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Sardégna

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regione a statuto speciale dell'Italia insulare, 24.090 km², 1.665.617 ab. (stima 2007), 69 ab./km², capoluogo di regione: Cagliari. Comuni: 377. Province: Cagliari, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Nuoro, Ogliastra, Olbia-Tempio, Oristano, Sassari. Confini: mar Tirreno (E), mar Mediterraneo (S), mar di Sardegna (W); complessivamente 1731,1 km di costa..

Generalità

Seconda isola del Mediterraneo per estensione, dopo la Sicilia, la Sardegna occupa una posizione strategica nel traffico all'interno del Mediterraneo occidentale ed è, da sempre, punto di riferimento sia tattico-militare sia nodale per gli equilibri geopolitici dell'area. Per questo motivo nella storia è stata fatta oggetto di scorribande piratesche e tentativi di conquista che ne hanno accentuato il carattere di chiusura e di autonomismo, spinto in certi casi sino all'indipendentismo. Nonostante l'insularità, la Sardegna ha dunque volto le spalle al mare, costruendo una società prevalentemente rurale e divenendo solo tappa per i traffici marittimi, gestiti però più da stranieri che dagli autoctoni.Conserva nelle tradizioni, negli stili di vita e nelle culture locali profonde caratteristiche di unicità, di indipendenza e soprattutto di omogeneità, che ne definiscono l'immagine comune che appare all'esterno e la distingue abbastanza nettamente dal resto dell'Italia.Il toponimo Sardegna trae origine dal latino Sardinia, termine con cui l'isola era nota nell'antichità classica e che deriva dal nome dei Sardi, riferito alla popolazione che la abitava, costituita da autoctoni con l'apporto di Libi e Fenici.Del passato non ha conservato solamente l'etimologia del suo nome, ma anche una lingua romanza, il sardo, che è la più vicina al latino originario. A testimonianza della sua storia travagliata conserva anche numerosi resti di epoca preistorica, fenicia, romana, medievale e moderna.

Diritto

La Regione Autonoma della Sardegna nacque come organo di governo l'8 maggio 1949, quando fu eletto il primo Consiglio regionale, a conclusione di un percorso che determinò la “specialità” del suo statuto; questo fu emanato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3. Lo statuto sardo è stato modificato con le leggi costituzionali 31 gennaio 2001, n. 2, e 18 ottobre 2001, n. 3. La prima legge consente alle regioni a statuto speciale di organizzarsi sul modello già previsto per le regioni a statuto ordinario, con una forte connotazione presidenziale (il presidente in base a una legge costituzionale del 2000 viene eletto direttamente dai cittadini). La seconda regola il decentramento di funzioni dalla Regione agli enti locali, con la ripartizione delle competenze tra Stato, Regione e sistema delle autonomie locali. La Regione ha facoltà di adattare alle proprie specifiche esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme integrative su: istruzione di ogni ordine e grado; lavoro, previdenza e assistenza sociale; antichità e belle arti.Sullo statuto speciale sono fondati l'ordinamento interno e l'autonomia della Regione Sardegna, costituita dall'organo legislativo (Consiglio regionale) e dagli organi esecutivi (Giunta regionale, presidente della Regione), che durano in carica cinque anni. Il presidente della Regione è a capo dell'esecutivo e rappresenta la Regione. Poiché la Sardegna si divideva in solo quattro province, malgrado sia la terza regione per superficie (dopo Piemonte e Sicilia), dal 1997 il Consiglio regionale sardo si è adoperato per portare il numero di province a otto (le nuove province sono quelle di Carbonia-Iglesias, Ogliastra, Olbia-Tempio e Medio Campidano) attraverso una legge regionale istitutiva della nuova divisione amministrativa. Questa iniziativa della Regione è entrata in vigore, anche in base a una sentenza della Corte Costituzionale circa i poteri regionali in materia, per cui le nuove province sono divenute operative nel 2009.

Territorio: morfologia

Il rilievo sardo è costituito da una successione irregolare e caotica di gruppi isolati, allineamenti montuosi, altopiani e ripiani, profondamente intaccati dall'azione erosiva e disposti apparentemente senz'ordine.Nella fascia orientale netta è la prevalenza delle aree montuose, a volte anche molto scoscese, formate da vaste intrusioni granitiche messe allo scoperto dall'erosione; al contrario, prevalgono le aree collinari nella fascia occidentale, caratterizzata da una struttura geologica più varia e complessa, nella quale si alternano i pianori basaltici e trachitici, le formazioni sedimentariemioceniche, i calcarimesozoici poggianti sulla sottostante piattaformapaleozoica, in larga parte ora allo scoperto.Un elemento caratteristico e molto evidente all'interno del quadro morfologico della Sardegna è la presenza della fossa tettonica del Campidano, colmata da depositi pleistocenici, che attraversa il settore meridionale dell'isola con direzione NW-SE, collegando il golfo di Oristano con quello di Cagliari e separando il distretto montuoso del Sulcis e dell'Iglesiente, a SW, dalla ben più vasta regione montuosa a N e a E che interessa gran parte dell'isola e che si innalza ai 1834 m della punta La Marmora nel gruppo del Gennargentu.Le coste (1849 km, comprese le isole minori), se si escludono i tratti in corrispondenza delle pianure costiere, sono alte e spesso strapiombanti e pittoresche. Fiancheggiano la Sardegna alcune piccole isole, poco distanti dalla costa: a NE si trova l'arcipelago di La Maddalena, con La Maddalena, Caprera e altre isole minori; poco più a S, sulla costa orientale, si erge l'alta e dirupata Tavolara (565 m), con la vicina Molara. Al capo opposto della Sardegna, nell'angolo SW, fronteggiano la costa del Sulcis le isole di San Pietro e di Sant'Antioco; quest'ultima, la più grande delle isole minori italiane dopo l'Elba, è congiunta alla terraferma da una diga costruita già in età antica. A NW si trova l'isola Asinara, mentre di fronte alla penisola del Sinis, in provincia di Oristano, si trova la piccola e pianeggiante isola di Mal di Ventre.La morfologia e le caratteristiche climatiche definiscono il regime torrentizio di molti corsi d'acqua regionali, con portate relativamente copiose d'inverno e accentuate magre estive. Si possono citare il Flumendosa e il Cedrino sul versante orientale, il Mannu-Coghinas, tributario del golfo dell'Asinara, e il Tirso, che si getta nel golfo di Oristano. I principali specchi d'acqua sono gli stagni costieri dei golfi di Oristano e di Cagliari e i bacini di sbarramento artificiale, fra i quali i laghi Omodeo e del Coghinas. L'unico lago naturale è il lago Baratz, presso Alghero.

Territorio: clima

Il clima è di tipo mediterraneo, con estati prolungate oltre il limite convenzionale del calendario, caratterizzate da pochissima umidità e calde, anche se molto ventilate; gli inverni, invece, sono brevi, piovosi e non freddi, ma non nelle aree più elevate. Le temperature medie annue oscillano tra i 18 ºC lungo le fasce costiere e i 14 ºC dell'interno, scendendo però a valori ancor più bassi, fino a 12 ºC, nella regione montuosa del Gennargentu.Le precipitazioni sono concentrate in larga misura nei mesi invernali e sono distribuite in modo piuttosto irregolare in conseguenza del frazionamento morfologico dell'isola: nelle aree più elevate raggiungono i 1300 mm annui, ma nel Campidano, nella Gallura e in larghe fasce costiere non superano i 600 mm. Il vento predominante che soffia sulla Sardegna un po' in tutte le stagioni è il maestrale (da NW) e interessa specialmente il settore occidentale dell'isola.

Territorio: demografia

Meno colpita di altre regioni meridionali dalle grandi emigrazioni di fine Ottocento-primi Novecento e degli anni Cinquanta-Sessanta del sec. XX, a partire dal Settecento la Sardegna ha avuto una crescita demografica modesta ma costante, che si è arrestata soltanto alla fine del millennio a causa del diminuito tasso di natalità non compensato dall'immigrazione straniera (gli stranieri residenti in Sardegna nel 2002 rappresentavano appena lo 0,7% della popolazione).La regione, dotata di sole due città di media dimensione (Cagliari e Sassari) e quasi spopolata nella montagna interna, è caratterizzata da una densità demografica piuttosto modesta (superiore soltanto a quella della Basilicata e della Valle d'Aosta) e da un tasso di mortalità medio significativamente più basso della media nazionale.I sardi si possono considerare, nel loro complesso, come una minoranza etnica all'interno del quadro nazionale, dato che la lingua sarda è una lingua neolatina a se stante, ben distinta dai dialetti italiani e gallo-italici. Sulla costa occidentale dell'isola sono poi stanziate altre due minoranze linguistiche: quella catalana ad Alghero, risalente al sec. XIV, e quella ligure nell'isola di San Pietro e a Calasetta nell'isola di Sant'Antioco, frutto dell'immigrazione nel Settecento di profughi dalla Tunisia originari di Pegli.

Territorio: struttura urbana e vie di comunicazione

La Sardegna è una delle regioni italiane con il più alto indice di accentramento: la popolazione vive per il 90% in centri urbani, mentre solo la restante quota abita in nuclei e case sparse. Ciò non significa che vi sia una struttura urbana articolata, anzi, molti centri minori, anche se spesso relativamente grandi da un punto di vista demografico, presentano tutte le caratteristiche del borgo rurale.La tendenza all'accentramento è stata particolarmente evidente lungo il litorale, soprattutto a partire dagli anni Sessanta del sec. XX. Ovviamente questo fenomeno deve essere associato a quello delle residenze stagionali turistiche dei molti possessori di seconde case nelle numerose aree balneari della regione.È indubbio che questo sia un quadro caratterizzato da poco equilibrio e da evidenti rapporti di egemonia dei pochi centri funzionali nei confronti di una vasta periferia semiabitata. Questa concentrazione non deve far pensare, tuttavia, alle realtà di conurbazioni tipiche della penisola, infatti quasi i tre quarti della popolazione sarda risiedono in agglomerati di meno di 50.000 abitanti, con un'evidente predominanza dei centri con meno di 10.000 abitanti.L'armatura urbana della Sardegna, insomma, si appoggia da secoli su Cagliari e Sassari, due centri indipendenti fra loro e dotati di servizi anche sofisticati (università, giornali quotidiani), che coordinano rispettivamente il Sud e il Nord dell'isola. Funzioni urbane minori sono svolte da Olbia, Nuoro e Oristano.I più importanti nodi di traffico corrispondono ai grandi porti distribuiti quasi omogeneamente sulle coste dell'isola (Cagliari a S, Olbia a E, Porto Torres a N e Alghero a W); Cagliari, Alghero e Olbia integrano la loro funzione di scali passeggeri anche grazie ai loro aeroporti, importantissimi soprattutto per il traffico turistico e di linea con il continente.Asse principale delle comunicazioni stradali è la SS 131, chiamata “Carlo Felice” dal nome del sovrano sabaudo che la fece costruire, che unisce Cagliari a Sassari. Da essa si dirama la SS 131 D.C.N., che porta a Nuoro e Olbia.La rete ferroviaria è molto ridotta, consistendo in una linea principale (ma a binario unico) che da Cagliari raggiunge con due diramazioni Sassari-Porto Torres e Olbia-Golfo Aranci, e in poche ferrovie locali che si diramano dalle città (da Sassari ad Alghero, Sorso e Nulvi; da Cagliari a Iglesias, Carbonia e Isili; da Nuoro a Macomer). Le vecchie, tortuose e lentissime linee che da Cagliari raggiungevano Sorgono e Arbatax hanno trovato un rilancio come ferrovie turistiche e vengono attivate nel periodo estivo.

Territorio: ambiente

La natura composita della regione, le ampie superfici boschive e spopolate, e la sua caratteristica insulare, pur facendone uno dei luoghi più belli e ammirati al mondo, vengono anche a determinare alcuni rischi ambientali.Il primo riguarda, soprattutto nei mesi estivi, la mancanza di risorse idriche, connessa all'aridità di molte aree, e il rischio di incendi, sempre molto elevato anche a causa della natura dolosa di molti di essi.Nei mesi più piovosi, rari comunque, si concretizza, a causa del regime altamente variabile dei corsi d'acqua, un significativo rischio idrogeologico (frane, alluvioni).Questi due fenomeni, connessi tra loro, mettono in grave crisi il tipico bioma sardo costituito da macchia mediterranea e da specie animali quasi esclusive dell'isola tirrenica (come il muflone).Al contesto litoraneo invece resta più legata l'emergenza riguardante il sovrautilizzo di diverse aree costiere e la cementificazione nei pressi di alcune località turistiche. La regione presenta il minor rischio sismico in Italia.Considerate le molte emergenze ambientali, il carattere unico e complesso del bioma sardo e la fragilità degli ecosistemi insulari, si potrebbe pensare a un'adeguata superficie protetta e a un'ampia varietà di strutture dove la tutela dell'ambiente sia la missione principale.In realtà, rispetto alle regioni italiane di pari dimensioni, esiste un numero sensibilmente inferiore di zone adibite alla tutela, anche se ciò non deve ingannare: a parte il Parco Regionale di Porto Conte, in provincia di Sassari, sono state istituite, infatti, aree naturalistiche di vario genere, monumenti naturali, parchi marini, riserve litorali, per una superficie protetta pari al 7,7% del territorio regionale. Fra le aree marine protette rientra tutta la parte meridionale del “Santuario internazionale per i mammiferi marini”, che si estende fino alle coste della Liguria e interessa tutta la costa settentrionale della Sardegna da capo del Falcone a capo Ferro.La parte più consistente delle aree protette è rappresentata dai parchi nazionali: il Parco Nazionale del Gennargentu e del Golfo di Orosei, istituito nel 1998; il Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena, che comprende un'area marina e una terrestre; il Parco Nazionale dell'Asinara, che protegge un habitat ecologico ancora intatto.Interessante è il Parco Geominerario della Sardegna, promosso dall'UNESCO e divenuto una realtà nel 2004, che tutela il patrimonio storico-culturale e tecnico-scientifico delle antiche miniere ormai abbandonate, concentrate nelle province di Cagliari, Nuoro e Oristano.Le numerose comunità montane sono state principalmente istituite nella zona dell'entroterra con fini di valorizzazione e sviluppo delle risorse. Nelle varie iniziative si rivelano decisivi la partecipazione e il coinvolgimento della popolazione locale, come nel caso della Comunità Montana della Barbagia, sita in una delle regioni montane più selvagge dell'isola, dove gli abitanti hanno contribuito all'organizzazione di alcuni musei locali di varia natura, archeologici, naturalistici e antropologici. La Comunità Montana del Nuorese, nella quale è incluso il capoluogo stesso, è contraddistinta da un bacino demografico di dimensioni e caratteristiche particolarmente significative. La Comunità Montana Riviera di Gallura comprende una delle aree più ricche e più valorizzate della Sardegna; fra i comuni che la costituiscono spiccano per dimensioni Olbia e Arzachena e per importanza economica e turistica, Santa Teresa Gallura, Golfo Aranci e Palau.

Economia: generalità

Terra caratterizzata dall'isolamento secolare e da difficili condizioni ambientali, la Sardegna ha conosciuto un'espansione della sua gamma di attività economiche produttive soprattutto negli ultimi decenni del Novecento. I migliori risultati si sono avuti nel turismo, nell'edilizia, in alcune forme di agricoltura e in alcuni comparti specializzati dell'industria manifatturiera, mentre la tradizionale attività mineraria si è notevolmente ridimensionata.

Economia: agricoltura e allevamento

Fino alla seconda metà del Novecento l'agricoltura rappresentava un comparto molto specialistico, alieno dalla grande produzione e spesso poco competitivo sui mercati nazionali.Ovviamente il settore primario (che occupa l'8% della popolazione attiva) è sempre stato fortemente condizionato dai caratteri morfologici, pedologici e climatici dell'isola, come pure dalla struttura fondiaria; miglioramenti si sono registrati, in un primo tempo, fra i due conflitti mondiali e sono poi derivati in particolare dall'intervento della Cassa per il Mezzogiorno, promotrice di opere di riforma agraria, di bonifica e irrigue. Nelle aree pianeggianti e soprattutto nel più fertile Campidano hanno così trovato luogo coltivazioni specializzate più redditizie di quelle cerealicole tradizionalmente dominanti: il grano duro è stato affiancato da arance e altra frutta, ortaggi (cavolfiori, pomodori e soprattutto carciofi), olive e uva da vino (principalmente da taglio, ma anche con alcune varietà enologiche di pregio).La vera rivoluzione si è avuta, tuttavia, dagli anni Ottanta, quando sono stati ridefiniti i rapporti di forza tra i vari indirizzi colturali dell'isola.Al primo posto si è consolidata la secolare tradizione dell'allevamento (ovino e caprino), cui è da ricondurre la maggioranza del reddito agricolo fornito dalla zootecnia. Nonostante la ridotta estensione dei pascoli, soprattutto tra novembre e marzo, esso conta un numero assai elevato di capi: più intensamente praticato, in forma brada o transumante, nelle regioni montuose e collinari della Barbagia e sugli altopiani di Bitti e Buddusò, fornisce lana, carne e formaggio, in buona parte esportato (pecorino, destinato al mercato statunitense).In posizione secondaria ma molto importante la vocazione di alcune aree alla produzione dell'olio e di etichette vinicole d'eccellenza: cannonau e vermentino di Gallura DOC su tutti. Significativa è la coltivazione di prodotti agricoli di qualità superiore, come in particolare quelli derivanti dall'agricoltura biologica, fra cui spiccano gli ortaggi per i mercati delle grandi aree urbane continentali.Molto importanti sono altre produzioni gastronomiche e di settore, come il sughero che si ottiene da querceti molto estesi nella provincia di Sassari.

Economia: industria

Un'analisi del settore secondario (che impiega il 24% degli occupati) nell'isola si può far partire dalla crisi petrolifera del 1973-74; la Sardegna fu colpita pesantemente: diminuirono le risorse finanziarie pubbliche destinate allo sviluppo dell'isola e anche il comparto chimico, fino ad allora punta dell'industria sarda, conobbe una pesante recessione.L'Ente regionale negli ultimi anni Settanta del Novecento tentò di favorire il potenziamento della piccola e media industria: ma dopo una breve ripresa i settori chimico, tessile e metallurgico cedettero. La crisi, produttiva e occupazionale, continuò negli anni Novanta, registrando un picco negativo nel periodo 1990-98.Tuttavia in alcuni settori esistono livelli eccellenti di produzione.Nel comparto energetico la Sardegna riesce a essere competitiva con il resto del Paese; gran parte della produzione di energia proviene da centrali termoelettriche, anche se nell'isola sono presenti impianti per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili (sono attivi da tempo numerosi parchi eolici). Le attività estrattive, un tempo ricchezza dell'Iglesiente e del Sulcis, sono quasi completamente abbandonate salvo per alcuni minerali rari o pregiati come la bauxite a Olmedo, l'oro a Furtei, la trachite grigia a Serrenti, il caolino a Laconi e la fluorite a Cagliari.

Economia: servizi

È in questo settore – che occupa il 68% dei lavoratori sardi – che dal finire del sec. XX si assiste alle dinamiche di sviluppo maggiormente interessanti.Dalla seconda metà degli anni Novanta anche in Sardegna ha acquistato particolare peso il comparto delle telecomunicazioni, nell'ambito del quale è nata l'impresa Tiscali, giunta in breve tempo ad assumere rilevanza internazionale.Resta, comunque, il turismo l'attività economica più dinamica della regione. Prevalentemente balneare e concentrato soprattutto nella parte settentrionale dell'isola (dove la Costa Smeralda ha assunto notorietà internazionale). Malgrado la sua importanza, esso trova alcuni limiti nel fatto di essere un prodotto di imprenditoria esterna e di non riuscire a creare significative forme di integrazione con gli altri comparti dell'economia, né a valorizzare a sufficienza l'entroterra.Si avverte la necessità, non solo nell'ambito turistico, di coordinamento tra sviluppo locale e tutela del patrimonio culturale e paesistico dei centri sardi. A questo proposito alcune politiche di sviluppo regionale hanno perseguito una valorizzazione dei beni culturali e ambientali; valorizzazione che passa anche attraverso una maggiore pubblicizzazione delle attrattive esterne ai classici circuiti di massa e dei prodotti locali.Per cercare di controllare la cementificazione delle coste, la Regione ha imposto norme molto più rigide sulla edificazione di costruzioni lungo il litorale.

Economia: distretti industriali

Esistono in Sardegna alcuni settori industriali di particolare pregio, che hanno permesso la creazione di distretti produttivi integrati con l'agricoltura e l'attività estrattiva.Il distretto di Orosei, particolarmente dinamico nell'estrazione del marmo, è concentrato in una fascia pedemontana relativamente ristretta della provincia di Nuoro. Comprende diverse centinaia di operatori che hanno raggiunto livelli di eccellenza anche nella lavorazione, lucidatura e finitura del materiale estratto.Nel distretto di Gallura, in provincia di Sassari, di antica tradizione, l'estrazione e la lavorazione del granito caratterizzano un'ampia costellazione di imprese site intorno a numerose cave.Nel distretto di Sassari diverse imprese si sono specializzate nella lavorazione del sughero, che viene acquistato anche dall'estero in forma di semilavorato. È il più grande nucelo produttivo sardo per dimensioni occupazionali.Il maggiore centro di produzione tessile in Sardegna è il distretto di Samugheo, caratterizzato da imprese dedite particolarmente all'esportazione negli Stati Uniti, in Germania e in Giappone. Vengono utilizzati soprattutto lino e cotone, che venivano decorati con motivi artistici già nei sec. XV-XVII.

Preistoria

Per molto tempo la Sardegna è stata considerata priva di frequentazione umana prima del Neolitico, per il suo isolamento geografico dalla penisola nel corso del Pleistocene; tuttavia, in seguito alle prime ricerche di O. Cornaggia Castiglioni, che risalgono alla fine degli anni Settanta del Novecento, e a quelle successive di F. Martini, sono stati segnalati numerosi complessi su scheggia e su ciottolo attribuiti al Paleolitico inferiore. Tali sono, per esempio, i siti di Sa Coa de Sa Multa vicino a Laerru, tipologicamente collegati al Clactoniano peninsulare, o i manufatti raccolti nella regione dell'Anglona, nella Sardegna settentrionale, lungo il rio Altana, e quelli nel bacino di Laerru-Perfugas, attribuiti al Protocharentiano o Tayaziano rissiano, come anche l'industria di Sa Pedrosa-Pantallinu. Al Paleolitico superiore, e in particolare a un generico Epigravettiano, sono stati riferiti gli scarsi manufatti rinvenuti a grotta Corbeddu, nei pressi di Nuoro. Durante il Neolitico un ruolo importante ebbero i giacimenti di ossidiana, specialmente quelli del monte Arci, che alimentò certamente un vasto commercio verso le regioni circostanti. Ricerche condotte alla fine del sec. XX hanno consentito di ricostruire lo sviluppo delle facies neolitiche dell'isola; quella di Ozieri, della seconda metà del IV millennio a. C., si contraddistingue per una ricca cultura materiale e per la comparsa delle caratteristiche sepolture ipogee (domus de janas). Da quel momento in poi la Sardegna fu stabilmente inserita in circuiti di scambio che coinvolsero sia il Mediterraneo occidentale (è forte l'influsso della facies del bicchiere campaniforme, nell'Eneolitico) sia quello orientale (come dimostrano i numerosi frammenti micenei dell'Età del bronzo e i vasi sardi rinvenuti a Creta e relativi allo stesso periodo). Agli inizi del II millennio a. C. si data la comparsa dei nuraghi, caratteristiche costruzioni a torre, che punteggiano il paesaggio della campagna sarda; intorno a essi, a volte di grandi dimensioni e notevole complessità architettonica, si sviluppano ampi villaggi, pozzi e fonti sacre e altri elementi tipici di una società articolata (come a Barumini), fino ad arrivare alle manifestazioni di arte (bronzistica) della prima Età del Ferro.

Storia

Durante il II e il I millennio a. C. la Sardegna fu sede di una splendida civiltà, cui è stato dato il nome di “nuragica”, dalla più diffusa e conosciuta delle sue espressioni architettoniche: il nuraghe. Nell'ambito dei rapporti che la Sardegna ebbe con il mondo egeo un posto particolare fu occupato da Micene e soprattutto da Cipro. Il grado di sviluppo raggiunto sull'isola nella prima Età del Ferro è testimoniato dagli intensi scambi praticati con gli Etruschi, ai quali, nel corso dei sec. VII-VI, si sostituirono i Fenici con un organico piano di espansione commerciale e territoriale: Caralis (Cagliari), Tharros, Sulcis (Sant'Antioco) e Nora. I Focesi di Marsiglia, a loro volta, fondarono Olbia, ma la loro penetrazione in Sardegna si arrestò dopo la battaglia combattuta nelle acque di Alalia (ca. 535 a. C.) contro Etruschi e Cartaginesi; questi occuparono la zona costiera e ampie zone interne, iniziando un lungo dominio. La stessa Roma rinunciò a commerciare nell'isola in base a un trattato stipulato con Cartagine nel 348 a. C.; nel sec. III, la lotta per l'egemonia sul Mediterraneo causò, infine, lo scontro tra le due potenze, coinvolgendo la Sardegna. Nel 238 a. C., una rivolta di mercenari al soldo di Cartagine offrì a Roma il pretesto per inviare alcune legioni sull'isola. Vinta la strenua resistenza sarda e cartaginese (226 a. C.), i Romani associarono la Sardegna alla Corsica, affidandone il governo a un pretore con pieni poteri civili e militari. Roma continuò a lungo a trattare l'isola come una terra di conquista, senza concedere, per tutta l'età repubblicana, la libertà a nessuna città: numerose furono perciò le rivolte, tra cui particolarmente violenta quella organizzata dal cartaginese Amsicora (215 a. C.) e quella del 178 a. C., che fu domata da Sempronio Gracco con la riduzione in schiavitù di decine di migliaia di uomini. Alla fine del sec. II a. C. le sommosse ebbero fine, ma la resistenza continuò a manifestarsi nell'interno con fenomeni di banditismo. Cesare concesse a Cagliari i diritti civili romani, mentre Turris Libisonis (Porto Torres), Sulcis e Tharros divennero colonie. Durante l'impero la Sardegna fu separata dalla Corsica e amministrata come provincia dal Senato: essa andò lentamente romanizzandosi, pur conservando caratteristiche sue proprie. Alla fine del sec. III la riforma attuata da Diocleziano portò la provincia a dipendere dalla corte di Roma, ossia dal governo d'Italia, di cui fece parte fino al dissolvimento dell'Impero. Diventata nel 455 la base marittima dei Vandali, l'isola fu conquistata dai Bizantini in seguito alla vittoria di Belisario (533-534). Giustiniano provvide a insediarvi un comando militare per la difesa e un giudice per l'amministrazione. Il soffocante dominio bizantino aggravò la decadenza già in atto nell'isola; ne favorì al contempo la cristianizzazione, completata da Gregorio Magno nel 594, anche grazie alla forte presenza del monachesimo basiliano. La Sardegna rimase al riparo da nuove incursioni fino agli inizi del sec. VIII, quando la minaccia musulmana toccò le sue coste, causando il distacco da Bisanzio. Tuttavia, gli attacchi saraceni non si concretarono in stabile dominio, reso forse superfluo dalla contemporanea conquista musulmana della Sicilia. Con lo sfaldarsi del dominio bizantino, alla fine del sec. VII si affermarono sull'isola quattro “giudicati”, sorti dalle quattro città-stato di Torres, Cagliari, Gallura e Arborea. Poco si sa del primo periodo giudicale, travagliato da continue scorribande degli Arabi. Con il sec. XII si aprì il secondo periodo del giudicato, che coincise con una profonda trasformazione istituzionale, basata sulla struttura tipica del principato e connotata da una pesante politica dinastica fondata su alleanze matrimoniali. Fu proprio questa politica che consentì, intorno al 1160, a Barisone, giudice di Arborea, di diventare in breve tempo il punto di riferimento dell'intera isola; al suo fallito tentativo di unificazione seguì un periodo di grave anarchia e di dominio di genovesi (Torres) e pisani (Cagliari e Gallura), in lotta tra loro. Il Giudicato d'Arborea riconquistò prestigio e peso politico con Mariano de Serra, potente alleato di Pisa (1265). Nel 1297 il papa Bonifacio VIII compì un gesto destinato a sconvolgere la struttura politica dell'isola, cedendola a Giacomo II d'Aragona (1297). Il possesso effettivo fu preso più tardi dall'infante Alfonso, che iniziò (1323) una dura guerra di conquista e, imposto l'ordinamento feudale, vi trapiantò la nobiltà catalana. Il dispotismo dei nuovi venuti e l'attaccamento all'autonomia e alle libere istituzioni suscitarono profondi risentimenti nella popolazione. La prima città a sollevarsi fu Sassari (1325), seguita da altri centri, con l'aiuto dei Doria di Genova, dei Malaspina di Lunigiana e dei Pisani; ma fu attorno ai giudici di Arborea che si raccolse la più strenua resistenza. Mariano IV liberò la fascia occidentale dell'isola, tra Sassari a Cagliari, con una guerra proseguita dai figli Ugone III, prima, ed Eleonora, poi, la famosa giudichessa d'Arborea. Questa promulgò la Carta de Logu (1395), la raccolta di leggi tanto apprezzata dall'aragonese Alfonso il Magnanimo, il quale la estese a tutta l'isola, quando, assoggettatala interamente, volle rinnovarne l'amministrazione. Non per questo la dominazione divenne più tollerabile e diverse furono le sommosse antiaragonesi. Dopo il fallimento dell'ultima rivolta, con la sconfitta dei sardi a Macomer (1478) e il passaggio dell'isola sotto il dominio spagnolo, iniziò per la Sardegna un lungo periodo di declino. Ferdinando il Cattolico soffocò le autonomie, concesse la preminenza alla nobiltà spagnola e ostacolò i contatti con il continente italiano. L'amministrazione spagnola attuò un processo di “spagnolizzazione” investendo metodicamente e profondamente le istituzioni, le attività economiche e la stessa lingua. L'opprimente presenza spagnola allontanò dall'Italia l'isola, che rimase estranea al processo culturale e politico del Rinascimento e dell'Umanesimo. Fu la guerra di successione spagnola a far tornare la Sardegna entro i confini della storia italiana. I trattati di Utrecht (1713) e di Rastatt (1714) assegnarono l'isola all'Austria, che nel 1718, con il Trattato di Londra, la cedette ai Savoia. Assumendo il titolo di re di Sardegna, Vittorio Amedeo II di Savoia si impegnò a riconoscere e rispettare tutti i privilegi, gli statuti e le leggi vigenti sull'isola. Tuttavia, se pure molto cautamente, alcuni elementi dell'ordinamento spagnolo vennero soppressi o modificati. Ebbero allora inizio alcune riforme, continuate con più ampio respiro da Carlo Emanuele III (1730-73) per rianimare l'economia e riordinare l'amministrazione e la giustizia. La persistenza delle strutture feudali, specialmente dopo la Rivoluzione francese (1789), ridestò i sentimenti di autonomia causando, dopo il fallito tentativo di sbarco della flotta francese (1792-93), lo scoppio dei moti antifeudali guidati dal giudice Giovanni Maria Angioj (1794-96). I tumulti, comunque, mantennero un carattere economico e sociale più che politico: furono volti contro i grandi feudatari e non contro la sovranità dei Savoia, che nel 1799, costretti dall'avanzata napoleonica ad abbandonare il Piemonte, si rifugiarono a Cagliari. La Restaurazione coincise in Sardegna con una ripresa delle iniziative riformatrici, rinvigorite dall'azione di Carlo Alberto, durante il cui regno si ebbe la soppressione del regime feudale (1835) e la piena unione dell'isola al Piemonte (1847). Lo sforzo riformatore non riuscì ad affrancare la Sardegna da una situazione economica e sociale sostanzialmente arretrata. Già nel 1820 l'assetto della proprietà fondiaria, caratterizzato dalla larghissima estensione delle terre comuni e dal continuo rinnovarsi del conflitto tra pastori e agricoltori, subì una radicale ristrutturazione con l'editto detto delle “chiudende”, per il quale era data a chiunque fosse in possesso di terre la facoltà di recintarle; questo processo alimentò prepotenze e criminalità, nella sua forma tipica del banditismo legato al mondo pastorale e montano, e un profondo scetticismo verso lo Stato. Il nuovo secolo si aprì con sommosse popolari (quella, tragica, di Buggerru è del 1904). Ma la maggiore sollevazione si ebbe dopo la prima guerra mondiale, quando i reduci, raccolti nel movimento combattentistico del Partito Sardo d'Azione, posero di fronte all'Italia la “questione sarda”, la cui soluzione veniva indicata in una nuova autonomia. Gli interventi di maggior rilievo durante il regime fascista furono le costruzioni di bacini artificiali per l'irrigazione e la produzione di energia elettrica e la fondazione di Arborea (al centro di una grande bonifica) e di Carbonia (accanto a un giacimento minerario). Toccata marginalmente dalla seconda guerra mondiale, la regione partecipò pienamente al grande moto di ricostruzione e di rinascita nazionale; nel 1949 nacque la regione autonoma sarda a statuto speciale, con capoluogo Cagliari.

Archeologia

Il sito di Monte d'Accoddi (Sassari) conserva il più notevole monumento del megalitismo prenuragico, che rimanda alle ziqqurat mesopotamiche. Tra i più interessanti resti delle culture antiche sarde sono le cosiddette “domus de janas”, tombe ipogee di età neolitica scavate su pareti di roccia e formate da una o più camere; il più grandioso di tali complessi è quello di Sant'Andrea Priu, nei pressi di Bonorva. Testimonianze del fenomeno del megalitismo sono anche menhir, dolmen e strutture dolmeniche connesse alle domus de janas. Alla media Età del Bronzo risale l'aspetto più tipico della civiltà nuragica, comprendente torri nuragiche con primitivi villaggi, forme ceramiche, tombe megalitiche, dette “tombe dei giganti” (con stele centinata), e templi a pozzo dedicati al culto delle acque (complessi nuragici di Santa Cristina, a Paulilatino; di Sa Testa, a Olbia; di Santa Vittoria, presso Serri; di Coni, a Nuragus); sono frequenti anche i betili di basalto (perdas fittas). Di nuraghi ne esistono molte centinaia sparsi in tutta la regione, tra cui quelli maestosi di Su Nuraxi (Barumini) e Santu Antine (Torralba). Dai templi e dalle tombe provengono i noti bronzetti (raffiguranti guerrieri, animali, divinità, esseri mostruosi, oggetti di culto, barche), che si datano tra i sec. VIII e V a. C., preziosi per la conoscenza della civiltà sarda. Nel loro stile caratteristico, lontano dai canoni dell'antichità classica, si possono distinguere una corrente geometrica (bronzi di Uta) e una naturalistica (bronzi dell'Ogliastra e della Barbagia). Alla colonizzazione fenicio-punica delle coste della Sardegna (sec. VIII-VI a. C.) si deve la fondazione, intorno a scali portuali caratterizzati da isolotti antistanti la costa e da lagune, delle prime città: Caralis (Cagliari), Tharros (nei pressi di Cabras), Sulcis (Sant'Antioco) e Nora; più all'interno sono l'importante centro fortificato di Monte Sirai, sorto su un precedente nuraghe, e la fortificazione isolata di San Simeone, a Bonorva. Testimonianze di tale civiltà sono, oltre alle fortificazioni, i santuari (specialmente i tophet con le stele figurate) e i corredi delle necropoli (vasi, vetri, statuine fittili, oreficerie, amuleti). Anche dopo la conquista romana la Sardegna conservò alcune caratteristiche particolari. A Nora e Tharros, importanti centri archeologici dell'isola, i monumenti romani presentano, talora, carattere punico; ad Antas, nei dintorni di Fluminimaggiore, il tempio romano (ma di tipo punico-romano) del sec. III, dedicato al dio protettore dell'isola, Sardus, è preceduto dal tempio punico (sec. V a. C.) del dio semiticoSid. Numerosi resti punici e romani sono ancora visibili in molte città costiere, come Cagliari (anfiteatro, necropoli), Domus de Maria (resti della città punica Bithia), Sant'Antioco (Sulcis), Cuglieri (resti della città punica di Cornus), Bosa, Porto Torres (complesso termale detto “Palazzo di Re Barbaro”), Olbia, e in alcune località interne (impianti termali di Bagni Oddini e Fordongianus, l'antica Forum Traiani). Nel 1995, nella valle di Sorgono (Nuoro), sono stati scoperti menhir di granito che raffigurano delle divinità e formano un santuario risalente al 2500 a. C.

Arte

La più antica testimonianza sarda di arte paleocristiana è costituita dalla catacomba di Sant'Antioco (sec. II), ricavata da ipogei punici, ma il primo importante esempio di architettura cristiana nell'isola è la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, già San Saturno, presso Cagliari (sec. VI), a pianta centrale con cupola, di evidente derivazione romana. Pochi sono gli edifici preromanici: l'oratorio di San Giovanni, ad Assemini, e le chiese di San Giovanni in Sinis, presso Cabras, e di Santa Maria, a Bonarcado; tutti databili ai sec. X-XII, rivelano nella struttura e nelle decorazioni l'evidente persistenza di motivi bizantini. Ben più significative sono le testimonianze d'arte romanica, le più antiche delle quali sono le chiese di San Pietro, a Bosa, e di Santa Sabina, a Silanus. Verso la fine del sec. XI cominciarono a svilupparsi varie correnti architettoniche. I monaci benedettini di San Vittore di Marsiglia importarono in Sardegna motivi di derivazione provenzale, presenti nella ricostruzione della chiesa dei Santi Cosma e Damiano, a Cagliari, nella parrocchiale di Sant'Antioco, nella chiesa di Sant'Efisio, presso l'area archeologica di Nora, a Pula, e nelle chiesette di Santa Maria di Sibiola, nei pressi di Serdiana, e di San Platano, a Villaspeciosa, caratterizzate tutte da copertura in parte a capriate e in parte a botte con archi trasversali. All'influsso francese si affianca quello pisano-lucchese, che compare nella basilica di San Gavino, a Porto Torres (sec. XI-XII), dovuta probabilmente a un architetto toscano. A questo modulo stilistico si rifanno varie chiese, tra cui quella di Santa Giusta, nell'omonimo comune (sec. XII), che ricorda nelle pareti esterne decorate da arcature cieche le architetture di Buscheto. Di generica derivazione toscana, non senza motivi originali, sono altre chiese, tra cui la severa Santa Maria del Regno, ad Ardara (sec. XII). L'estendersi dell'influsso stilistico toscano alla parte meridionale dell'isola, dapprima caratterizzata dallo stile francesizzante, è testimoniato dalla chiesa di Santa Maria, a Uta, capolavoro dei monaci di San Vittore, ma nella quale appare evidente, accanto a quella di maestranze francesi, l'opera di maestranze pisane. Fra i sec. XII e XIII gli influssi stilistici si fecero più vari, pur restando prevalente quello pisano-lucchese. La basilica di San Pietro di Sorres, a Borutta, per esempio, si rifà a stilemi pistoiesi, mentre elementi toscani e lombardi si fondono nelle chiese della Santissima Trinità di Saccargia, presso Codrongianos, di Nostra Signora di Tergu e di San Pietro di Simbranos o delle Immagini, nei pressi di Bulzi. Dal 1147 l'insediamento in Sardegna di monaci cistercensi introdusse nuovi influssi francesi (abbazia di Santa Maria di Corte e chiesa di San Pietro, a Sindia; chiesa di San Lorenzo, a Silanus; abbazia di Nostra Signora di Paulis, nei dintorni di Ittiri, inizi sec. XIII). Nell'architettura cistercense sarda manca però l'aspetto gotico tipico di quella continentale. Il romanico dominò in Sardegna per tutto il sec. XIII, come dimostrano l'ampliamento della chiesa di Santa Maria, a Bonacardo, varie chiese di Cagliari e di Iglesias e, infine, la chiesetta di San Pietro, a Zuri (fine sec. XIII), nei pressi di Ghilarza, eretta da Anselmo da Como, di gusto tipicamente lombardo. Più modeste rispetto all'architettura appaiono le arti figurative. La scultura ha prevalente funzione decorativa (rosoni, capitelli, portali); notevoli, per ciò che riguarda la pittura, sono gli affreschi nella chiesa della Santissima Trinità di Saccargia (sec. XIII), influenzati dalla pittura benedettina laziale. Poche sono le realizzazioni artistiche del sec. XIV, attestate in prevalenza da architetture militari (Cagliari, Oristano). In pittura e scultura sono particolarmente sensibili gli influssi toscani; degno di menzione è il Crocifisso della chiesa di San Francesco, a Oristano, che testimonia il crescere delle influenze spagnole nell'isola. All'inizio del Trecento fu sistemato nella cattedrale di Santa Maria, a Cagliari, il pergamo romanico di Maestro Guglielmo (1159-62), proveniente da Pisa. Verso la metà del sec. XV si registrò un aumento dell'attività edilizia, caratterizzata dalla presenza di maestranze aragonesi o, comunque, influenzata da stilemi catalani. Tra le opere di maggior rilievo, oltre a numerosi complessi fortificati, sono: la cattedrale di Alghero, il duomo di Sassari e la chiesa di San Giorgio, nei dintorni di Perfugas. Nelle chiese, alla copertura con volte a crociera si affiancò quella in legno, di derivazione spagnola. Modesta la scultura, mentre in pittura predomina nettamente l'attività di maestri spagnoli. Solo sul finire del secolo appaiono attivi artisti locali, come G. Barcelo, il Maestro di Olzai, il Maestro di Castelsardo, il Maestro di Ozieri e la famiglia dei Cavaro, titolari di una fiorente bottega a Cagliari e iniziatori della cosiddetta “Scuola di Stampace”. Il gotico perdurò in Sardegna fino al principio del sec. XVII (l'unica, modesta manifestazione rinascimentale è la chiesa di Sant'Agostino, a Cagliari, fine sec. XVI), acquistando peculiarità locali che si notano in particolare nella cappella della cattedrale di Oristano, nota come “Archivietto” (1622-26), di forme tarde gotico-rinascimentali. Gli elementi più caratteristiche dell'arte tra Quattrocento e Cinquecento furono i retabli, polittici derivanti dalla tradizione iberica. Nei sec. XVII e XVIII si diffusero le forme barocche, di influsso sia spagnolo (facciata del duomo di Sassari) sia italiano (chiesa di San Michele, a Cagliari), ma in genere di mediocre qualità. Anche in epoche successive l'attività artistica restò poco originale, tranne poche eccezioni: in età neoclassica si distinsero l'architetto G. Cima (parrocchiale dell'Assunta, a Guasila; chiesa di San Francesco, a Oristano; ospedale di Cagliari) e lo scultore A. Galassi, allievo del Canova (mausoleo di Giuseppina Maria Aloisia di Savoia, nella cattedrale di Cagliari; statue e altari nel duomo di Oristano). Nel corso del sec. XIX il progressivo ripopolamento dei grandi centri determinò anche interventi urbanistici di rilievo (sistemazione di piazze, nuovi tracciati e raccordi viari), di cui fecero a volte le spese antiche costruzioni. A Cagliari venne costruito il Palazzo della Provincia, fu aperta via Roma, furono costruiti i portici e realizzato il Municipio. Questo complesso, progettato dall'architetto piemontese C. Caselli, si presenta come un perfetto esempio architettonico di gusto eclettico, unendo all'architettura gotico-aragonese qualche allusione allo stile liberty. Tra la fine del sec. XIX e gli inizi del XX si costituì in Sardegna una corrente artistica autoctona (che si espresse sia nelle arti figurative sia nella letteratura), in cerca di una specifica identità culturale, da intendere anche come rivendicazione etnica all'interno del dibattito che dopo l'Unità d'Italia la regione sostenne con il potere centrale. Qualsiasi avvenimento, almeno nel campo delle arti figurative, si svolse però a un livello decisamente arretrato rispetto alle vicende artistiche non solo europee, come le avanguardie storiche, ma anche italiane, come il futurismo, di cui non c'è traccia nella produzione degli artisti sardi di quei decenni. Una moderata apertura si manifestò solo nei confronti della secessione, che accoglieva in sé tendenze disparate, dalla realistica alla classicista, dalla simbolista alla decorativa. A queste diverse componenti variamente si collegarono gli artisti più in vista dell'isola, attivi fra gli ultimissimi anni dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, come F. Figari, G. Biasi, M. Delitala e altri, i quali concentrarono la loro attenzione quasi esclusivamente su tematiche legate alla storia e alle tradizioni del popolo sardo. Alcuni di essi, come G. Biasi e M. Delitala, si dedicarono anche all'arte xilografica legata all'antica tradizione popolare dell'intaglio del legno. In campo architettonico le vicende del Novecento furono segnate dalla profonda trasformazione dell'isola nel suo passaggio alla modernità, attraverso un'opera di revisione influenzata dai nuovi linguaggi artistici internazionali. Con l'avvento del fascismo si ebbe una cospicua affluenza di denaro pubblico destinato sia a opere infrastrutturali sia alla realizzazione di costruzioni pubbliche e private, particolarmente nelle città di nuova fondazione, come Arborea, nata nel 1928 con il nome di Mussolinia, Fertilia, Cotroghiana e Carbonia, nate con l'idea di riproporre la tradizione urbana italiana con le sue piazze e il tessuto compatto delle residenze. Determinanti, nell'aggiornamento delle costruzioni civili, furono gli studi e le realizzazioni in terra sarda di maestri dell'architettura moderna come A. Mazzoni, S. Muratori e G. Pagano Pogatschnig, nonostante l'ambigua alternanza tra razionalismo e storicismo influenzata dalla politica di propaganda del ventennio fascista. Nel capoluogo sardo di notevole rilievo tra le due guerre fu l'attività dell'architetto U. Badas, che partecipò anche alla nuova stagione architettonica degli anni Cinquanta progettando tra gli altri edifici la sede della Banca di Roma a Cagliari (1955) e il padiglione dell'artigianato “Eugenio Tavolara” (1956) a Sassari. In seguito all'intenso sviluppo economico degli anni Sessanta vennero realizzate soprattutto le abitazioni unifamiliari per vacanze lungo la costa (alcune ideate da firme prestigiose, come quelle di M. Zanuso, C. Boeri, U. Riva), che da allora hanno cominciato a incidere profondamente sulla trasformazione del territorio, insieme al fiorire dei villaggi turistici e delle infrastrutture a essi legate. Vanta una tradizione secolare l'artigianato isolano, in parte ancora attivo nella produzione di tappeti di lana con motivi di uomini e animali stilizzati; nei merletti, specie di Bosa; nella ceramica, che nei modelli di Oristano riproduce fedelmente forme antichissime; nell'oreficeria applicata a rosari, orecchini, bottoni, amuleti, collane, cinture, bracciali e altro, in oro e argento, perlopiù in filigrana, di chiara e vivace ispirazione, specchio di un gusto popolare ricco di fantasia.

Cultura: generalità

Una “terra che non assomiglia a nessun luogo” è stata definita la Sardegna, in cui sono ancora ben visibili le tracce dei suoi più antichi abitanti, come le zattere e le imbarcazioni di canne e giunco ripiegato che ancora navigano sulla laguna presso Oristano. Sia per la condizione geografica sia per la volontà politica dei dominatori, la civiltà sarda ha sempre avuto infatti caratteri più conservativi di quella del restante Mediterraneo e in ogni tempo ha mantenuto più tenacemente forme del periodo precedente: così nell'antichità ha conservato caratteri protostorici, nel Medioevo modi di vivere precristiani, mentre quelli medievali, una volta affermatisi, sono sopravvissuti in età moderna. Con tutto ciò, ogni epoca ha aggiunto qualcosa, molto si è conservato delle epoche precedenti, molto è stato cancellato o trasformato, ciò che è stato accolto è sempre stato adattato dagli isolani. Agli inizi del terzo millennio, Cagliari e Sassari ospitano le uniche università sarde, e si trovano soprattutto nel capoluogo regionale gli istituti di cultura più importanti; questi sono legati anche al settore archeologico, che in particolar modo dal secondo dopoguerra ha riservato straordinarie scoperte agli studiosi e che ha visto l'UNESCO porre fra i beni dell'umanità il villaggio nuragico di Barumini. Proprio dal punto di vista archeologico la Sardegna attrae l'attenzione degli studiosi; sono infatti numerose le tracce di tutti quei popoli che hanno abitato quest'isola e che hanno lasciato suggestive e talvolta ancora misteriose testimonianze. Cultura, in Sardegna, è la tutela di usi e tradizioni antichi: significativi in questo ambito risultano il ruolo di Nuoro, dove ha sede il principale museo etnologico sulla cultura regionale, e l'ISOLA (Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigiano), che sostiene l'artigianato regionale. Fra i personaggi illustri cui la Sardegna ha dato i natali vanno ricordati G. Deledda, che nel 1926 vinse il premio Nobel per la letteratura, e A. Gramsci, al quale è dedicato a Ghilarza un centro di documentazione sui suoi scritti.

Cultura: tradizioni

L'eredità fenicia, punica, romana, berbera, iberica e piemontese è stata trasformata in una cultura tradizionale e in un folclore che conferiscono alla regione un carattere del tutto particolare, espresso attraverso manifestazioni sacre e profane. Le tradizioni popolari sarde, infatti, sia che si tratti di cultura materiale sia di ritualità religiosa o laica, dimostrano una vitalità che difficilmente si riscontra in altre regioni italiane. Fra le manifestazioni più interessanti sono da segnalare le feste di Carnevale, durante le quali si ritrova l'uso di maschere lignee antichissime come quelle dei Mamuthones del Carnevale di Mamoiada, uno dei più arcaici e interessanti di tutta Europa, o quelle dei Boes (bovini con lunghe corna e campanacci) del Carnevale di Ottana; gruppi mascherati animano il Carnevale di Bosa e quello di Orotelli, caratterizzati anch'essi da rituali e travestimenti di origine arcaica. A Oristano, nello stesso periodo si celebra la Sartiglia, manifestazione con gare e tornei equestri di chiara ascendenza cavalleresca. Tra i riti più suggestivi della Settimana Santa figura la cerimonia della deposizione di Alghero, in cui canti di origine catalana accompagnano la processione del Venerdì Santo. Tipico di questo periodo è poi il cosiddetto rito di s’Iscravamentu, che rappresenta la deposizione del Cristo dalla Croce, celebrato in molti centri sardi (come Nulvi e Osilo). In alcuni paesi si svolge ancora la processione detta de s’Incontru, che rievoca l'incontro tra Maria e Gesù risorto. Grandiose e spettacolari sono le sagre, come quella di Sant'Efisio a Cagliari (in cui si svolge il viaggio del santo con processione e pellegrinaggio da Cagliari a Nora e ritorno).Particolare è anche la festa, chiamata s’Ardia, che si tiene a Sedilo e a Pozzomaggiore, caratterizzata da una cavalcata che rimanda al periodo della dominazione bizantina. Abilità equestri e sfoggio di bellissimi costumi sono alla base anche della Cavalcata sarda di Sassari. Straordinaria ricchezza di costumi tradizionali si trova nell'antico Sposalizio Selargino, nel corso del quale si rievocano riti nuziali tradizionali della zona del Campidano. Particolarmente suggestive sono poi le processioni, che si tengono a Sassari e a Nulvi, dei cosiddetti “candelieri”, ovvero enormi colonne di legno finemente decorate, che rappresentano i mestieri, con relativo santo protettore. Molto sentita è anche la processione a Lula, che si tiene in occasione della Novena di San Francesco di Assisi. Ancora molto vivo è l'artigianato, che spazia in settori quanto mai diversi: Alghero è celebre per la lavorazione del corallo; antica è la tradizione dei coltelli di Pattada e Santu Lussurgiu; tappeti multicolori e arazzi sono intessuti a Nule, Sarule e Dorgali. Tipici dell'artigianato sardo sono poi gli intrecciati. Nelle zone di Oristano e di Cabras è ancora possibile vedere donne in costume che intrecciano stuoie, canestri e cesti, secondo tecniche già note in epoca nuragica. Espressione particolarmente importante dell'arte popolare sarda è la lavorazione del legno, dalla quale derivano i famosi cassoni lignei (o cassepanche), di due tipi: il lussurgese (piccolo, basso e allungato caratteristico del Montiferru) e il barbaricino (tuttora fabbricato a Orani, Tonara e Orosei). Centri famosi per la lavorazione della ceramica sono Oristano (dove è nata la Scuola d'Arte Decorativa per iniziativa dello scultore F. Ciusa) e Assemini, in provincia di Cagliari.Prodotte ancora artigianalmente sono le launeddas, strumento a tre canne che risuona in quasi tutti i balli sardi e che accompagna i tantissimi canti locali.

Cultura: enogastronomia

La cucina sarda è fortemente segnata dall'economia agricolo-pastorale e basata su prodotti semplici, come il pane (carasau, pistoccu o carta da musica, lottura, pizzuola). Tra i piatti più noti figurano i malloreddus (gnocchi sardi), la fregola, i culurzones (ravioli con ripieno di pecorino, spinaci o bietola). Altra specialità locale è il maialetto cotto a carraxiu (posto in una buca scavata nel terreno, sulla brace e su erbe aromatiche e coperto con frasche). Prelibata, oltre all'aragosta, è la bottarga di muggine usata principalmente per condire la pasta. La Sardegna è anche terra di formaggi (spesso gustati con il miele), tra i quali figurano il popolare pecorino, la caciotta, il dolce sardo e il casu axedu, ricavato da una cagliata acida ottenuta dal latte di pecora o di capra. Numerosissimi sono poi i dolci, tra i quali citiamo i sospiri di Ozieri (piccole palline a base di mandorle tritate, avvolte in coloratissime carte veline); i casadinas (ripieni di formaggio pecorino, aromatizzato con zafferano, vaniglia, scorza di limone) e il pane e' sapa, conosciuto anche con il nome di papassino (a base di mosto concentrato), tipico delle festività di Ognissanti e dei Defunti. Vernaccia e malvasia sono i vini più conosciuti della Sardegna, che vanta un notevole numero sia di rossi sia di bianchi; fra le etichette DOC meritano di essere segnalate l'alghero, l'arborea, il cannonau di Sardegna, la malvasia di Bosa, il vermentino di Sardegna e la vernaccia di Oristano. Sardo per definizione è il liquore di mirto, prodotto tramite fermentazione in alcool di bacche di quella pianta, zucchero e miele; cospicua anche la produzione di moscati e malvasie. Prodotti DOP sono i formaggi fiore sardo e pecorino sardo. Il marchio IGP è stato riconosciuto all'agnello di Sardegna.

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