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Sassétti, Filippo

mercante e letterato italiano (Firenze 1540-Goa, India Portoghese, 1588). Dopo aver esercitato la mercatura si dedicò agli studi letterari e filosofici e frequentò, dal 1568 al 1574, l'Università di Pisa. In seguito al dissesto economico della famiglia, dovette tornare all'attività mercantile: sovrintendente all'azienda commerciale dei Capponi, viaggiò per la penisola iberica (Siviglia, Madrid, Lisbona) e fu poi inviato in India come direttore generale del commercio portoghese delle spezie, in particolare del traffico del pepe. Nel 1583 sbarcò sulle coste del Malabar. Le sue Lettere (pubblicate a Firenze nel 1855, con successive riedizioni) da lui spedite dall'India ai parenti e agli amici fiorentini sono il più interessante documento della letteratura di viaggi del Cinquecento. Attente e minuziose sono le osservazioni sul clima, sui costumi e le caste della società indiana, sulla lingua sanscrita (della quale Sassetti fu tra i primi a cogliere la somiglianza con le lingue europee). La lingua di Sassetti è fondamentalmente la lingua parlata fiorentina, la cui icasticità si rivela soprattutto nei paragoni tra gli oggetti esotici e gli oggetti familiari ai destinatari delle lettere. Dell'attività letteraria di Sassetti si ricordano la Vita di Francesco Ferrucci, biografia che si colloca nel solco delle “vite” umanistiche e machiavelliane, il Discorso in difesa di Dante (1572) e la Sposizione sulla poetica di Aristotele. Nel suo Ragionamento sopra il commercio tra i Fiorentini e i Levantini (1577) Sassetti propugnò l'idea di un libero scambio che però andava a tutto vantaggio dei commercianti. Negli anni Sessanta-Settanta del secolo scorso si è avuta una riedizione delle opere di Sassetti, in particolare l'epistolario completo (Lettere indiane, 1961; Lettere da vari paesi 1570-1588, 1971).