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Sithole, Ndabaningi

sacerdote e uomo politico dello Zimbabwe (Nyamandlovu 1920-2000). Insegnante, si recò nel 1955 negli Stati Uniti ove studiò teologia e scrisse African Nationalism (Nazionalismo africano) apparso nel 1958, dopo il suo ritorno in Rhodesia (odierno Zimbabwe). Sacerdote della Chiesa congregazionista di Mount Silinda (1958), fu eletto presidente dell'African Teachers Association (1959) e tesoriere del National Democratic Party (1960). Dapprima fondatore e presidente della Zimbabwe African People's Union (1963), fu poi leader della Zimbabwe African National Union, due organizzazioni nazionaliste ostili al regime razzista di Salisbury. Dal 1963 subì numerose condanne per la sua attività politica: nel 1969 gli furono inflitti sei anni di lavori forzati per complotto contro lo stato. Nel 1976 perse la dirigenza della Zimbabwe African National Union e nel 1977 fondò la Zimbabwe African National Union-Sithole. Siglò poi (marzo 1978) insieme a A. T. Muzorewa e J. Chirau un accordo, respinto dagli altri leader nazionalisti R. Mugabe e J. Nkomo, col governo di I. Smith per il passaggio dei poteri alla maggioranza africana. Clamorosamente sconfitto nelle elezioni del 1980, si autoesiliava negli Stati Uniti. Tornava nello Zimbabwe nel 1991 e con l'ex presidente Smith e il vescovo Muzorewa dava vita (luglio 1992) a un fronte unito delle opposizioni. Nel 1995, in qualità di leader del partito ZANU-Ndonga, veniva arrestato con l'accusa di possesso di armi, terrorismo e cospirazione contro la vita del presidente Mugabe. Dopo essersi appellato alla Corte Suprema rigettando ogni accusa il suo caso è stato lasciato in sospeso per l'aggravarsi della sua salute. L'impossibilità di una competizione paritaria con Mugabe lo ha comunque indotto a ritirare la sua candidatura per le elezioni presidenziali del 1996. Si è spento all'età di 80 anni in un'ospedale degli Stati Uniti per problemi di natura cardiaca.

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