti agricoli e zootecnici, la cittadina può contare su una rete di piccole e medie industrie attive nei settori alimentare, meccanico (riparazioni ferroviarie), edile, chimico, dell'arredamento, dell'abbigliamento e della lavorazione della gomma (guarnizioni, rulli e lastre). L'agricoltura è rivolta alla coltivazione di cereali, ortaggi, alberi da frutto e foraggi. Si pratica l'allevamento bovino, ovino e suino.