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Senancour, Étienne Pivert de-

scrittore francese (Parigi 1770-Saint-Cloud 1846). Compiuti gli studi, rifiutò di intraprendere la carriera ecclesiastica e si rifugiò in Svizzera. La rovina finanziaria, un infelice matrimonio, il ritorno definitivo in patria nel 1806, la collaborazione a riviste e giornali del tempo, sono gli avvenimenti di una vita schiva e solitaria, dedita allo studio dei filosofi mistici e animata da qualche momento di celebrità solo negli ultimi anni, grazie all'ammirazione di C. A. Sainte-Beuve e di G. Sand, i quali videro anticipati nella sua opera i temi dell'angoscia fine a se stessa e del romantico mal du siècle. Presente già negli esordi rousseauiani di Rêveries sur la nature primitive de l'homme (1799; Fantasticherie sulla natura primitiva dell'uomo), l'analisi dell'ansia metafisica costituisce tutta la materia del suo capolavoro, il romanzo autobiografico Oberman (1804), ed è ripresa con qualche sistematicità filosofica, alla maniera degli ideologi, nel trattato De l'amour (1806), in Libres méditations d'un solitaire inconnu (1819; Libere meditazioni di un solitario sconosciuto) e nel romanzo Isabelle (1833). Da ricordare anche Observations sur le “Génie du christianisme” (1816; Osservazioni sul “Genio del cristianesimo”), dura polemica contro la religione e contro Chateaubriand. Nel 1925 fu pubblicato postumo il romanzo giovanile Aldomen ou le bonheur dans l'obscurité (Aldomen o la felicità nell'oscurità), prima versione di Oberman.

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