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Silìqua

comune in provincia di Cagliari (31 km), 66 m s.m., 190,25 km², 4150 ab. (siliquesi), patrono: san Giorgio (23 aprile).

Centro del Campidano, situato sulla riva sinistra del rio Cixerri; è compreso nel Parco Geominerario della Sardegna. Parte della curatoria di Decimo, compresa nel Giudicato di Cagliari (sec. XI), dopo la divisione del 1258 passò alla famiglia pisana dei Della Gherardesca, che munì il territorio di un castello. Coinvolto, alla fine del sec. XIII, nelle lotte fra Guelfo della Gherardesca e i pisani e, nel sec. XIV, in quelle fra gli Arborensi, gli Aragonesi e i pisani, dopo la conquista aragonese (1410) fu costituito in feudo e appartenne a diverse famiglie. Col passaggio della Sardegna ai Savoia (1720) fu incluso nel Marchesato di Villacidro (1731), feudo dei Bon Crespi di Valdaura fino al 1839, anno dell'abolizione dei feudi.§ Nell'abitato sorgono la parrocchiale di San Giorgio, con quattro cappelle e il presbiterio dell'originaria struttura gotico-catalana, che custodisce un crocifisso ligneo settecentesco e oggetti sacri in argento; la chiesa di Sant'Anna, con la facciata merlata tardogotica, e quella di San Sebastiano, secentesca, con interno a una navata. L'antico edificio del Monte Granatico, ristrutturato, è utilizzato come sala consiliare. Nel territorio si trovano i ruderi del castello di Acquafredda o di Siliqua (appartenuto fino al sec. XIII alla famiglia del conte Ugolino della Gherardesca, ricordato da Dante nella Divina Commedia) e di un villaggio medievale fortificato.§ L'economia si basa su aziende attive nei comparti alimentare (bevande e prodotti da forno), della lavorazione del legno, delle materie plastiche e dei materiali da costruzione; l'agricoltura produce cereali, ortaggi, foraggi e frutta; sono sviluppati, inoltre, la floricoltura, l'allevamento di ovini, caprini e bovini, e il settore terziario.

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