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Stati Combattènti

(Chan-kuo), nella storia della Cina antica, il periodo che intercorre tra il 481 e il 221 a. C.; è da ricondursi alle lotte incessanti che, nell'ambito del pluralismo feudale esistente, si svilupparono tra i vari stati contendentisi il predominio assoluto su di un territorio tuttavia complessivamente assai più ridotto di quello della Cina attuale. Sulla scena politica dell'epoca, emersi da un processo di concentrazione politica già avviato sul finire del periodo Ch'un Ch'iu (Primavere e Autunni), che aveva portato gli stati più piccoli e più deboli a essere fagocitati da quelli più grandi e potenti, agivano principalmente sette stati feudali: Ch'in; Han; Wei e Chao (successori di Ch'in); Ch'i; Yen; Ch'u. A tale processo di concentrazione politica corrispose il declassamento sociale della nobiltà. Molti dei “filosofi itineranti” venuti alla ribalta in questo periodo di profonda inquietudine e rivolgimenti spirituali, oltre che politici, erano infatti di estrazione nobile e avevano operato le loro scelte di vita col venir meno dei loro feudi. Radicali trasformazioni avvennero in questo periodo nella proprietà della terra: dal progressivo incrinarsi della più antica situazione feudale derivò la proprietà privata, che passò così nelle mani di singole famiglie, e, in relazione al diffondersi dell'economia monetaria, divenne poi oggetto di compravendita o di cessione in affitto o a mezzadria. Naturalmente ne derivò l'accumulazione della proprietà fondiaria nelle mani dei più ricchi. Sostanziali innovazioni furono introdotte nella tecnica di coltivazione del suolo: si affermò l'uso dell'irrigazione artificiale, della concimazione e, conseguenza dell'introduzione sempre più estesa del ferro, l'uso dell'aratro con vomere di metallo. La densità della popolazione andò crescendo. Nelle città le attività artigianali e commerciali attraversarono una fase di sviluppo e di espansione e consentirono l'affermarsi di un certo lusso, che per quanto assai più modesto di quello delle coeve civiltà mediterranee, incappò, tuttavia, nelle censure di molti filosofi dell'epoca. Anche la tecnica militare subì cambiamenti: il carro da guerra fu abbandonato e fu sostituito dal contingente di cavalleria, il cui uso i cinesi avevano appreso venendo a contatto nel nord-ovest con le popolazioni nomadi della steppa. Sconfitti nel giro di un decennio, a partire dal 230 a. C., tutti i rimanenti stati feudali, Ch'in, portatore di una concezione dello stato antitetica a quella feudale (stato legalista, razionale, amministrativamente efficiente), fondò nel 221 a. C. l'Impero cinese che restò fino al 1911 la forma statuale in cui si espresse la Cina.

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