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Spavènta, Bertrando

filosofo e storico italiano (Bomba, Chieti, 1817-Napoli 1883). Studiò a Napoli e qui abbracciò in un primo tempo la carriera religiosa. Affrontato lo studio della filosofia tedesca, aprì, insieme col fratello Silvio, una scuola privata con l'intento di favorirne la conoscenza in Italia. Avendo egli aderito – sempre col fratello – alla cospirazione antiborbonica, la scuola filosofica fu chiusa e i due dovettero rifugiarsi a Torino, dove Bertrando lasciò l'abito, pur proseguendo gli studi e l'insegnamento. Fu professore nelle Università di Modena (filosofia del diritto) e di Bologna (storia della filosofia) per ritornare infine, col 1861 e con l'unificazione italiana, all'Università di Napoli, dove insegnò sino alla morte. Spaventa sviluppò un idealismo di pretta marca hegeliana che, pur tra molte unilateralità, ebbe il pregio di dare per la prima volta alla filosofia italiana un respiro veramente europeo. Da un punto di vista idealistico Spaventa tracciò anche una storia della filosofia italiana, da lui intimamente collegata allo svolgersi del pensiero europeo. Nell'idea hegeliana, per Spaventa, all'atto puro del pensare si congiungono il pensiero e l'essere, il soggetto e l'oggetto, in un movimento dialettico in cui essi pure mantengono la loro specificità. Da Spaventa l'idea dell'“atto puro” perviene a G. Gentile e alla sua filosofia “attualista”: la forma più caratteristica assunta in Italia dall'idealismo. Opere: La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea (1908; ripubblicazione dell'opera apparsa con titolo diverso nel 1862), Le prime categorie della logica di Hegel (1864), Principi di filosofia (1867), Esperienza e metafisica: dottrina della cognizione (postumo, 1888).

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