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Suicida

operetta morale egizia, tramandata da un solo papiro risalente ca. al 1800 a. C. L'azione si situa in un periodo intorno al 2200 a. C. e prospetta un dialogo tra un uomo disgustato della vita e il suo duplicato corporeo (“anima” o “ba”). La descrizione dei costumi corrotti e la rievocazione degli antichi sentimenti, uniti a una ricercata forma poetica, lasciano senza parallelo la presente composizione, anche se il tema rientra nella vena pessimistica che è bene documentata in altri testi coevi, come il Canto dell'Arpista e gli Ammonimenti di Ipu.