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Stòria d'Itàlia

opera di F. Guicciardini, in venti libri, pubblicata postuma, parzialmente, nel 1561 e, per intero, nel 1567. Comprende gli eventi che stanno tra la morte di Lorenzo de' Medici(1492) e la morte del papa Clemente VII (1534), di gran parte dei quali l'autore fu testimone e spesso protagonista. Già dal celebre “proemio” la materia dell'opera è sottoposta a due inflessibili leggi, l'instabilità delle cose umane e la sconsiderata politica dei potenti; e tutta l'opera è pervasa da una visione pessimistica e amara della realtà, che non può essere modificata dagli uomini, ma solo studiata nella multiforme e irripetibile varietà delle sue circostanze. Da questa convinzione discendono l'attenzione minuziosa ai particolari, la capacità eccezionale di cogliere le più minute articolazioni degli eventi storici, indagati dall'autore con un paziente e scrupoloso lavoro d'archivio. Temi privilegiati del capolavoro guicciardiniano sono la politica e la guerra: di tono cupo è la rappresentazione dei potenti, volti esclusivamente al loro “particulare”, mentre più ottimistica è la raffigurazione dei condottieri, le cui imprese recano il sigillo di una nobiltà aristocratica ed eroica; e nuda, solenne, è la descrizione delle guerre, che non sono mai, per Guicciardini, dramma o spettacolo, ma fatti incolori, da analizzare con freddezza scientifica. Assente (come del resto in tutta la storiografia rinascimentale) è la dimensione economico-sociale della storia, e assente dalla ribalta politica è il popolo, che Guicciardini considera con fastidio aristocratico. Dietro tanta freddezza cova tuttavia il calore della passione per la storia, per la sua maestà e grandezza; e la consapevolezza dell'alto ufficio dello storico è il sentimento che accende di rapidi bagliori lo stile asciutto e severo della prosa guicciardiniana. Uno stile che a F. De Sanctis parve troppo paludato e retorico, ma che in realtà rispecchia, nell'ampiezza stessa del periodo, la complessità dei fatti osservati.