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Sichem

(ebraico Šēkem, accadico Šakmi), antica città della Palestina, nella Samaria, tra i m. Eval e Gerizim, nei pressi dell'attuale centro giordano di Balata, a E di Nablus. § Antico nome della città di Nablus. Mitico luogo di culto legato alle leggende patriarcali (la quercia di Moreh, il pozzo di Giacobbe, la tomba di Giuseppe vi furono localizzati dalla tradizione), nel sec. XIV a. C. fu centro del regno montano di Lab'āya, in espansione a danno dei vicini. La zona (montana e pastorale) vide un precoce insediamento israelitico, con accordi tra nomadi e sedentari (adombrati nella storia di Dina). Giosuè vi convocò l'assemblea della lega tribale. Divenne poi città di asilo, assegnata ai Leviti. Vi si ebbero i primi tentativi di monarchia israelitica, prima col rifiuto di Gedeone di esser nominato re, poi col tentativo (tragicamente conclusosi) di suo figlio Abimelec. Vi si radunò l'assemblea delle tribù d'Israele che decise la scissione da Giuda e il conferimento della regalità a Geroboamo. Perse importanza politica con la fondazione di Samaria; fu distrutta durante la guerra giudaica.

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