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Sofonisba

(latino Sophonība), nobile cartaginese, figlia di Asdrubale, moglie di Siface re della Numidia occidentale. Dopo la sconfitta del marito da parte del rivale Massinissa (203 a. C.), che intendeva riacquistare l'usurpato regno paterno, andò sposa al vincitore; questi fu però costretto a consegnarla a Scipione che temeva che ella potesse, nel suo odio contro i Romani, convincere Massinissa ad appoggiare i Cartaginesi. Secondo la tradizione, con evidenti deformazioni e interpretazioni romanzate dei fatti storici, la stessa Sofonisba, pur di non essere considerata preda di guerra, accettò orgogliosamente il veleno portole da Massinissa. § Le vicende di Sofonisba, raccontate da Tito Livio, e la sua leggenda, attestata tra l'altro da affreschi pompeiani, hanno ispirato al Petrarca alcune delle più belle pagine dei Trionfi e dell'Africa. Poi se ne sono impadroniti gli autori di teatro ed è con due opere su Sofonisba che inizia la storia della tragedia “regolare” in Italia e in Francia. La prima e la più famosa (una quantità di edizioni nel sec. XVI e poi gli elogi di A. Pope e Voltaire) è di G. Trissino1524), l'altra di Jean de Mairet (1634). Ma scrissero su Sofonisba anche J. Marston (1606), P. Corneille (1663) e V. Alfieri (1789), mentre tra le numerose opere in musica si ricorda quella (1761) di T. Traetta.

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