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Shanghai, Grùppo di_

denominazione con la quale viene solitamente designata la corrente più radicale e militante del Partito comunista cinese a cominciare dalla Rivoluzione culturale. Fu a Shanghai, infatti, che dal 1967 prese forma precisa la lotta contro la struttura burocratica del partito, accusato di aver “imboccato la via capitalistica” e di perseguire fini di sviluppo economico a danno del principio del “primato della politica”. Si ebbe così nella città la prima concreta esemplificazione di quelle che dovevano essere le conseguenze istituzionali della Rivoluzione culturale: sostanziale messa in ombra, per alcuni anni, del partito nella grande maggioranza dei suoi quadri; venuta alla ribalta dell'esercito e dei “ribelli rivoluzionari”, espressione dei fermenti di base. Manifestazione emblematica ne fu la “Comune di Shanghai” (4 febbraio 1967) da cui discesero i “comitati di triplice unione”. D'altronde, si può dire che la Rivoluzione culturale avesse preso le mosse, alla fine del 1965, proprio dagli articoli di uno dei personaggi più significativi del gruppo di Shanghai, ossia Yao Wen-yüan. Il gruppo, capeggiato da Chan Ch'un-ch'iao (sindaco di Shanghai, presidente del comitato rivoluzionario locale, vice premier e vicesegretario del Partito comunista cinese) nonché da Wang Hung-wen (vicesegretario del partito) e dal già citato Yao Wen-yüan (critico letterario di Shanghai), comprendeva anche la moglie di Mao, Chiang Ch'ing, costituendo quella che sarà poi denominata la “banda dei quattro”. Quando, verso la fine del decennio, il movimento della Rivoluzione culturale ebbe il suo riflusso, gli uomini più significativi del gruppo non conobbero dapprima l'eclissi che colpì gli elementi più radicali. Ma, all'indomani della morte di Chou En-lai e di Mao Tse-tung (1976), con l'avvento del nuovo indirizzo politico pragmatico del Partito comunista cinese espresso dalla leadership di Teng Hsiao-p'ing e di Hua Kuo-feng, il gruppo è stato dissolto e i suoi capi sono stati sottoposti a processo e condannati.