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Sverdlovsk (provincia)

provincia della Russia centroccidentale, 194.800 km², 4.409.731 ab. (stima 2006), 23 ab./km², capoluogo: Ekaterinburg. Confini: Circondario autonomo dei Hanty-Mansi (NE), Tjumen (E), Kurgan (S), Čeljabinsk (SW), Repubblica dei Baschiri (W), Perm' (W), Circondario autonomo dei Nenec (NW).

Si estende nella Siberia occidentale, su un territorio pianeggiante nella parte orientale e montuoso in quella occidentale, interessata dai rilievi degli Urali Centrali (Konžakovski Kamen, 1569 m); è attraversata dai fiumi Tavda, Tura, Nica, Iset (tributari dell'Ob), Čusovaja e Ufa (tributari del Volga). Vaste foreste coprono i due terzi del territorio. § Le principali risorse economiche sono l'agricoltura (cereali), l'allevamento e, soprattutto, lo sfruttamento del sottosuolo (ferro a Serov, Nižni Tagil e Pervouralsk; rame a Krasnouralsk e Kirovgrad; bauxite a Severouralsk e Kamensk-Uralski; platino e oro nel bacino del fiume Tura; amianto a Bajenovo e Asbest; carbone a Artemovski; materiali da costruzione; nonché importanti giacimenti di petrolio e gas). La provincia ha anche un poderoso apparato industriale, costruito già a partire dagli ultimi decenni dell'impero zarista e poi aumentato a dismisura durante i primi vent'anni dell'URSS; particolarmente importanti sono i settori metallurgico (rame, alluminio), meccanico e siderurgico; le principali aziende sono ubicate nel capoluogo e nelle città di Serov, Pervouralsk, Kamensk-Uralski, Nižni Tagil, Krasnoturinsk, Alapajevsk, Tavda, Asbest, Revda, Irbit e Polevskoj. § Lo sviluppo industriale, demografico e culturale della regione raggiunse l'apice durante la seconda guerra mondiale, quando vi vennero trasferiti fabbriche, centri di ricerca, mezzi di informazione per sottrarli all'avanzata tedesca nella parte occidentale del Paese. Nel primi anni Novanta del Novecento l'oblast’ di Sverdlovsk fu attraversato da tensioni separatiste con il progetto di creare una “Repubblica degli Urali” indipendente da Mosca; anche se poi rientrata, l'idea non è però mai stata del tutto abbandonata e serve periodicamente a rimettere in discussione i criteri di ripartizione fra autorità centrali e regionali della ricchezza prodotta.