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Sciòpero

(Stačka), film sovietico del 1925 di S. M. Ejzenštejn. Opera prima del regista, è, a suo stesso giudizio, “primo esempio d'arte rivoluzionaria in cui la forma si rivela più rivoluzionaria del contenuto”. Il procedimento formale, infatti, organizza il materiale (da una parte le esperienze di lotta del proletariato russo in epoca zarista, dall'altra i metodi di repressione del padronato e della polizia) senza una connotazione storica precisa, ma come un condensato esemplare, una summa dei conflitti di classe, secondo la visione di classe degli operai (o, meglio, dell'artista che vede per loro). Frantumando la narrazione tradizionale e articolando il film in sei blocchi, sostituendo i personaggi singoli con l'eroe collettivo, gli eroi borghesi con l'eroe-massa, applicando il metodo del “montaggio delle attrazioni”, Ejzenštejn parte dalla didattica ma arriva alla metafora, ed esplode in un'opera di profonda rottura con tutto il cinema precedente, che non soltanto prelude al Potëmkin come una sorta di “prova generale”, ma liberamente si afferma in modo autonomo.

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