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Smith, David

pittore e scultore statunitense (Decatur, Illinois, 1906-New York 1965). Studiò pittura con J. Sloan e J. Matulka all'Art Students League di New York (1926-32). In questo periodo formativo subì l'influsso del surrealismo e di P. Picasso, che lo portò a realizzare, intorno al 1930, alcune opere di concezione astratta introducendo nella sua pittura materiali diversi e dando così vita ai primi assemblage. Da queste esperienze passò alla scultura e fu tra i primi negli USA ad avvalersi delle espressioni di forza suggerite dall'uso dei metalli, forte anche della sua quotidiana esperienza di saldatore e ribattitore meccanico presso officine automobilistiche. L'artista sviluppò quindi una scultura costruita per saldature di materiali nuovi mescolati ad altri di scarto, traendone strutture di proiezioni verticali di pregnante simbolismo tecnologico; i suoi “monumenti moderni” degli anni Cinquanta tendono a un esaltante gigantismo di forme, per lo più impostate su strutture di base in acciaio (Paesaggio del fiume Hudson, 1951, New York, Whitney Museum of American Art). Nel 1962 soggiornò in Italia, a Voltri (Genova), dove eseguì in un'officina del posto una serie di ventitré sculture (Voltri, 1962). Affidando sempre più alla forza espressiva del metallo il significato e il valore dell'operazione artistica ed estetica, realizzò le serie dei Cubi (Cubi XIX, 1961, Londra, Tate Gallery) e dei Cerchi in acciaio inossidabile, approdando nel 1964 alla sconcertante serie di opere Zig, dove il richiamo alla pittura è sottolineato dall'aggressività del colore con cui Smith dipinse le sue strutture metalliche.

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