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Scalìgero, Giùlio Césare

letterato e medico italiano (Riva del Garda 1484-Agen 1558). Mutò il primitivo cognome di Bordon in quello di Scaligero per sostenere la discendenza della sua oscura famiglia dagli antichi signori di Verona. Dopo aver studiato medicina e storia naturale a Bologna, si stabilì ad Agen, come medico del vescovo Angelo Della Rovere. Si mise in luce nel 1531 con una violenta satira del Ciceronianus di Erasmo da Rotterdam (Pro M. Tullio Cicerone contra Desiderium Erasmum orationes duo), cui fece seguito una nuova invettiva, pubblicata nel 1536, dopo la morte del grande umanista. Ma l'opera più famosa di Scaligero, destinata ad avere vasta fortuna sul classicismo francese del sec. XVII, è la Poetica (Poetices libri septem, 1561), originale trattazione dell'arte poetica e dei generi letterari. Fine della poesia è per Scaligero il docere delectando, mentre l'imitazione è solo uno strumento per inventare realtà inesistenti ma possibili, anzi superiori al vero. Se da una parte Scaligero anticipa la poetica baroccadella “meraviglia”, dall'altra egli capovolge la concezione leonardesca della superiorità della natura sull'arte, affermando la superiorità dei latini sui greci. A Scaligero si deve anche il De causis linguae latinae, prima grammatica scientifica del latino.

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