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Scalèa

comune in provincia di Cosenza (109 km), 25 m s.m., 22,02 km², 10.027 ab. (scaleoti), patrono: Santa Maria del Carmine (16 luglio).

Cittadina situata sulla costa tirrenica, alla destra della foce del fiume Lao. Sorse nel sec. XI come borgo costiero per la difesa dalle incursioni in una zona già abitata nella preistoria, come attestano i numerosi reperti del Paleolitico trovati nella grotta di Torre Talao; fu poi trasformata in centro fortificato dai Normanni. Durante la guerra del Vespro (1282) si schierò dalla parte degli Aragonesi. Compresa nella Contea di Lauria, passò in seguito a vari feudatari fra cui i Sanseverino (1442), i Caracciolo (1501) e gli Spinelli, cui rimase fino al 1806. § Il centro conserva resti di mura medievali e antiche viuzze. Il castello normanno, costruito sui resti di una rocca longobarda, fu ingrandito nel sec. XI e rimaneggiato da Svevi, Angioini e Aragonesi. Nel centro storico è la chiesa di Santa Maria d'Episcopio, di origine medievale ma rifatta nel sec. XVII, al cui interno si conserva una tela settecentesca di scuola napoletana. Nella parte bassa del centro storico sorge la parrocchiale di San Nicola in Plateis: conserva l'abside in cui sono riconoscibili tracce della precedente costruzione gotica, la cripta dell'Addolorata, con volte a crociera, e, in una cappella, il mausoleo in marmo (1343) dell'ammiraglio Ademaro Romano. Su uno scoglio vicino all'abitato sorge l'antica torre di difesa di Talao, probabilmente eretta su avanzi romani. § L'economia si basa sull'agricoltura (cereali, frutta e ortaggi) e sull'allevamento (pesci d'acqua dolce, suini e bovini). L'industria opera nel settore della lavorazione del legno, dei metalli e del vetro. Notevole importanza riveste il turismo estivo, che ha dato luogo a uno sviluppo edilizio scarsamente controllato.

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