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Stàzio, Pùblio Papìnio

(latino Publíus Papiníus Statíus), poeta epico e lirico latino (Napoli ca. 45-96). Fu educato a Napoli dal padre, poeta e maestro di scuola. Trasferitosi a Roma, visse alla corte di Domiziano e si distinse nelle gare poetiche istituite da Domiziano stesso, non senza adulare spesso, nelle sue composizioni, l'imperatore. Nell'ultima parte della sua vita si ritirò in patria. Il suo ingegno poetico fu notevole e il carattere sereno, amante della tranquillità. È andato perduto un suo libretto teatrale, Agave, mentre ci restano le opere maggiori: la Tebaide, l'Achilleide, le Silvae. Il poema epico Tebaide (12 libri) fu composto in 12 anni e pubblicato verso il 90; descrive la lotta tra i fratelli Eteocle e Polinice, figli di Edipo, per il trono di Tebe, con l'intervento dei loro sostenitori. Ripartito in molti episodi, segue in sostanza il modello dell'Eneide, anche se accentua i toni violenti e abbondano le scene di orrore, in cui eccelle la potenza descrittiva dell'autore: sono celebri in tal senso i passaggi con la morte di Tideo e di Meneceo. L'Achilleide, rimasta incompiuta al II libro per il decesso del poeta, si proponeva di narrare le gesta di Achille, ma non va oltre la parte, non priva di grazia, riguardante la sua educazione a opera del centauro Chirone e tra le figlie del re Licomede. Più riuscite sono senz'altro le poesie occasionali, in cui Stazio si effonde con più immediatezza e si avvantaggia delle sue doti di paesaggista e di verseggiatore. Titolo della raccolta è Silvae, come a dire “materiale grezzo” o “alla rinfusa”. Sono 5 libri, con 32 componimenti complessivi, per lo più in esametri. I temi variano da carmi per nascite e nozze a funerali, feste, descrizioni di edifici, di oggetti d'arte e di animali. Stazio, poeta assai rappresentativo della poesia imperiale sia per il suo gusto del tragico sia per la liricità molle, ebbe grande fama soprattutto nel Medioevo per i poemi, uniche sue composizioni allora conosciute; D. Alighieri lo colloca nel Purgatorio (canti XXI-XXII). Le Silvae non furono riscoperte che in età umanistica, e piacciono ai moderni più delle altre opere del loro autore per l'insieme dei loro valori lirici e di stile.

Bibliografia

R. Argenio, Stazio poeta degli affetti, Modica, 1966; L. Hakangon, Statius Silvae. Critical and Exegetical Remarks, with Some Notes on Thebais, Lund, 1969; A. Traglia, Lezioni su Stazio e la “Tebaide”, Roma, 1974.

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