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Serpènti

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Zoologia

Sm. pl. [pl. di serpente]. Sottordine (Serpentes) di Rettili Squamati noto anche come Ofidi (Ophidia). La conformazione generale del loro corpo è estremamente allungata e cilindrica, con sezione ovoidale, triangolare o rettangolare. Più variabile è la forma del capo, ovoidale e triangolare, da conica e breve, a sottile e acuminata, eventualmente fornita di protuberanze; essa può trapassare insensibilmente nel tronco, oppure esserne separata da un collo ben distinto. La coda è più o meno sviluppata, ma comunque è sempre inferiore a un terzo della lunghezza totale. La superficie corporea è coperta di squame cornee, le quali, secondo i casi, si trovano giustapposte o embricate; in corrispondenza del capo esse possono disporsi secondo schemi fissi per ogni specie, assumendo spesso dimensioni notevoli (si parla allora di scudi). Le squame sono rivestite da un sottile strato protettivo epidermico che viene ricambiato più volte in un anno. Nell'imminenza della muta i Serpenti appaiono torpidi e mostrano una superficie corporea opaca; i colori si rifanno vivaci a muta avvenuta, mentre contemporaneamente l'animale torna a essere attivo e intraprendente. Una squama trasparente (anch'essa sostituita durante la muta) protegge gli occhi dei Serpenti, che sono privi di palpebre e posseggono una pupilla, secondo i casi, rotonda, verticale o anche orizzontale. Molto sviluppato, in questi rettili, è l'olfatto; essi inoltre avvertono le vibrazioni impresse al suolo da un corpo in movimento. Funzioni tattili e olfattive importanti assolve la lingua, la quale, mobilissima, sottile e biforcuta, viene estroflessa a intervalli regolari attraverso un foro che rimane pervio anche quando la bocca viene chiusa. Manca un'apertura auricolare; il gusto sembra essere assente; l'apparato respiratorio consta della trachea, la cui superficie dorsale è talvolta ricca di vasi sanguigni e ha probabilmente funzione di scambio gassoso, e generalmente di un solo polmone (il destro), ma le specie più primitive presentano anche il polmone sinistro, normalmente di dimensioni ridotte; in molte specie la parte posteriore del polmone è membranosa e non ha funzioni respiratorie. Presentano sessi differenziati e sono ovipari od ovovivipari. Il sistema nervoso centrale è poco sviluppato rispetto agli altri Rettili, segno di un livello psichico assai modesto. Ciò rende nel complesso poco interessante il mantenimento in cattività di questi animali avvezzi a trascorrere settimane intere nell'immobilità più completa, divenendo attivi soltanto quando avvertono gli stimoli della fame e della riproduzione. Nei climi temperati cadono in letargo invernale. Assai caratteristico è lo scheletro, comprendente una mobilissima colonna vertebrale formata da centinaia di vertebre (sino a 500) ognuna delle quali (a eccezione delle prime due, dette atlante ed epistrofeo, e di quelle caudali) si articola con due paia di costole. Assente completamente il cinto scapolare, anche il cinto pelvico è per lo più inesistente sebbene in alcune famiglie possa essere ancora presente allo stato rudimentale, traccia della loro origine da rettili di tipo lacertiforme. Nel cranio le cavità temporali si fondono in un'unica fossa priva di limite inferiore. La mandibola, mobilissima, è formata da due rami uniti anteriormente da un legamento elastico e capaci, posteriormente, di discostarsi grandemente dalla scatola cranica alla quale sono articolati. I denti differiscono notevolmente nelle diverse famiglie: generalmente sono piccoli, acuminati e inclinati verso l'indietro; presenti anche sul palatino, sullo pterigoideo e, in qualche caso, sull'intermascellare, sono impiantati direttamente nella compagine dell'osso. Ciò li rende facilmente caduchi, ma questo inconveniente viene superato grazie alla rapida sostituzione da parte di nuovi denti che crescono al posto di quelli perduti. Molti Serpenti sono muniti di ghiandole che elaborano un escreto velenoso, il quale viene inoculato nel corpo della vittima per mezzo di speciali denti scanalati; questi, tranne in pochissimi casi, sono disposti soltanto nella parte superiore della bocca, anteriormente o posteriormente. I Serpenti velenosi si impadroniscono della preda trafiggendola fulmineamente con i denti del veleno e attendendo poi che essa muoia; quelli non velenosi, invece, si avvolgono strettamente intorno alla vittima, stringendola fra tre o quattro spire. La preda viene ingoiata intera, grazie alla grande dilatabilità della bocca, che consente l'introduzione di “bocconi” enormi, e in virtù dell'estrema mobilità e indipendenza delle parti mandibolare e mascellare del cranio, che consentono l'ingestione della preda avanzando e retrocedendo separatamente da ciascun lato. Il cibo dei Serpenti è costituito da invertebrati (vermi e artropodi vari) e da vertebrati di ogni classe, incluse le uova degli uccelli; la dimensione delle prede è in genere correlata alle dimensioni del serpente, e può essere pari, per i Serpenti più grandi, a quella di una piccola antilope. La digestione si prolunga a volte per settimane e comporta la dissoluzione anche dell'apparato scheletrico della vittima; vengono invece rigettati materiali inattaccabili quali i gusci delle uova, mentre peli e penne risultano ancora riconoscibili negli escrementi. I Serpenti comprendono le famiglie Boidi, Pitonidi (da alcuni considerata una sottofamiglia di Boidi), Anilidi, Uropeltidi, Xenopeltidi, Leptotiflopidi, Colubridi, Elapidi, Idrofidi, Viperidi, Acrocordidi, Attrattaspididi, Anomochilidi, Bolieridi, Cilindrofidi, Loxocemidi, Tropidofidi, Anomalepidi, Tiflopidi, per un totale di circa 2930 specie.

Tossicologia

Serpenti velenosi si trovano in ogni continente del globo, ma sono numerosi soprattutto nelle regioni tropicali e subtropicali. La loro pericolosità è variabile, dipendendo non solo dalla tossicità specifica del veleno, ma anche dalla quantità che viene inoculata. Alcuni Serpenti, infatti, inoculano con il morso solo piccole quantità del veleno contenuto nelle ghiandole velenipare. La composizione del veleno dei Serpenti è complessa. In molti casi esso contiene proteine enzimatiche che esercitano effetti tossici su vari organi dei Mammiferi, in particolare su sangue, sistema nervoso, cuore, reni e polmoni. È noto, per esempio., che i Viperidi iniettano veleni coagulanti il fibrinogeno e dotati di azione proteolitica. Una volta in circolo, questi veleni ledono i capillari sanguigni, provocano abbassamento della pressione arteriosa e shockminando inoltre episodi emorragici a livello di tutti gli organi e della cute. Queste alterazioni sono anche determinate dal morso dei crotali, i quali tuttavia elaborano un secondo veleno emolitico e neurotossico, capace di provocare la paralisi dei nervi cranici. Effetti neurotossici esercitano anche i veleni dei cobra, la cui inoculazione nell'uomo determina una sintomatologia spesso culminante in una paralisi respiratoria mortale. I Serpenti europei che possono causare intossicazioni mortali appartengono tutti alla famiglia dei Viperidi. Essi possiedono ghiandole velenipare, con struttura simile a quella delle ghiandole salivari dei Mammiferi, situate a ciascun lato della mascella superiore. Le ghiandole sono provviste di una capsula su cui si inseriscono parzialmente le fibre dei muscoli masticatori. I denti delle vipere si distinguono nettamente da quelli degli altri Serpenti velenosi e non velenosi. Accanto ai denti normali si osservano infatti due “denti del veleno”, lunghi, acutissimi, capaci di produrre ferite profonde 1-2 cm. Essi sono percorsi da un canale collegato con il condotto proveniente dalle ghiandole velenipare. La particolare distribuzione dei piccoli denti non velenosi e di quelli velenosi permette il più delle volte di riconoscere, al solo aspetto della morsicatura, la specie del serpente responsabile. In condizioni di riposo i denti del veleno delle vipere e dei crotali sono ripiegati indietro lungo i lati del palato. Quando invece l'animale si prepara a mordere, i denti si raddrizzano; l'apertura della mascella fa poi contrarre i muscoli che comprimono la ghiandola del veleno, il quale viene espulso, penetrando nella ferita. Il veleno delle vipere è un liquido viscoso, di colore giallo ambrato, con reazione prima acida poi alcalina. La sua inoculazione determina la comparsa di fenomeni tossici locali e generali: tra i primi, l'insorgenza di un dolore acuto e persistente. Le tracce lasciate dai denti in corrispondenza della morsicatura non sono all'inizio sempre bene evidenti. In seguito, tuttavia, per azione del veleno, si forma intorno alle due ferite un'aureola violacea che gradatamente si estende a tutto l'arto colpito, mentre la zona della ferita appare livida. I sintomi generali consistono invece in una sensazione di debolezza e di angoscia, accompagnata da dolori gastrointestinali, vomito, cefalea e dispnea. Il polso diventa debole e frequente mentre il respiro tende prima a rallentare e poi a cessare del tutto. I casi mortali si osservano soprattutto nei bambini, nei vecchi e nei soggetti adulti deboli. La terapia dell'avvelenamento da morso di vipera consiste innanzi tutto nel legare l'arto colpito, un poco al di sopra della morsicatura, con mezzi elastici che devono essere allentati ogni quarto d'ora per un minuto circa. Per limitare il più possibile la circolazione venosa, che porta il veleno verso il cuore, è opportuno raffreddare la parte morsicata. La terapia generale specifica consiste nella somministrazione del siero siero antiofidico, che viene preparato in fiale da 10 ml con siringa pronta per l'uso. L'iniezione deve essere effettuata per via intramuscolare o endovenosa ed è consigliabile iniettare una certa quantità di siero intorno alla sede della morsicatura, alla profondità di 2 cm.

Bibliografia

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