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Sirèna

(greco Seiren-enos, latino Siren-ēnis), mostro della mitologia greca. Concepite come donne-uccello, le Sirene erano localizzate nel mare (l'immagine della donna-pesce si forma nel Medioevo, per influsso di tradizioni germaniche). Le Sirene erano messe in rapporto con le Muse (secondo una tradizione erano figlie di una Musa), per una comune azione nel campo musicale; ma mentre le Muse indicavano gli aspetti positivi dell'arte musicale, le Sirene ne indicavano gli aspetti negativi (canto = incantesimo = alienazione). Come esseri “alienanti” appaiono appunto nell'Odissea e minacciano Ulisse e i suoi compagni, i quali si salvano dal loro canto malefico l'uno facendosi legare e gli altri turandosi le orecchie con cera. La funzione “alienante” spiega la loro localizzazione nel mare, inteso come alterità rispetto alla terra dove si vive la vita normale. Ma la stessa funzione “alienante” recupera le Sirene in senso positivo presso insorgenze mistiche (orfiche) miranti all'alterità in contrapposizione a una normalità terrestre da esse rifiutata. Ciò spiega l'uso delle Sirene nell'iconografia funeraria. § L'iconografia della Sirena risale in Grecia al sec. VIII a. C. Sotto l'influenza orientale essa è raffigurata con corpo di uccello e testa di donna, in qualche caso anche con testa maschile barbata; dal sec. V a. C. ha anche corpo femminile nudo, pur mantenendo ali e artigli. Su monumenti tardoetruschi e romani le Sirene appaiono spesso come donne vestite in atto di suonare strumenti musicali. Nell'arte classica la Sirena rappresenta o un semplice elemento decorativo o una divinità della morte oppure un'incantatrice. § Nel linguaggio comune, fig., donna affascinante e allettatrice: voce di sirena; canto di sirena, soavissimo, che incanta.

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