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Sorokin, Vladimir Georgievič

scrittore russo (Mosca 1955). Formatosi negli ambienti del concettualismo, ha subito successivamente influenze avanguardiste e surrealiste, grazie ad esperienze compiute al di fuori della narrativa, nell'arte, nella musica e nel cinema. Considerato uno degli autori di punta del genere russo, ha provocato scandalo nel suo Paese per il linguaggio crudo e violento dei romanzi, spesso caratterizzati da vicende dissacranti nei riguardi dei miti dell'Unione Sovietica. Sorokin ha preso di mira anche i nuovi miti generati dalla società capitalista, responsabili di aver aggiunto altre contraddizioni e di aver ulteriormente accelerato il processo di decadenza culturale del Paese. Tra i suoi primi romanzi si ricordano La coda (1985), strutturato sotto forma di dialoghi tra persone in fila davanti ai negozi di Mosca, Un mese a Dachau (1990), Il trentesimo amore di Marina (1993) e Norma (1994). La sua opera più discussa e conosciuta è il romanzo utopistico Lardo azzurro (1998), nel quale la dimensione temporale si alterna continuamente tra un passato staliniano e un futuro apocalittico dove vengono clonati grandi autori come Dostoevskij, Čechov e Nabokov. Sempre di tema utopistico è Ghiaccio (2002), nel quale una società occulta recluta una razza di superuomini sottoponendoli a prove atroci.