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Sigfrido

personaggio leggendario dell'epopea germanica e nordica. Le sue origini sono incerte: ipotetici i legami con la dinastia merovingica e oscura la derivazione mitica, sono invece molti i motivi fiabeschi che s'innestano sulla sua figura, dalla lotta col drago al tesoro funesto, dai nani al mantello che rende invisibili e al ridestamento della fanciulla dormiente. Gli episodi della giovinezza di Sigfrido sono narrati, pur in versioni differenti, nella più antica tradizione nordica (carmi dell'Edda, Völsungasaga), dove prende il nome di Sigurd, mentre nella Canzone dei Nibelunghi essi rappresentano l'antefatto del poema vero e proprio. Nella prima parte del poema Sigfrido assume pienamente i connotati della figura idealizzata e perfetta dell'eroe germanico libero e sereno, senza paura e senza sospetto, che va incontro, colpevole e incolpevole insieme, al proprio destino di morte. Il personaggio di Sigfrido sopravvisse al declino del poema epico e ispirò nei sec. XVI e XVII diversi Volksbücher (leggende popolari), tra cui Die wunderschöne Historia vom gehörnten Siegfried (1526; La meravigliosa storia di Sigfrido dalla pelle di corno), la tragedia Der hürne Siegfried (1557; Sigfrido dalla pelle di corno) di H. Sachs, e poi L. Tieck, F. de La Motte-Fouqué, F. Hebbel nella trilogia drammatica Die Nibelungen (1862) e soprattutto R. Wagner nella cui tetralogia Sigfrido compare nel Crepuscolo degli dei e nel Sigfrido (prima rappresentazione 1876), opera in tre atti, seconda giornata dell'Anello del Nibelungo. Sigfrido, allevato da Mime (un Nibelungo, fratello di Alberico), dopo la morte della madre Sieglinde uccide Fafner e conquista l'anello e l'elmo magico; supera poi la resistenza di Wotan e il fuoco che circonda la vetta dove dorme Brunilde: l'opera termina con un trionfante duetto d'amore.