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Solženicyn, Aleksandr Isaevič

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Biografia

Scrittore russo (Kislovodsk 1918-Mosca 2008). Laureato in scienze matematiche all'Università di Rostov, partecipò come volontario alla seconda guerra mondiale. Nel 1945 fu arrestato dalla polizia politica e condannato a otto anni di lavori forzati e a tre anni di confino per aver criticato le qualità di stratega di Stalin in alcune lettere a un amico. Venne liberato nel 1956 e l'anno dopo fu completamente riabilitato. Si stabilì allora a Rjazan' e riprese l'insegnamento. Nel 1970 vinse il premio Nobel per la letteratura, ma lo poté ritirare solo dopo l'espulsione dall'URSS, avvenuta nel 1974. In seguito, dopo avere risieduto brevemente in Svizzera, si trasferì negli Stati Uniti dove rimase fino al 1994, anno del suo ritorno in patria. Nel 1995 fu insignito in Italia del premio Brancati.

Opere

Esordì con il lungo racconto Una giornata di Ivan Denisovic (1962), che descrive la vita di un prigioniero politico in un campo di lavoro siberiano. Il libro, subito tradotto in numerose lingue, rese celebre l'autore. Anche le opere successive, Alla stazione di Krečetovka (1963), La casa di Matrëna (1963) e Per il bene della causa (1963), che narrano i destini di semplice gente contadina e che si distinguono per grande maestria formale e profondo umanesimo, innalzando l'autore a erede di F. M. Dostoevskij e di L. N. Tolstoj, ottennero un grande successo in Russia e all'estero ma provocarono forti dissensi da parte del potere politico. Così i romanzi successivi, inediti in URSS, cominciarono a circolare nel samizdat e furono pubblicati in Occidente (anche in lingua russa). Divisione cancro (Milano, 1968) e Il primo cerchio (Francoforte, 1968) trattano i problemi degli intellettuali sovietici contemporanei, mentre Agosto 1914 (Parigi, 1971) è un vasto affresco epico-storico delle vicende dell'esercito russo durante la prima guerra mondiale. “Saggio di inchiesta narrativa” è il sottotitolo del romanzo-documentario Arcipelago Gulag (3 volumi, 1973-78), ambientato nelle carceri, nei campi di lavoro e nei luoghi di confino sovietici, nel quale Solzenicyn, valendosi di testimonianze dirette, ha ribadito la denuncia del terrorismo instaurato dalla polizia segreta e dal potere politico dal 1918 al 1956. Il vitello e la quercia (1975) prosegue su questa strada (del Solzenicyn saggista, molto noto anche in Italia, ricordiamo inoltre Il mestiere dello scrittore, 1979), mentre Lenin a Zurigo (1975) segna un ritorno al romanzo. Interessante anche l'ampia raccolta di scritti polemici Pubblicistica, uscita nel 1981-82 e dedicata essenzialmente al dissenso sovietico. Dall'ampio panorama storico sulla prima guerra mondiale, descritto in La ruota rossa (1971-86), Solzenicyn ha tratto, oltre al già citato Agosto 1914, Ottobre 1916 (1984), Marzo 1917 (1986). Rientrato in Russia dal suo esilio americano dopo il crollo dell'Unione Sovietica, vi ha pubblicato Come ricostruire la nostra Russia (1990), Un minuto al giorno (1992) e La “questione russa” alla fine del secolo XX (1995). Critico anche verso il nuovo establishment, Solzenicyn ha intrapreso un viaggio per tutto il Paese tenendo una serie di conferenze attraverso le quali ha tentato di ridare vitalità alla sua utopica “Grande Madre Russia”. Nel 1995, a Mosca, è stato messo in scena un dramma che aveva ideato 43 anni prima in un campo di lavoro, Il banchetto dei vincitori. Nel 2003 è stato pubblicato il terzo tomo della Storia degli ebrei in Russia, iniziata con il primo tomo nel 2001, che rappresenta un tentativo di distensione rispetto alle polemiche con la comunità ebraica che lo accusava di antisemitismo.

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