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Sonnino, Giórgio Sidney, baróne

uomo politico italiano (Pisa 1847-Roma 1922). Laureato in legge (1865) ed entrato nella diplomazia (1867), fu addetto alle legazioni di Madrid, Vienna, Berlino e Parigi. Abbandonata la carriera (1873), si dedicò a studi di carattere economico e sociale pubblicando, tra l'altro, un lavoro su La Mezzeria in Toscana (1874) e una fondamentale inchiesta sulle condizioni dei contadini meridionali (La Sicilia nel 1876), condotta con L. Franchetti, col quale fondò quindi la Rassegna settimanale (1878-82), dalle cui pagine sostenne la necessità di audaci riforme (come l'introduzione del suffragio universale) per costituire intorno alla classe di governo borghese quel consenso delle masse che considerava indispensabile a una politica intelligentemente conservatrice. Deputato dal 1880 al 1919, fu portato al governo dalle sue notevoli conoscenze in materia di pubblica economia. Ministro delle Finanze (1893-94) e del Tesoro (1894-96) con F. Crispi in un periodo assai critico per l'economia italiana anche per la guerra d'Africa, seppe risanare le condizioni del bilancio con una saggia e articolata politica di risparmio. Capo riconosciuto di una maggioranza parlamentare moderata, non sempre immune da tentazioni autoritarie, durante la crisi di fine secolo vagheggiò il rafforzamento dell'esecutivo e l'instaurazione di una monarchia di tipo tedesco che avesse diritto di iniziativa diretta nelle cose politiche (famoso a questo proposito il suo articolo del 1897 Torniamo allo Statuto). Dopo aver sostenuto attivamente il governo Pelloux mutò però in modo notevole il proprio atteggiamento, tanto che poté in seguito formare un breve governo con l'appoggio di radicali, repubblicani e socialisti nel 1906 e poi ancora nel 1909-10. Ministro degli Esteri dal novembre 1914 al giugno 1919 (governi Salandra, Boselli e Orlando), fu dapprima favorevole a un intervento italiano a fianco degli Imperi Centrali, ma, una volta falliti i tentativi di accordo con l'Austria e la Germania, si decise ad avviare trattative con l'Intesa dalle quali trasse origine il Patto di Londra, le cui clausole sostenne poi sempre anche contro il principio di nazionalità propugnato da T. W. Wilson. Con Orlando partecipò alla conferenza della pace a Parigi, ma a causa della sua scarsa duttilità non seppe difendere adeguatamente gli interessi italiani durante le trattative. Appartatosi dalla vita pubblica dopo la caduta del gabinetto Orlando, fu nominato senatore nel 1920.

Bibliografia

A. Bergamini, Giolitti e Sonnino, in “L'Osservatore politico e letterario”, 7, 1958; F. Manzotti, Bissolati, Salandra, Sonnino, in “Nuova Antologia”, maggio 1963; M. Salvadori, Il mito del buon governo. La questione meridionale da Cavour a Gramsci, Torino, 1963; A. Jannazzo, Sonnino meridionalista, Bari, 1986.

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